Italia seconda in Europa per vaccinati, ma mancano siringhe e personale

C'è soddisfazione da parte del commissario Arcuri per il numero di vaccini somministrati in Italia: oltre 84mila. Ma a rallentare il lavoro sono diversi fattori: la mancanza di siringhe e di personale, così come la carenza di dosi annunciata da BioNTech.

Sono 84.027 le persone vaccinate contro il coronavirus in Italia, secondo l’ultimo dato disponibile sul portale online del commissario straordinario per l’emergenza. In testa per numero di somministrazioni il Lazio, con 16.366 vaccinazioni (il 35,7% delle dosi disponibili). Subito dietro il Piemonte (9.478 – 23,2%), la Toscana (6.824 – 24,4%) e la Campania (6.671 – 19,7). Molto indietro la Lombardia (2.446 – 3%).

L’Italia è seconda in Europa, dopo la Germania, per numero di vaccinati. È quanto fanno sapere gli uffici del Commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri.

Eppure sono diverse le carenze che stanno rallentano la somministrazione del vaccino: mancherebbero infatti personale sanitario e siringhe. Nei primi tre giorni sono state somministrate oltre 52mila dosi, poco più di una su dieci delle 469.950 fiale Pfizer-Biontech già consegnate. All’estero si prosegue a ritmo decisamente più elevato: tralasciando Israele, che ha vaccinato oltre l’11% della popolazione, dall’Inghilterra alla Germania, passando per Polonia e Croazia, molti stanno facendo meglio dell’Italia, che finora ha coperto lo 0,08% dei cittadini (ma va tenuto conto che al momento il vaccino non è previsto sotto i 16 anni).

«Occorre una poderosa accelerazione – avverte la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa – le regioni devono mettersi a correre: nessuna dose utilizzabile può attendere di essere usata anche solo per qualche ora. Usiamo anche le ore serali ma corriamo. Presto arriverà anche Moderna».

«Il ritmo a cui il vaccino viene somministrato in questi primi giorni è davvero preoccupante», denuncia Italia Viva. In Lombardia i partiti di opposizione, Pd e M5S, attaccano la giunta Fontana parlando di «confronto disarmante con altre Regioni». «Polemiche pretestuose», è la replica dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, e Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, predica pazienza: «Mi metterei a guardare tra qualche giorno e qualche settimana, non minuto per minuto».

Cosa manca?

Dai racconti di chi si occupa della campagna vaccinale sui territori, però, emergono chiaramente le ragioni di questa partenza a rilento. Innanzitutto ci sono problemi nel reclutamento di dottori e infermieri: in diversi punti vaccinali il personale, anche alle prese con l’attività legata ai tamponi, è pronto a fare i doppi turni mentre in altri è stato necessario richiamare medici in pensione o ricorrere a volontari. Le difficoltà principali si verificano dove già prima scarseggiava il personale dedicato alle vaccinazioni tradizionali. L’azienda sanitaria del Molise cerca con urgenza di reclutarlo fra i propri dipendenti. In Calabria e in altre regioni, i medici sono costretti a somministrare le dosi anche fuori dall’orario di lavoro. Un freno, raccontano dalle corsie degli ospedali, sarebbe anche il vincolo di esclusività che impedisce di prestare opera extramoenia. In diverse strutture di Lombardia e Marche non sarebbero invece ancora arrivate le siringhe di precisione e si è ricorso in alcuni casi alle scorte degli stessi ospedali. C’è poi il fattore ferie del personale, motivo per cui in alcune strutture della Sardegna le vaccinazioni della ‘fase 1’, partiranno il 7 gennaio. Finora quasi 46mila vaccini sono andati agli operatori sanitari, categoria in cima alle priorità anche nel piano della Città del Vaticano, prima di forze dell’ordine, anziani e addetti dei Musei vaticani: la campagna inizierà a metà gennaio, con le dosi Pfizer in arrivo che dovrebbero bastare a immunizzare lo Stato più piccolo del mondo.

E le dosi dei vaccini?

Il capo della BioNTech, Uğur Şhin, ha avvertito che se altri vaccini contro il coronavirus non saranno approvati subito in Europa la sua azienda da sola non riuscirà a coprire il fabbisogno. «La situazione non è buona. Si è creato un gap perchè non sono stati approvati altri vaccini e noi dobbiamo coprire il buco con i nostri», ha spiegato in un’intervista al settimanale tedesco Spiegel.

Il ministro della salute tedesco, Jens Spahn, ha esortato l’Ema ad approvare rapidamente anche il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e da AstraZeneca ma i tempi per l’approvazione di quest’ultimo restano incerti. (ANSA)