Lago di Garda, acqua davvero pura? Per Legambiente tre punti critici sulla sponda veronese

Acqua del lago di Garda: qual è la situazione? È diventato virale nelle scorse ore il video del sindaco di Brenzone sul Garda Paolo Formaggioni che beve l'acqua del lago. L'obiettivo del sindaco neoeletto era quello di placare le preoccupazioni dopo i casi di gastroenteriti nella vicina Torri del Benaco, che però – appunto –…

Acqua del lago di Garda: qual è la situazione?

È diventato virale nelle scorse ore il video del sindaco di Brenzone sul Garda Paolo Formaggioni che beve l’acqua del lago. L’obiettivo del sindaco neoeletto era quello di placare le preoccupazioni dopo i casi di gastroenteriti nella vicina Torri del Benaco, che però – appunto – non sono legate all’acqua del lago.

Dagli ultimi aggiornamenti sembra si tratti di un problema legato a un malfunzionamento degli impianti idrici che ha permesso la diffusione del Norovirus nell’acquedotto. Sempre a Torri, nelle scorse ore, è stato revocato il divieto di balneazione, tra l’altro.

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Lecita quindi la trovata del sindaco di Brenzone sul caso Norovirus, per segnalare “l’innocenza” del lago. La situazione delle acque del Garda, però, non è rosea. Lo dice il rapporto di Legambiente sulla “Goletta dei laghi 2024“, che individua tre punti inquinati sulla sponda veronese, benché più a sud di Brenzone e Torri.

Sono all’altezza delle foci dei torrenti Marra, Bosca e Rielo, nei comuni di Lazise e Peschiera del Garda. Qui la mappa interattiva.

Lago di Garda siti inquinati - Goletta dei laghi 2024 Legambiente
Lago di Garda siti inquinati – Goletta dei laghi 2024 Legambiente

Secondo Legambiente è necessario investire in progetti utili alla salvaguardia ambientale del lago con una visione unitaria, per rimettere al centro l’ecosistema naturale e la salvaguardia del suolo.

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Il video del sindaco di Brenzone

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Goletta dei laghi 2024

Con la tappa di oggi sul Lago di Garda della campagna nazionale Goletta dei Laghi, si rinnova l’attenzione di Legambiente in difesa delle acque dei bacini lacustri italiani.

Per quanto riguarda la sponda veronese del Garda, dei sei punti oggetto del campionamento e tutti collocati nelle foci di fiumi e torrenti afferenti al bacino del Lago, tre sono risultati con concentrazioni di escherichia coli ed enterococchi intestinali nei limiti di legge (la foce del torrente Gusa, quella del torrente San Severo e quella del Rio Dugale dei Ronchi) mentre altri tre punti, nei torrenti Marra, Bosca e Rielo, sono risultati invece fortemente inquinati.

Tutte le foci monitorate erano risultate nei limiti nel 2022 e nel 2023 mentre nel 2021 la foce del torrente Marra era risultata inquinata e quella del torrente Bosca era risultata fortemente inquinata: fotografie puntuali che dimostrano l’esistenza di potenziali criticità.

«Le piogge di quest’ultimo periodo hanno probabilmente influito sui monitoraggi – commenta Andrea Gentili, vicepresidente del Circolo di Legambiente Verona e del direttivo regionale di Legambiente – ma dobbiamo sempre prendere in considerazione quanto influiscono i cambiamenti climatici in corso, le cui conseguenze si palesano nell’alternanza di periodi siccitosi durante i quali le portate insufficienti non permettono alle acque di arrivare al lago, con altri ad elevata piovosità, che provocano al contrario livelli delle acque così eccessivi da inficiare la funzionalità degli impianti di depurazione e nel contempo rappresentare una dannosa fonte di inquinamento per le acque del lago».

Secondo l’analisi di Legambiente, il sistema di depurazione, infatti, sconta il problema a monte della mancata separazione delle acque bianche da quelle nere, che vengono fatte confluire nell’unico impianto di collettamento. In caso di forti piogge, essendo la portata del collettore insufficiente, l’acqua di pioggia, mista agli scarichi fognari, viene riversata nel lago in profondità per mezzo degli sfioratori. Anche i reflui di origine zootecnica, con le abbondanti piogge possono avere avuto un maggiore effetto dilavamento, ed essere arrivati a lago in abbondanza.

