Negrar, arrestati in due per furti in appartamenti

Arrestati due giovani albanesi colpevoli di aver compiuto numerose razzie all’interno di abitazioni private nelle province di Verona, Vicenza e Trento, negli ultimi tre mesi.

I Carabinieri di Negrar di Valpolicella nella giornata di mercoledì 20 gennaio hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso nella stessa giornata dal P.M. della Procura della Repubblica di Verona, Dott.ssa Maria Beatrice Zanotti, a carico di due giovani albanesi sospettati di aver compiuto numerose razzie all’interno di abitazioni private nelle province di Verona, Vicenza e Trento, negli ultimi tre mesi.

Al primo dei due, i Carabinieri di Negrar di Valpolicella sono giunti alla fine di ottobre, analizzando i sistemi di videosorveglianza  del territorio di competenza dai quali era emersa la presenza in zona, quando venivano commessi furti in appartamento, di una utilitaria Peugeot intestata ad una donna albanese con un figlio di 27 anni, S.E., regolare e formalmente residente a Negrar di Valpolicella con la madre, sposato con una connazionale, operaio disoccupato.

Condividendo gli accertamenti preliminari con la Procura della Repubblica, i Carabinieri hanno poi intrapreso una penetrante attività di indagine nei suoi confronti ed hanno individuato un altro cittadino albanese ritenuto suo complice, T.D. di 30 anni, sposato e residente in Albania da dove era giunto dopo l’estate proprio per dedicarsi all’attività illecita.

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Dal mese di novembre, quindi, i militari di Negrar di Valpolicella hanno approfondito le indagini, attraverso prolungati e rischiosi servizi di osservazione e pedinamento, intercettazioni ambientali e rilevazioni gps, che hanno permesso di ricostruire le attività criminose degli albanesi. E’ emerso che i due, che avevano affittato un alloggio nel capoluogo scaligero dove avevano costituito il loro quartier generale, si muovevano quotidianamente fra le province di Verona, Vicenza e Trento, in costante cerca di abitazioni da svaligiare.

L’attività illecita veniva gestita come un’ordinaria attività di lavoro, compiuta spesso in trasferta, che aveva ben determinati orari e precise regole. I due, infatti, si muovevano solo con il calare della sera, dopo le 17.00, e stavano attenti a non sforare gli orari imposti dalle norme di contenimento del contagio da covid 19, rientrando sempre prima delle 22.00. Altra accortezza durante i continui e ripetuti sopralluoghi, era quella di evitare bar gestiti da connazionali per non dover familiarizzare e quindi lasciare traccia del loro passaggio.

I Carabinieri hanno compiutamente ricostruito e contestato ai due indagati ben 21 furti in abitazione, commessi nel periodo fine ottobre 2020 – gennaio 2021, anche se si ritiene che al termine delle indagini potranno essere individuati ulteriori fatti. I due agivano con estrema determinazione e criminale perizia, forzando porte e finestre per guadagnarsi l’accesso alle abitazioni dove constatavano l’assenza dei proprietari, anche per poco tempo.

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Normalmente S.E. si occupava di condurre il mezzo e fornire la copertura all’esterno dell’obiettivo prescelto, mentre T.D. si incaricava dell’accesso, generalmente in solitaria. Durante la razzia, però, i due rimanevano in contatto telefonico sfruttando le più comuni reti social riuscendo ad allontanarsi per tempo ogniqualvolta la situazione diventasse troppo rischiosa.

Il duo asportava contanti, monili in oro, orologi preziosi, occhiali di marca, profumi e borse da donna principalmente, in modo da poter rivendere la refurtiva sul mercato nero, ma mostrava attenzione anche ad oggetti di immediata utilità come un passeggino da portare in Albania per il figlio nascituro di T.D., non asportato solo perché, dopo essere stato spostato per il recupero in un secondo momento, veniva ritrovato dalla proprietaria.

Immediatamente dopo il periodo natalizio i due si erano spostati in Trentino dove avevano preso alloggio in un B&B per delinquere con più comodità quella zona, dalla quale stavano rientrando mercoledì per consentire a T.D. di prendere l’aereo e tornare in Albania. Proprio questa circostanza, captata dalle microspie dei Carabinieri e immediatamente riportata all’A.G., unitamente all’esito delle indagini fino a quel momento condotte, ha indotto la Procura della Repubblica ad emettere il decreti di fermo di indiziato di delitto, per scongiurare il pericolo di fuga dei due, traducendoli in carcere.

I due albanesi sono stati bloccati appena varcato il casello di Verona Nord e sono stati informati del provvedimento emesso a loro carico. Dopo il fermo, sono state svolte le perquisizioni a carico dei due indagati che hanno consentito di recuperare, in macchina e in abitazione, buona parte dei proventi delle razzie, rinvenendo anelli, orologi, occhiali costosi e borse da donna di marche pregiate che ora verranno restituiti ai legittimi proprietari. A S.E. sono stati sequestrati anche mille euro in contanti.

Dell’esecuzione del decreto di fermo, con relativo accompagnamento presso la Casa Circondariale di Verona Montorio, è stata data notizia anche al P.M. di turno presso la Procura della Repubblica di Verona, Dott. Gennaro Ottaviano. Venerdì 22 gennaio si è svolta l’udienza di convalida del fermo all’esito della quale il G.I.P., Dott.ssa Giuliana Franciosi, si è riservata la decisione alla data odierna, convalidando i fermi ed applicando ad entrambi gli indagati la custodia cautelare in carcere.

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