Maria Fiore Adami: «La mia missione, in politica e nella vita, è il sociale»

La consigliera di Fratelli d'Italia Maria Fiore Adami ricorda il suo impegno, prima in circoscrizione, poi a Palazzo Barbieri, in particolare nei confronti dei temi che riguardano le fragilità e per persone svantaggiate. Una sensibilità condivisa per alcuni anni anche col compianto senatore Stefano Bertacco, di cui Adami conserva un ricordo speciale. L'intervista a Radio Adige Tv.

Maria Fiore Adami
Maria Fiore Adami

Nuovo appuntamento dedicato alle elezioni amministrative del 12 giugno 2022 nel Comune di Verona. Verona Network sta intervistando nei propri studi diversi candidati, consiglieri comunali e assessori uscenti. Oggi è il turno di Maria Fiore Adami, consigliera comunale di Fratelli d’Italia.

Partiamo dell’origine dell’impegno politico di Maria Fiore Adami, qualcosa fece già ai tempi dell’Università.

Un po’ di anni fa, quando era una giovane studentessa di giurisprudenza a Padova, avevo approcciato il mondo politico, dando il mio tempo a questa passione, sempre nell’ambito del centrodestra, in cui ancora oggi milito. Poi però è stato un momento che relegato ai ricordi dell’università.

Fu un primo approccio, però, qualcosa che poi si ripresentò più tardi. Siamo nel 2012 circa, quando per l’allora lista Tosi entrò di fatto in politica, avvicinandosi in particolare alla figura di Stefano Casali.

Stefano Casali è, diciamo, il mio mentore politico. Stefano è un avvocato e mio marito lavora in carcere a Verona, quindi si sono conosciuti. Stefano ha chiesto del nostro interesse in questo ambito. Ne abbiamo parlato e infine ho deciso di candidarmi in Settima Circoscrizione, dove vivo.

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Nel 2014 nasce Verona Domani, dove il passaggio fu naturale.

È stato un approdo naturale. Anche perché, devo dire, sia Stefano Casali che Matteo Gasparato di politica ne sanno e sicuramente sono state due guide, due mentori di grande valore.

Tra l’altro, in Settima Circoscrizione furono anni in cui ci si mise molto alla prova. Cadde il consiglio, ci fu una rielezione e per ben due volte Maria Fiore Adami è stata eletta.

Devo dire la verità, ero una neofita della politica. Ho calcato quel palcoscenico per la prima volta. Poi, appunto, gli accordi non si sono trovati ed è caduto di nuovo il consiglio della Settima. Siamo andati ad elezioni e sono stata rieletta. Evidentemente le persone mi hanno voluto bene e mi hanno confermato, seppur nello stesso mandato.

L’elezione può essere una soddisfazione, ma sicuramente la rielezione è una conferma. Quindi penso che fosse ancora più apprezzato.

Assolutamente sì. Perché poi, ripeto, ero nuova nel mondo della politica. Mi approcciavo con tutto il carico di idealismo che io mi porto dentro nonostante l’età. Nella seconda elezione ho avuto più numeri rispetto alla prima. Questo mi è stato veramente di conforto e sicuramente di aiuto poi a portare avanti il mio mandato.

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E già allora, però, ai tempi della circoscrizione si occupava di sociale. Un tema che ha portato avanti poi anche nel 2017, quando si candidò al consiglio comunale, e ce la fece.

L’unica cosa che mi ha spinto in politica è occuparmi delle politiche sociali, quindi della fragilità, del disagio e cercare di dare risposte concrete. Perché oggi credo che questo serva, il disagio non è una cosa che appartiene solo ad alcuni. Lo abbiamo visto anche negli ultimi tempi, può appartenere a molti. Stata presidente della commissione Sociale sia in circoscrizione, sia in Comune, prima di diventare capogruppo in consiglio comunale.

L’entrata a Palazzo Barbieri? Si ricorda la prima volta?

Io mi definisco una persona semplice, sono una persona del mondo sociale e quindi ho un grande senso dell’istituzione. Mi ricordo che quella sera mi ero preparata come se dovesse andare alla prima comunione. Una cosa un po’ ideale, ma che fa ben capire come mi sentivo. Stiamo parlando di una delle città più importanti d’Italia e quindi ero molto emozionata e sicuramente fiera di me, e grata a tutte le persone che mi avevano permesso di essere lì assolutamente.

In questi cinque anni tante iniziative per il sociale, grazie anche alla vicinanza alla conoscenza politica, ma anche personale, con il compianto senatore Bertacco. Figura al quale lei è sempre stata molto legata e che ha rappresentato per lei un punto di riferimento.

