Mafia a Verona, il Comune di Verona invoca la DIA

Redazione

| 27/06/2025
La 5ª Commissione comunale ha analizzato la presenza mafiosa sul territorio. Verona è al primo posto in Veneto per operazioni sospette e conta 113 beni confiscati legati alla ’ndrangheta.

La 5ª Commissione consiliare, presieduta da Chiara Stella, ha dedicato la seduta di ieri all’analisi della presenza mafiosa nell’economia provinciale, con gli interventi di Cosimo Mancini, vice questore della DIA di Padova, e di Pier Paolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico.

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Mancini ha illustrato la Relazione semestrale della DIA al Parlamento (1° e 2° semestre 2024), ricordando che «il Veneto è considerato un’area molto attrattiva per la sua vivacità economica». In provincia di Verona risultano 113 beni e 8 aziende confiscate, distribuiti in 17 Comuni. «Negli ultimi anni la conoscenza del fenomeno ha fatto un deciso passo in avanti con due indagini, entrambe facenti riferimento al territorio veronese. Una, condotta dalla Polizia di Stato, chiamata Isola Scaligera, e un’altra condotta dai Carabinieri, Taurus. Esse hanno colpito espressioni locali della ’ndrangheta. Queste operazioni sono state estremamente significative perché sono state tutte confermate anche in sede di Cassazione. La sentenza di Cassazione di Taurus cita “L’esistenza di un’associazione ’ndranghetista operante tra Verona e provincia da decenni, diretta affiliazione della ’ndrangheta di Reggio Calabria”. Secondo quanto accertato dal giudizio di merito, l’associazione veronese vedeva la coesistenza di famiglie di ’ndrangheta, già tutte storiche nelle zone limitrofe a Reggio Calabria, presenti qui sul territorio scaligero. Taluni componenti di dette famiglie si erano spostati dalle terre di origine a metà degli anni ’80».

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La DIA segnala inoltre 2.177 operazioni finanziarie sospette (UIF Banca d’Italia) che collocano Verona al primo posto in Veneto per indicatori di riciclaggio. Negli ultimi tre anni la Prefettura ha emesso oltre 30 interdittive antimafia, colpendo aziende spesso legate alla ’ndrangheta nei settori costruzioni, trasporti, logistica, turismo-ristorazione e intermediazione di manodopera.

«L’amministrazione – ha spiegato Stefania Zivelonghi, assessora alla Sicurezza e alla Legalità – segue con attenzione il tema della criminalità organizzata: dalla promozione della consapevolezza del fenomeno che pervade i nostri territori ad azioni più specifiche come la richiesta di una sede della DDA a Verona, che risale ad un anno fa. Ricordo che a margine della cerimonia di celebrazione del 251esimo anniversario della Guardia di Finanza il colonnello, Italo Savarese, ha tratteggiato un quadro di quelle che sono le infiltrazioni mafiose e le connessioni con l’economia locale. Verona è una città economicamente vivace e dinamica, come riscontrano in molti e questo ci rende orgogliosi, ma non bisogna perdere di vista i risvolti negativi che tutto ciò comporta. Non si può sottovalutare il fenomeno ed è perciò importante presidiare la legalità sul territorio con tutti gli strumenti indispensabili».

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Romani ha ribadito: «A Verona vi è un radicamento almeno trentennale di cosche della ’ndrangheta provenienti dalla provincia di Reggio Calabria e Crotone, come hanno attestato diverse inchieste giudiziarie, e non mancano propaggini di altri gruppi di criminalità organizzata, sia italiana che straniera. Nel veronese si deve prestare molta attenzione ai flussi di capitali che giungono. Oggi le mafie, pur non avendo abbandonato l’esercizio della violenza e dell’intimidazione, operano prevalentemente come imprese e come banche, in modo silente, utilizzando soprattutto la corruzione così da non spaventare nessuno, contrariamente a quello che succederebbe se venisse compiuto uno omicidio o una strage. La scoperta della presenza mafiosa sul territorio scaligero e veneto emerge principalmente da inchieste sui reati fiscali e sui reati collegati al traffico di sostanze stupefacenti».

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