Tra i progetti oggi centrali per il bacino del Garda, c’è sicuramente quello del rifacimento del collettore fognario. Un’opera che Legambiente ha ritenuto fin da subito necessaria, in considerazione anche del fatto che il progetto preliminare prevedeva la posa delle tubature non più sulle spiagge, ma sulla sede stradale. «Purtroppo, nel progetto definitivo si è deciso ancora una volta di scegliere la prevalente e dannosa collocazione sulle rive del Lago» dicono da Legambiente. «Da considerare inoltre che a tutt’oggi solo sulla sponda veneta è stato elaborato e approvato il progetto definitivo, mentre la sponda bresciana è ancora nella fase di studio del progetto di fattibilità preliminare, nonostante le due sponde siano inscindibilmente legate tra loro, dato che anche la raccolta e la depurazione delle acque miste bresciane sono convogliate nell’impianto di depurazione di Peschiera, realizzato unitariamente dai Consorzi veronese e bresciano. Questo vuol dire che l’attuazione del progetto che riguarda la sponda veronese, da poco approvato, continuerà a mantenere in vita anche l’attuale collettore sublacuale; un’opera per la quale era ritenuta fondamentale la dimissione».

«Il lago di Garda costituisce un patrimonio idrico, economico e ambientale fondamentale non solo per la Lombardia o il Veneto ma a livello italiano ed europeo» dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. «Un patrimonio già oggi gravato sia dagli effetti dei cambiamenti climatici sia dalle numerose pressioni antropiche che insistono su di esso dal turismo di massa agli episodi di inquinamento ai prelievi idrici per scopi industriali e agricoli. Le acque e il territorio del lago non conoscono confini amministrativi, regionali o provinciali che siano, per questo anche alla luce dei risultati complessivi dei campionamenti effettuati sulle sponde veneta e lombarda, riteniamo fondamentale una gestione unitaria del Garda, con standard e obiettivi da raggiungere attraverso azioni coordinate: il lago non può essere considerato un collettore di interessi parziali ma va inquadrato come un unico grande ecosistema con piani e progetti che prevedano benefici e ricadute di area vasta».

Altro elemento di criticità lungo le sponde veronesi del Lago di Garda, che Legambiente vuole mettere sotto la lente di ingrandimento, è la ciclopista del Garda, «un progetto noto purtroppo all’opinione pubblica più per la potenziale pericolosità, evidenziata dai continui eventi franosi avvenuti soprattutto nell’alto lago veronese e bresciano e dovuti anche alle forti piogge causate da eventi estremi in costante aumento, che per gli eventuali benefici turistici», è la visione di Legambiente. «Un’opera messa nel mirino anche della Corte dei Conti, che ha recentemente iniziato a verificare i costi del progetto, che prevede la spesa di 8,5 milioni di euro per ogni chilometro realizzato. Un progetto che oggi è osteggiato da un numero sempre maggiore di associazioni, dalla società civile e anche qualche comune gardesano e su cui Legambiente chiede di aprire una riflessione più profonda sul modello di sviluppo adottato fino ad oggi per le sponde del Lago».

«Per il bene del Lago di Garda e delle comunità locali» conclude Raffaello Boni, presidente del Circolo il Tasso Baldo-Garda, «riteniamo necessario ed urgente rimettere al centro l’ecosistema naturale e il suolo: risorse che vanno protette, valorizzate e ripristinate, non distrutte. Per questo chiediamo che tutta la progettazione riguardante il lago di Garda, dal collettore fognario alla ciclovia, sia aggiornata e allineata alla Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, con un occhio attento alla Strategia Regionale che nei prossimi giorni verrà presentata dalla Giunta regionale del Veneto».

Continua Boni: «Inoltre chiediamo di promuovere con la stessa ottica uno studio approfondito sulla fascia perilacuale che ne preveda la parziale rinaturalizzazione. La linea di costa è un fragile ed importante ambiente naturale che si intreccia con l’ecosistema lacustre per formare una complessa rete ecologica. La vegetazione, i sedimenti e i detriti giocano un ruolo fondamentale nei cicli vitali della flora e fauna acquatica e costiera. Rappresentano inoltre un efficace e naturale sistema depurativo, in particolare nei confronti di inquinanti quali fosforo e azoto».

Un cambio di passo per la sponda veronese del Lago di Garda che secondo Legambiente può essere accelerato anche attraverso l’istituzione di un Osservatorio Interregionale per il Garda, che riunisca tutti gli attori del territorio, da quelli istituzionali alle associazioni accreditate, con compiti di tutela dell’ecosistema e di promozione di attività scientifica e di ricerca a supporto dei decisori per la formulazione di proposte idonee alla valorizzazione del territorio gardesano.

Sulla sponda Bresciana, sono ben cinque punti su sei quelli considerati inquinati: foce del canale nei pressi della spiaggia in località Le Rive a Salò, foce del torrente nei pressi del porto a Padenghe sul Garda, foce del Rio Lefà in località Roina a Toscolano Maderno, foce del rio nell’Oasi San Francesco del Garda a Desenzano del Garda e foce del torrente in località Santa Maria di Lugana a Sirmione.

