Lupo, Lazzaro: «Bisogna limitare il danno, non la presenza»

Il lupo è tornato a far parlare di sè nelle ultime settimane, creando diversi contrasti e opinioni. A parlarcene è Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

In queste settimane il lupo è tornato a far parlare di sé, anche in territorio veneto e veronese. La fase di monitoraggio è attiva in regione e l’avvistamento di un esemplare nel parco dei Colli Euganei la settimana scorsa ha aperto le discussioni sulla gestione dei lupi. Per parlare di questo è intervenuto Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

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Iniziamo dalla Regione Veneto. Le politiche adottate finora, per gestire i grandi predatori, c come il progetto LifeWolfAlps e i monitoraggi, sono state adeguate?

C’è da dire che non sono adeguate rispetto al fatto che la presenza del lupo, che non possiamo eradicare, non è stata gestita con dovizia negli anni. Il problema permane e aggredisce in particolar modo gli allevatori e i prodotti agricoli del territorio, oltre che il bestiame. Oggi questo sta portando a ragionamenti repressivi, che sono un grande errore. Lo abbiamo visto con la fauna selvatica, come i cinghiali, che nei Colli Euganei sono il problema principale. Il lupo ha tutta un’altra prospettiva, non subisce il rischio di diventare una specie invasiva, come il cinghiale. I cittadini devono capire questo: non si riproduce a velocità così importante, soprattutto il nostro territorio non consente al lupo di svilupparsi con questa importanza. Restano dei branchi isolati, che cambiano territorio costantemente alla ricerca del loro spazio. Cercano zone non umanizzate: il problema è ancora quindi limitato e dobbiamo imparare a gestirlo. 

Una delle ultime notizie sul tema è che sul Piano Nazionale Lupo è stata reintrodotta il capitolo sulla gestione dei lupi confidenti, che comporterebbe l’abbattimento controllato degli esemplari. Cosa ne pensa?

Noi non siamo assolutamente d’accordo con l’abbattimento del lupo. Sono scelte dettate da un’emotività troppo elevata rispetto al danno effettivo che questi animali possono creare. Serve un percorso di accompagnamento molto più serio per gli allevatori, agricoltori e cittadini dei territori nei quali questi esemplari possono circolare e con i quali dobbiamo avere a che fare. Dobbiamo essere educati su come gestire questi animali. Ci sono degli esemplari ma in numero esiguo, si tratta di una presenza del tutto normale nel nostro territorio: non è mai sparito.

È possibile dunque una convivenza pacifica tra uomo e grandi predatori?

La convivenza deve essere raggiunta. Non è semplice: l’errore principale risiede nel non voler affrontare dal punto di vista delle dinamiche naturali quello che è un problema che sta emergendo sempre più, ovvero la paura degli allevatori e agricoltori. I danni vanno sempre a ricadere in quel senso. Il lupo non ha mai dato problemi all’essere umano, non siamo noi la sua preda ma gli animali selvatici e da cortile che possono trovarsi non pronti a essere aggrediti, chiaramente. Questo accade però quando il lupo non trova nel suo territorio prede selvatiche e quindi cerca di raggiungere altre prede. Questo è il problema principale: negli anni non abbiamo mai educato i nostri cittadini a una convivenza con le tecniche oggi a disposizione, come recinti elettrici ma anche altre modalità per mettere al sicuro gli animali e il territorio. Bisogna limitare il danno, non la presenza.