Infermieri sottopagati e a rischio burnout, cosa ne pensi? IL SONDAGGIO
Ricorre oggi, 12 maggio, la Giornata internazionale dell’infermiere: un’occasione per celebrare una figura fondamentale per il comparto sanità ma anche per mettere in risalto le criticità che la categoria sta vivendo negli ultimi anni.
Secondo il Rapporto Sanità CREA 2023, per sviluppare il territorio secondo il PNRR servono tra i 40mila e gli 80mila infermieri, ma la fotografia attuale non è particolarmente rosea: l’attrattività della professione è bassa e sono pochi gli studenti a scegliere questo corso di Laurea, prediligendone altri. Alla base delle motivazioni vi è, secondo la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, la retribuzione insufficiente (il 40% in meno della media europea), oltre ai pochi posti messi a bando nelle università per la laurea in infermieristica, rispetto alla quale l’Italia è nella basse posizioni nella classifica dei Paesi OCSE e uno sviluppo di carriera limitato.
Il coordinatore regionale di Nursing Up, Guerrino Silvestrini, aveva analizzato così la situazione stipendi: «Lo stipendio di dieci anni fa era pari a quello attuale, e questa retribuzione mensile è in gran parte rimpinguata da un carico di lavoro molto cospicuo. Questo disagio è minimamente riconosciuto: questo ha portato a situazioni di stallo stipendiale che ha portato molti colleghi ad abbandonare il settore pubblico o emigrare all’estero. Se nel servizio sanitario ci fosse un adeguamento dello stipendio, credo che molti avrebbero piacere a rimanere nel nostro territorio».
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Ai nostri microfoni, Franco Vallicella, presidente dell’Ordine professionale degli Infermieri aveva affermato, nei mesi scorsi: «È quasi paradossale: il PNRR ha investito molto nelle strutture, ma non c’è sufficiente personale da inserirvi dentro».
A queste parole aveva fatto eco anche Luca Molinari, infermiere e dirigente sindacale di UIL FPL Verona. «Stiamo affrontando alcuni problemi essenziali. Come UIL abbiamo deciso di intervenire drasticamente perché l’azienda ospedaliera funziona quasi come un supermercato aperto 24 ore dove si va a prendere il prodotto. Riporto un esempio: un paziente in neurochirurgia, subito dopo l’intervento ha bisogno di due o tre tac, ma chi c’è a trasportarlo per i vari reparti? Manca questo servizio fondamentale. Non si riesce a convincere la Regione a organizzare la logistica dei trasporti, che sottrae inevitabilmente tempo all’assistenza stessa».
Riguarda l’intervista
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