Indagini e sequestri su Veronafiere? La società smentisce

Veronafiere smentisce quanto riportato da alcune testate, per quanto riguarda il proprio coinvolgimento in un'indagine della Guardia di Finanza per truffa.

Veronafiere

Alcune testate nelle scorse ore hanno indicato in Veronafiere e Unione Italiana Vini le due società indagate dalla Guardia di Finanza di Milano nell’operazione “In vino veritas“, relativa un’ipotesi di truffa aggravata per incassare in modo illecito fondi europei. La notizia del coinvolgimento delle due società è stata data dall’Ansa e da altri giornali.

La società fieristica veronese, però, si dichiara estranea alle indagini: «Con riguardo alle notizie pubblicate oggi in ordine alla pendenza di un’indagine nei confronti di Veronafiere, la Società comunica di non essere destinataria di alcun provvedimento di sequestro e che, per quanto noto, nessun dirigente o dipendente di Veronafiere risulta sottoposto a indagini» dice la nota diffusa nel pomeriggio.

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«Veronafiere confida pertanto nell’operato della Magistratura e nell’accertamento della propria estraneità ad eventuali ipotesi di illeciti nei confronti dell’Unione Europea» conclude il breve comunicato.

Anche Unione Italiana Vini (Uiv), ha diffuso un comunicato: «Unione Italiana Vini (Uiv), informata sugli sviluppi dell’indagine a carico di Unione Italiana Vini Società Cooperativa e dei suoi vertici, anche alla luce del buon operato e della trasparenza da sempre dimostrata, confida in un rapido chiarimento della vicenda ed esprime piena fiducia nella Magistratura, così come nell’operato del management coinvolto».

La stessa Guardia di Finanza, nel proprio comunicato, evidenzia in effetti come si tratti di indagini nella fase preliminare.

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Le indagini della Guardia di Finanza

I finanzieri del Comando Provinciale di Milano, nell’ambito di un’attività di indagine coordinata dalla Procura Europea (EPPO – European Public Prosecutor’s Office) – sede di Milano, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca anche per equivalente di € 2.085.810,96, disposta dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Verona, nei confronti di una azienda leader nel settore vitivinicolo.

Le indagini, che coinvolgono complessivamente 3 persone fisiche e 2 società, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, hanno ad oggetto un’ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di matrice unionale, connesse alla partecipazione ad un bando europeo di cui al Regolamento (UE) n. 1144/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo per la promozione di prodotti agricoli, nel mercato interno e nei Paesi terzi.

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La frode ai danni dell’Unione Europea riguarda l’ottenimento di un finanziamento diretto, pari ad € 5.061.358,20 euro, di cui € 2.085.810,96 già erogati, in due tranche una nel 2018 e una nel 2020, dalla Agenzia Esecutiva dell’Unione Europea per i consumatori, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare (CHAFEA) ed incassati dalla cooperativa, in qualità di beneficiario-coordinator del progetto.

Più nel dettaglio, le indagini hanno evidenziato la presenza di illeciti accordi tra la cooperativa (beneficiariocoordinator) ed il soggetto esecutore del progetto europeo (esecutore-implementing body), tesi a consentire al coordinator di vedersi riconosciuto un ingiusto profitto non contemplato dal progetto il quale, invero, prevedeva che il beneficiario avrebbe sostenuto il 20% dei costi dell’attività oggetto dei sussidi, non maturando quindi alcun guadagno.

Il sistema fraudolento, secondo l’ipotesi investigativa, consisterebbe infatti nella pre-individuazione della società che avrebbe svolto il ruolo di implementing body la quale si sarebbe poi agevolmente aggiudicata la successiva procedura di selezione. Inoltre, le due società hanno anche stipulato un contratto di servizi denominato “Accordo Quadro”, apparentemente indipendente dal progetto ma in realtà destinato a dissimulare la retrocessione al coordinator del progetto, di un importo pari al 35% del costo ammissibile. In tal modo, le due imprese coinvolte nell’indagine avrebbero – secondo l’accusa – indotto in errore la competente Agenzia dell’Unione Europea, circa l’effettiva esistenza di un nesso strutturale e di un conflitto di interessi tra le parti, nonché sulla reale destinazione dei fondi erogati.

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