Indagine AIAF Veneto: «La famiglia sta cambiando»

I figli maggiorenni non più mantenuti all’infinito, l’assegno di divorzio non “pareggia” più i conti economici tra i coniugi e il cognome del papà non è l’unica regola. Le sentenze del 2020 raccolte e spiegate da Aiaf Veneto raccontano come sta cambiando la famiglia.

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Un anno di famiglia in Veneto. È quello che ha messo in luce un anno di lavoro di Aiaf Veneto, l’Associazione degli Avvocati per la Famiglia e i Minori. Associazione che ha raccolto le sentenze più significative dei tribunali veneti e le ha utilizzate per fotografare l’evoluzione della famiglia nell’anno appena passato.

«E’ un lavoro che facciamo ogni anno – spiega la Presidente di Aiaf Veneto Sabrina De Santi – perché il diritto di famiglia è una materia in evoluzione costante e vogliamo così tenere traccia dei cambiamenti, talvolta delle rivoluzioni, che avvengono di anno in anno». E di rivoluzioni ce ne sono state nei mesi trascorsi.

Cambia l’assegno di divorzio

Avvocato Sabrina De Santi, presidente di Aiaf Veneto

Una su tutte riguarda l’assegno di divorzio. Fino a qualche anno fa la sua funzione era legata al mantenimento del tenore di vita goduto durante di matrimonio. Tutto è cambiato con una sentenza delle Sezioni Unite del 2018 cui i Tribunali veneti si sono subito adeguati.

«L’assegno di divorzio – spiega l’avv. De Santi – non ha più la funzione di pareggiare le condizioni economiche degli ex coniugi. Fino al 2018 di norma il Tribunale quantificava l’assegno in modo tale da garantire al coniuge economicamente più debole – più spesso la moglie – uno stile di vita simile a quello avuto nel corso del matrimonio».

Oggi invece non è più così. Facciamo un esempio. Prima e durante il matrimonio la moglie ha sempre fatto l’insegnante e ha mantenuto lo stesso stipendio, teniamo conto di circa 1.500 euro al mese. Possiamo dire che è autosufficiente. Ha cresciuto i figli e badato alla casa ma con l’aiuto di baby sitter e domestici, pagati dal marito, che è un ricco uomo d’affari e percepisce dieci volte tanto. Il Tribunale arriva a riconoscerle un assegno di divorzio di soli 500 euro. Perché, se lo squilibrio economico è così rilevante? Proprio perché la funzione dell’assegno non è più quella di permettere alla moglie di conservare il tenore di vita che le ricchezze del marito le avevano consentito.

Mai più bamboccioni

L’altra rivoluzione riguarda i figli. Mai più “bamboccioni” ma chiamati a finire gli studi in un termine ragionevole e a trovarsi un lavoro. Nello specifico il Tribunale di Rovigo ha revocato l’assegno di mantenimento di 500 euro ad una ragazza di 26 anni che aveva terminato la laurea triennale e lavorava a tempo determinato presso una Onlus.
«E’ da considerarsi – spiega l’avv. De Santi – come una spinta verso la realizzazione dei figli. Un forte richiamo alla loro responsabilità».

Nuovi papà

E di rivoluzione in rivoluzione, cade anche la preferenza verso il cognome paterno. Fino a poco tempo fa funzionava così: il bambino nato fuori dal matrimonio e riconosciuto solo dalla mamma prendeva il cognome materno. Cognome che però veniva sostituito con quello paterno non appena il padre avesse scelto il riconoscimento.

I tempi sono cambiati decisamente. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che il cognome paterno non si sostituisce a quello materno ma si aggiunge come secondo cognome dopo aver verificato che il papà ha una buona relazione con la figlia e gode di buona reputazione. «Un retaggio patriarcale che viene meno» commenta l’avv. De Santi.

Altro cambiamento riguarda la figura dei papà. «Abbiamo notato come venga meno la preferenza accordata alla mamma nell’affidamento dei figli. E come ci siano sempre più papà che se ne vogliono occupare a tempo pieno».

«Il Tribunale è lo specchio della società – conclude De Santi. – Ed è interessante, da osservatori privilegiati quali siamo, intercettarne i cambiamenti. Spesso vere rivoluzioni».