Assolutamente sì. Diciamo che avevamo lo stesso modo di approcciarci a sociale. Una persona che prima di essere un ruolo, aveva una grande umanità, una grande umiltà. Come ha detto Giorgia Meloni, è stato l’ultimo fra gli ultimi, primo fra i primi. È stata una grande mancanza umana e anche politica.

Anche da quella conoscenza, fu naturale il passaggio a Fratelli d’Italia, da parte sua.

In realtà già dai tempi dell’università a Padova militavo in quell’area. Devo dire che sicuramente l’assessore Bertacco mi ha portato a questo approdo naturale, ma anche e soprattutto la figura di Giorgia Meloni, in cui riconosco molte qualità, da donna. Vedo questa donna capace, una donna che si prepara, che studia e che comunque non molla di un centimetro, bella tosta. Credo che la politica sia un ambiente dove le donne devono avere una voce, e la sua è una voce autorevole. Questo mi gratifica anche come donna.

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Sono stati cinque anni di amministrazione particolarmente pesanti. L’emergenza cosiddetta in primis, soprattutto pensando all’ambito di cui si è occupata, il sociale. Il Covid ha messo in luce delle fragilità che prima magari già c’erano, ma sembrava che non esistessero. In realtà esistono, anche nella nostra città, una città ricca.

Verona si ammanta un po’ di opulenza, di questo essere borghese. Se ci pensiamo, in realtà, due anni di pandemia hanno portato ai servizi sociali famiglie che erano del tutto sconosciuta. Questo vuol dire che c’è una povertà latente anche in una città come la nostra, che non può essere ignorata. Non possiamo ignorare queste persone che vivono al limite della povertà. In questi cinque anni sono stata portata a sentire questa esigenza, a trovare una soluzione concreta. E per questo sono orgogliosa di quello che ho fatto e di quello che spero potrò continuare a fare.

Ed è questo, appunto, quello che la motiva a pensare di riproporsi poi il 12 giugno? Ovvero occuparsi di questi ambiti, del sociale, delle persone che hanno delle difficoltà. La sente come una missione?

Sì, diciamo che la sento come una missione. Dico sempre che voglio essere la voce delle persone umili, delle persone che magari non hanno quei rapporti, quelle relazioni per arrivare. Credo che questo sia il mio mandato, poiché ogni consigliere deve prendere le istanze che vengono dalla città e cercare una soluzione concreta. Abbiamo tanto da lavorare, c’è tanto da fare e in questi anni sono stati, come detto, anni difficili per la pandemia. Però, insomma, credo che abbiamo lavorato bene.

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Fra le soddisfazioni che ha avuto in questi cinque anni a livello politico-amministrativo io ricordo per esempio Verona Blu. Non so se ce ne sono altre o se quella è stato veramente l’apice.

Il merito mio è quello di aver fatto una proposta di delibera di cui sono la prima firmataria. In realtà io credo molto nel lavoro di squadra. Infatti con l’assessore Bertacco lavoravamo in squadra, l’iniziativa nasce sotto il suo assessorato e soprattutto in collaborazione con la consigliera Bocchi.

Mi sento di dire anche che Verona pullula di associazioni che spesso riescono a mettere la toppa dove non arriva l’istituzione. Bisogna sostenerle. Dagli anziani, alle famiglie, alle baby gang. Abbiamo parlato con tanti e abbiamo cercato di utilizzare un metodo di lavoro, cioè di chiamare degli esperti, la cui competenza venisse a supporto dell’istituzione, per poi agire.

Io credo che questo sia il metodo della delega dell’amministrazione Sboarina, di fare della competenza un valore assoluto e di non approcciarsi così in maniera approssimativa. Perché tante sono le difficoltà. E solo con un approccio studiato forse si riesce a trovare una soluzione.

Chiudiamo dicendo che questo quinquennio le ha portato anche un risultato personale importante, che ha vissuto con una gioia incredibile. Una laurea in età adulta, che ha portato tanto orgoglio e riguarda quel filone di cui si sta occupando.

Ognuno di noi è figlio della propria storia. Nei tempi giovanili non sono riuscita a concludere la laurea e nel 2019 finalmente mi sono laureata con una tesi per lo più fatta all’interno dei servizi sociali, sugli strumenti di conciliazione nel Comune di Verona. È stato un percorso bello e soprattutto spero di essere l’esempio che non si deve mai smettere di studiare, di informarsi e di essere curiosi. Perché la curiosità veramente è ciò che ti spinge a vivere, in fondo.

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