Decessi over 85 anni nel Veronese: +40,8% rispetto agli anni scorsi

I dati elaborati dal sindacato dei pensionati della Cgil e dall’Ires mostrano come la pandemia abbia provocato 5.400 vittime in più tra gli over 85 rispetto agli anni precedenti. Nel Veronese l'incremento dei decessi è di +40,8%

I grandi anziani sono le prime vittime della pandemia: in Veneto deceduti 5 mila e 400 over 85 in più rispetto agli anni precedenti (+28,6%). Il record nel Veronese (+40,8%). Sono questi i dati che emergono da un’analisi condotta da Spi Cgil e Ires Veneto in occasione della prima giornata nazionale dei morti per Covid.

In Veneto, nel periodo che va dal 1° marzo al 31 dicembre 2020, sono deceduti circa 5 mila e quattrocento ultra85enni in più rispetto alla media dei tre anni precedenti. Un aumento di quasi il 30% (28,6%), imputabile proprio agli effetti della pandemia che, come detto, ha conseguenze nefaste soprattutto sui grandi anziani. L’indagine, che ha analizzato la mortalità per tutti i comuni veneti, evidenzia in modo chiaro come il Covid colpisca a seconda dell’età. Nella nostra regione, da marzo a dicembre 2020, sono morti 24.282 over 85, contro i 18 mila e 875 dello stesso periodo 2015-2019. Una crescita consistente che si registra in modo meno marcato (anche se comunque rilevante) nella fascia dai 65 ai 74 anni (+12,9 di decessi) e in quella dai 75 agli 84 (+21,4%). A livello provinciale, come noto, il territorio più colpito è stato il Veronese, dove infatti il numero di morti fra i grandi anziani scaligeri si è impennato del 40,8%. A seguire troviamo Vicenza (+33,9%), Venezia (+27,4%), Treviso (24,7%) Padova (+22,1%), Belluno (20,8%) e Rovigo (+20,4%). Analizzando i dati sui singoli comuni, si nota come quelli che ospitano case di riposo registrino in genere numeri di decessi fra i superiori agli altri fra i grandi anziani.

 «L’indagine – spiegano dalla segreteria dello Spi Cgil del Veneto – conferma in pieno le nostre sensazioni. La pandemia ha fatto una vera e propria strage fra i nostri anziani. Persone che qualcuno ha addirittura considerato sacrificabili e che invece, come sappiamo molto bene, sono in gran parte ancora attive e presenti nella nostra comunità e spesso rappresentano la stampella economica per figli e nipoti. Per questo abbiamo contestato l’iniziale piano della regione che ritardava la vaccinazione per i grandi anziani. Fortunatamente grazie alle nostre pressioni la programmazione è stata cambiata. La nostra speranza è che adesso riprenda a pieno ritmo la vaccinazione, dopo il parziale stop di questi giorni, e che si proceda soprattutto con la rapida immunizzazione di tutti i soggetti più fragili, come appunto i grandi anziani».  

Per quanto riguarda gli interventi da mettere in campo nei prossimi mesi per superare la crisi pandemica, il sindacato dei pensionati della Cgil del Veneto sottolinea: «Serve una sanità territoriale attenta ai bisogni di questi soggetti che possiamo definire fragili – proseguono dal sindacato -. Perciò non dobbiamo perdere l’occasione di sfruttare al meglio le risorse del Recovery fund. In Italia gli stanziamenti ammontano a 7,9 miliardi di euro, da investire in 6 anni per la medicina di territorio e per la telemedicina. Lo Spi, assieme agli altri sindacati, si sta confrontando con Enti locali e Ulss per programmare politiche sociosanitarie sempre più vicine al cittadino, puntando appunto a quella medicina di territorio che è ancora deficitaria come dimostrano gli effetti della pandemia».

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