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Analisi sul Garda veneto

Il dettaglio delle analisi microbiologiche effettuato sulle acque del Lago di Garda versante veneto. Il 19 giugno 2024, i volontari e le volontarie di Legambiente hanno campionato 6 punti nelle foci di fiumi o torrenti in provincia di Verona, tutti collocati sulla sponda veneta del lago di Garda. Nello specifico si tratta della foce del torrente Gusa a Garda, la foce del torrente San Severo a Bardolino, la foce del torrente Marra e del torrente Bosca a Lazise, la foce del Rio Dugale dei Ronchi a Castelnuovo del Garda e la foce del torrente Rielo a Peschiera del Garda. Tre foci su sei – torrente Gusa, San Severo e Rio Dugale dei Ronchi – sono risultate con concentrazioni escherichia coli ed enterococchi intestinali nei limiti di legge. Per offrire un paragone con i risultati dei dati monitorati negli anni precedenti, si segnala che le medesime sono risultate a norma anche nei monitoraggi effettuati da Goletta dei Laghi nel 2023 e nel 2022. Le foci rimanenti, ossia quelle dei torrenti Marra, Bosca e Rielo, sono invece risultate fortemente inquinate nel monitoraggio 2024 di Goletta dei Laghi. Si tratta di dati in peggioramento rispetto a quelli raccolti nei monitoraggi 2023 e 2022, che invece mostravano risultati – per tutte e tre le foci – entro i limiti di legge.

Continuando con la panoramica dei dati storici, il monitoraggio 2019 sulle acque della foce del torrente Rielo mostrava risultati a norma. Diversa la performance delle analisi effettuate nel 2021 sulle foci dei torrenti Marna e Bosca, che invece sono risultate rispettivamente “inquinata” e “fortemente inquinata”. Altro elemento da segnalare è che nel corso dei campionamenti effettuati, le volontarie e i volontari non hanno notato nella maggior parte dei punti di prelievo la presenza di cartelli indicanti il divieto di balneazione, una segnaletica che invece è obbligatoria nelle foci e nei tratti non balneabili. Questa tipologia di avviso era presente solo nel punto delle foci dei torrenti Marna e del Rio Dugale dei Ronchi. Un altro aspetto notato da chi ha partecipato alle attività di campionamento, è quello relativo all’abbandono di rifiuti (in particolare mozziconi di sigarette), un fenomeno che purtroppo è stato rilevato in tutti i punti di prelievo.

Analisi sul Garda lombardo

Il dettaglio delle analisi microbiologiche effettuato sulle acque del Lago di Garda versante lombardo. In data 12 giugno 2024, i volontari e le volontarie di Legambiente hanno campionato sei punti sul lago di Garda sponda lombarda. Come nel caso dei campionamenti effettuati sul Garda veneto, anche per questo monitoraggio sono state prese in considerazione sei foci, tutte in provincia di Brescia. Tra tutti i punti campionati, solo uno è risultato entro i limiti di legge per i due parametri escherichia coli ed enterococchi intestinali, nello specifico la foce del torrente Toscolano sul lungo-lago di Toscolano Maderno. Le altre cinque foci sono invece risultate fortemente inquinate: la foce del canale nei pressi della spiaggia in località Le Rive a Salò, la foce del torrente nei pressi del porto a Padenghe sul Garda, la foce del Rio Lefà in località Roina a Toscolano Maderno, la foce del rio nell’Oasi San Francesco del Garda a Desenzano del Garda e la foce del torrente in località Santa Maria di Lugana a Sirmione. É interessante notare come negli anni, tutti questi punti abbiano mostrato criticità. Meritevole di segnalazione è anche il fatto che nel 2023, gli stessi monitoraggi effettuati sulle acque della sponda lombarda del Garda abbiano mostrato risultati differenti: era infatti risultata inquinata solo la foce del rio Lefà, mentre gli altri punti erano caratterizzati da concentrazioni al di sotto dei limiti di legge. Per quanto riguarda la presenza di cartelli di divieto di balneazione, i volontari e le volontarie ne hanno notati in due punti sui sei campionati: foce del canale nei pressi della spiaggia in località Le Rive a Salò e la foce del torrente nei pressi del porto a Padenghe sul Garda.

Goletta dei Laghi

Giunta alla diciannovesima edizione, Goletta dei Laghi è la campagna di Legambiente che monitora lo stato di salute dei bacini lacustri italiani, ne denuncia le criticità e promuove esempi virtuosi di gestione e sostenibilità. Goletta dei Laghi è realizzata con la partnership principale di CONOU, Novamont e la media partnership de La Nuova Ecologia.

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