Crisi di Governo. Ferro (FI): «Situazione devastante per l’economia»

Dopo il caos suscitato dalle dimissioni di Conte, annunciate ieri in Senato, abbiamo chiesto al Senatore di Forza Italia, Massimo Ferro, di chiarire la posizione del partito riguardo l'attuale crisi di Governo.

massimo-ferro crisi di governo

«Questo Governo finisce qui». Duro ieri l’intervento del premier Giuseppe Conte che, nell’aula del Senato, ha annunciato le dimissioni. E oggi, il “Day After” della crisi di governo, è tutto da scrivere. Tanti sono infatti i punti da chiarire per poter tornare a una parvenza di tranquillità dopo il trambusto di ieri: dalle accuse mosse da Conte nei confronti del ministro dell’Interno Salvini, al presunto “inciucio” tra Pd e M5s per dare all’Italia un governo in grado, se non altro, di affrontare e gestire la tormentata (e tormentosa) legge di bilancio.

Per parlare delle vicende emerse ieri e dei futuri scenari che si potrebbero aprire per l’Italia e gli italiani, abbiamo raggiunto telefonicamente il Senatore di Forza Italia Massimo Ferro, che ha fatto chiarezza sulla posizione del partito in questo momento.

Senatore Ferro, ieri Conte ha annunciato le dimissioni. Come sta vivendo questa crisi di Governo Forza Italia e quale posizione ha assunto il partito?

La posizione di Forza Italia è stata chiara sin da subito, da quando si è manifestata questa crisi, che peraltro era annunciata: si trattava un accordo politico innaturale; prova ne è il fatto che 5 Stelle e Lega hanno dovuto stilare un contratto di governo per sancire cosa fare. Non si era mai vista in Italia una cosa del genere. La posizione di FI è quella che era stata delineata: vogliamo le dimissioni di questo governo innaturale, che non aveva più la maggioranza in Senato, chiediamo che vengano sciolte le Camere e ci siano le elezioni il prima possibile per ridare una maggioranza al Paese. Questo percorso si scontra però contro una situazione delicata e pericolosa dal punto di vista economico: a settembre deve essere impostata la nuova legge di bilancio ed è una legge da 50 miliardi di euro, e un governo tecnico non la può fare.

Qual’è stata, secondo lei, la “goccia che ha fatto traboccare il vaso” e che ha fatto scoppiare la crisi?

Era un rapporto innaturale. Io ho assistito a quotidiani scontri su tutto. Parliamo soprattutto dei no dei 5 Stelle principalmente su due questioni: l’alta velocità e l’autonomia, specialmente richiesta da Veneto e Lombardia. Questi sono i due no che contano. 

E per quanto riguarda la Lega e il suo leader, Matteo Salvini?

Il Presidente Conte mi sembra che abbia aggettivato in maniera chiara e precisa, senza temere di essere frainteso, alcune caratteristiche dell’azione di governo di Salvini. Non eravamo abituati a certe cose: ne abbiamo viste tante, ma queste ci mancavano. E quello che si è visto ieri è stato un bell’incontro di pugilato giocato con la bocca e con le parole. 

Dal punto di vista economico-imprenditoriale, come va ad incidere questa situazione sui mercati?

Questa situazione di incertezza sarà devastante per la nostra economia. Ci sono segnali allarmanti dall’Eurozona, che è ferma. Si è fermata anche la Germania e noi lo eravamo già da molto tempo. Lo dico da imprenditore, sono molto preoccupato di questa situazione. Siamo sull’orlo di una recessione che può essere solo grave. Adesso è il periodo dei  capitani coraggiosi dell’impresa e dell’industria; il coraggio però si sposa con una situazione di chiarezza e tranquillità politica. E ora non c’è né tranquillità, né chiarezza e quindi gli imprenditori stanno fermi.

Salvini ieri ha parlato di un’allenza, un “inciucio” tra 5 Stelle e Pd. Secondo lei è plausibile?

Dipenderà molto dalla posizione nazionale del Pd. Salvini parla di inciucio, Renzi di scelta responsabile. Sono due modi diversi di vedere la stessa cosa. L’intervento di Renzi ieri è stato: «Non possiamo affrontare una finanziaria di lacrime e sangue senza governo o con governo tecnico. Abbiamo bisogno di traguardare questa legge di bilancio». Giustamente Renzi parla di un accordo di programma. Poi, se ci sono le condizioni politiche io non lo so. Però questo ragionamento ha comunque una sua dignitàQualcuno parla anche dei politici “attaccati alle poltrone”. Io parlo per me: a me interessa solo che ci sia una visione, una traccia precisa.

Cosa auspica quindi per il futuro dell’Italia, dopo questa spaccatura?

Con la caduta dei partiti tradizionali, ci vorrebbe un governo di persone per bene, persone illuminate, che per un attimo mettano da parte interessi legittimi dei partiti e guardino al bene e al futuro del nostro Paese. Io non faccio politica richiamando simboli religiosi, pur avendo anche io la mia sensibilità e i miei “credo”. Ma questo è un momento in cui bisognerebbe fermarsi tutti e identificare un percorso. E non mi sembra di vedere nel panorama politico (e ci metto per primo anche il mio partito) persone che hanno grandi visioni o grandi progetti. 

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