La statua di Berto Barbarani “protesta” contro il fast food

«Son rabià, fora de testa». La statua del poeta veronese, stamattina, si è svegliata così: con un cartello appeso al collo e una poesia in rima nella quale viene espresso disappunto per l'imminente apertura di un fast food proprio davanti a Berto Barbarani, all'angolo tra Piazza Erbe e via Cappello. La protesta non è nuova: nei giorni scorsi anche diversi esponenti politici si erano detti contrari all'apertura del locale.

Sta prendendo sempre più il largo la polemica relativa alla prossima apertura di un altro fast food della catena americana “KFC” nel cuore di Verona, tra piazza Erbe e via Cappello, nei pressi della statua di Berto Barbarani. Dopo l’attacco dell’ex primo cittadino, Flavio Tosi, che aveva parlato di «oltraggio alla veronesità», e del movimento civico Traguardi che ha portato la protesta sui social, stanotte qualcuno ha pensato di manifestare contro l’apertura del locale con una poesia appesa al collo del celebre cantore Berto Barbarani, dal titolo “El galeto merican“.

Le iniziali dell’autore sono A.G. «per Berto Barbarani» e nella sua invettiva, prettamente in dialetto veronese e in rima, il poeta scaligero parla di una Verona cambiata, anche negli odori (“manca poco che qua svengo per la spusa del galeto”), con un sottile riferimento alla “svendita” della città alle grandi catene americane. La poesia si chiude con un richiamo alla veronesità: «Cari amici veronesi, voria ancora respirar quel profumo de pearà che te parla de onestà».

Stamattina in tanti si sono fermati a leggere il cartello appesa sulla statua, a fotografarlo e sempre più cittadini si chiedono, effettivamente, se aprire una catena di fast food nel cuore pulsante del centro storico, davanti a uno dei simboli della città, sia una buona idea. Di sicuro non lo è per “Berto”.

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Le reazioni di Tosi e Traguardi

«Piazza Erbe va preservata, si eviti l’insediamento di una catena fast food del pollo fritto. Tra l’altro accanto alla statua di Barbarani, il nostro poeta icona della veronesità, sarebbe un oltraggio». A dirlo ieri Flavio Tosi, che aggiunge: «proprio la mia amministrazione con una normativa urbanistica tuttora in vigore si era già adoperata per limitare, nelle cosiddette “aree di rispetto”, l’insediamento di nuove attività di vendita del prodotto fritto in via esclusiva o prevalente. Noi avevamo fissato il limite al 50% della produzione, oggi proponiamo alla maggioranza di integrare quel regolamento in senso ancora più restrittivo».

Tosi afferma inoltre: «In questo periodo di post Covid, Verona deve rifiorire puntando sulle sue eccellenze, sulla sua storicità e tradizione, unite a un’innovazione di qualità. Pur con tutto il rispetto che posso avere per il colosso Kfc e il suo business del pollo fritto, credo che oggi più che mai debba essere tutelata la nostra ristorazione».

Sul tema si sono espressi anche gli esponenti di Traguardi, il presidente Pietro Trincanato e il consigliere comunale Tommaso Ferrari: «Da anni si blatera della vocazione turistica “di alto profilo” di Verona, prima puntando il dito sui negozi di cibo etnico e poi sostenendo la necessità di dotare il centro storico di un hotel 5 stelle superior a uso e consumo di una clientela extra lusso. Va da sé che ai proclami dovrebbero seguire le azioni, fra le quali una attenta pianificazione dell’offerta e dei servizi dedicati in massima parte, ma non solo, ai turisti».

«Con tutto il rispetto per ogni attività economica, ma non ci stupisce la notizia dell’apertura dell’ennesimo esercizio da “mordi e fuggi” nel cuore della città antica. Questo fatto ci riporta con i piedi per terra, ossia al declino qualitativo che è ormai sotto gli occhi di tutti ed è testimoniato anche dal fatto che non si riesca (o non si voglia) arrivare a una soluzione per ridare un minimo di dignità a uno dei biglietti da visita del centro, cioè il Cortile di Giulietta».

«Siamo dell’idea che tra i vari compiti dell’Amministrazione comunale ci sia anche quello di valorizzare concretamente l’identità di Verona come città d’arte, promuovendo azioni di rilancio a partire dall’agevolare l’apertura di attività che siano in linea con l’attitudine al bello della nostra città. Serve a poco complimentarsi con se stessi per avere tra le mani “la città più bella del mondo”, se non si investe seriamente su un’offerta e una programmazione di qualità» concludono da Traguardi.

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