Medici e infermieri veronesi a Zaia: «Servono misure severe, siamo al limite»

Non calano in maniera significativa i decessi né i ricoveri ospedalieri e in terapia intensiva, e gli ospedali veronesi sono in difficoltà anche per quanto riguarda l'assistenza dei malati non Covid. La situazione preoccupa i medici e gli infermieri, professionisti tra i più coinvolti nella gestione dell'emergenza. Sono ore decisive per capire quali provvedimenti il…

Non calano in maniera significativa i decessi né i ricoveri ospedalieri e in terapia intensiva, e gli ospedali veronesi sono in difficoltà anche per quanto riguarda l’assistenza dei malati non Covid. La situazione preoccupa i medici e gli infermieri, professionisti tra i più coinvolti nella gestione dell’emergenza.

Sono ore decisive per capire quali provvedimenti il Governo metterà in campo per evitare una terza ondata dell’epidemia, probabile se la “guardia” dovesse calare durante le feste di Natale. Intanto i presidenti dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona, Carlo Rugiu, e dell’Ordine degli Infermieri di Verona, Franco Vallicella, indirizzano una lettera aperta al governatore del Veneto Luca Zaia per lanciare un appello congiunto da parte delle categorie professionali più coinvolte nella gestione dell’emergenza: «È necessario intraprendere delle misure di prevenzione sanitaria attraverso restrizioni più severe di quelle attuali, al fine di riportare l’indice di contagiosità a un livello di maggiore controllo».

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Le singole voci sono diventate un coro, motivato dal fatto che in Veneto e specialmente a Verona non calano in maniera significativa i decessi né i ricoveri ospedalieri e in Terapia intensiva, e gli ospedali sono in difficoltà anche per quanto riguarda l’assistenza dei malati non Covid. Una situazione che preoccupa i medici e gli infermieri veronesi, che lavorano spalla a spalla in prima linea.

«Tutte le strutture ospedaliere di Verona e provincia sono in forte tensione e un ulteriore incremento dei casi diventerebbe insostenibile», scrivono i loro rappresentanti, Rugiu e Vallicella. «Le condizioni di lavoro di medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari si sono fatte sempre più pesanti e il livello di resilienza è arrivato allo stremo. Le continue raccomandazioni ai cittadini di mantenere comportamenti responsabili sono state disattese, col risultato che il numero dei contagi aumenta quotidianamente e così pure il numero dei ricoveri. La Germania e altri Paesi del Nord Europa, con numeri nazionali inferiori ai nostri, si preparano a un lockdown totale, certamente consci dei risvolti economici negativi. Capiamo che il momento è delicato, ma proprio per questo, a nome dei medici e degli infermieri di Verona e provincia, chiediamo di riportare l’indice di contagiosità a un livello di maggiore controllo attraverso un inasprimento delle restrizioni, per garantire la tenuta del Sistema sanitario regionale e degli operatori stessi».

«Siamo a metà dicembre e gli ospedali veronesi e i reparti Covid allestiti ex novo sono saturi», commenta Rugiu. «Si parla di terza ondata, ma la sensazione, avanti di questo passo, è che faticheremo a uscire dalla seconda. Se le raccomandazioni non sortiscono effetto, la Regione deve fare un passo in più per riportare la situazione a livelli di sostenibilità. I medici si domandano: quanti morti dovremo ancora contare? Il Sistema sanitario è al limite, così come quello economico. Condizioni che non devono durare, affinché l’emergenza sanitaria non si trasformi in emergenza umanitaria».

Aggiunge Vallicella: «Gli infermieri sono gli operatori di maggiore prossimità temporale e fisica al malato e lo testimoniano le percentuali di contagio pubblicate recentemente dall’Inail. Al 31 ottobre, tra gli operatori sanitari contagiati in Veneto oltre l’86% sono infermieri. Ora, in particolare, sono molto provati sia sul piano fisico che su quello emotivo, la prima ondata ha lasciato segni profondi e la seconda ne sta lasciando di peggiori. La resilienza che da sempre li caratterizza è messa a dura prova. Senza un aiuto da parte di istituzione e cittadini per contenere la diffusione del contagio e la conseguente necessità di cure e di assistenza, il rischio di non riuscire a dare risposte diventa concreto».

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