Merce ferma e disdette per i florovivaisti del Veronese

In tutto il territorio calo di ordinativi per i florovivaisti a causa dell’annullamento delle fiere e dei grossi centri di giardinaggio: «Rischiamo di buttare via milioni di piantine» spiega Massimo Fontana, presidente dei florovivaisti di Confagricoltura Verona.

florovivaisti

L’emergenza coronavirus sta mettendo in ginocchio i florovivaisti di tutta la provincia di Verona, che temono di perdere i due mesi di fatturato più importanti dell’anno. Sono infatti numerosi gli ordini disdetti e milioni le piantine da orto e da fiore che rischiano di essere buttate al macero perché i grandi centri di giardinaggio e le fiorerie sono chiuse.

«Con le ultime disposizioni i mercati sono fermi, i centri di giardinaggio sono chiusi nel fine settimana o sono vuoti, molti negozi di fiori hanno abbassato le saracinesche» spiega Massimo Fontana, presidente dei florovivaisti di Confagricoltura Verona e titolare di Fontana L’arte del Verde a San Giorgio in Salici. «Le fiere sono rimandate, gli eventi annullati e si fatica pure con gli allestimenti di interni, perché non ci fanno più entrare».

«Se questo fosse accaduto in novembre avremmo avuto meno danno» spiega Fontana. «Ma siamo quasi in primavera e stiamo già producendo piante di viole, gerani, surfinie, bulbi e poi insalata, verze, coste, erbe aromatiche e tanto altro. Tutta merce che, se nel giro di 15 giorni non viene venduta, è da buttare».

«Abbiamo perso l’8 marzo e perderemo due mesi, compresa la Festa della mamma» continua Fontana. «I due mesi più importanti dell’anno, che costituiscono gran parte del nostro fatturato. C’è gente che ha fatto investimenti importanti, abbiamo centinaia di dipendenti. E se adesso si decreterà la chiusura di tutti i negozi l’annata sarà rovinata».

«Vorremmo che ci considerassero alla stessa stregua degli allevatori e del food» reclama Roberto Tomasin, dei florovivaisti di Confagricoltura Veneto. «Non vendiamo ferro, che può restare fermo per sei mesi, ma materiale deperibile. Siamo anche noi parte del settore primario. È inutile che ci abbiano dato la possibilità di circolare, se i nostri clienti hanno tutti chiuso baracca».

«Ci piacerebbe coinvolgere l’opinione pubblica e i politici, per trovare soluzioni ragionevoli» continua Tomasin. «I Garden sono grandi, spaziosi e con spazi aperti, Noi anche. Si trovino modalità per farci continuare a lavorare, con tutte le precauzioni che vengono messe in atto nei supermercati, altrimenti milioni di euro e centinaia di posti di lavoro andranno in fumo».

«Ci sono grossi problemi anche con l’export – aggiunge il presidente della Federazione nazionale del florovivaismo di Confagricoltura, Francesco Mati – alle frontiere vengono disdetti o rifiutati piante e fiori destinati all’esportazione o messi in quarantena con interpretazioni restrittive di alcune dogane. Il blocco dell’export di prodotti florovivaistici è assurdo e pretestuoso».

«Ci vogliono interventi chiari e rigorosi, a livello europeo ma anche mondiale, per fermare lo sciacallaggio in atto» conclude Mati. «Tutto il Made in Italy, compreso quello florovivaistico, è sotto attacco. I nostri produttori sono ingiustamente minacciati nei loro interessi economici, rischiano il tracollo delle loro imprese e minacciano proteste alle frontiere con la Francia».