Il test antidroga nelle scuole veronesi fa discutere
Rimane acceso il dibattito sul discusso protocollo per effettuare test antidroga nelle scuole veronesi. In campo, per schierarsi a favore o contro i controlli, è scesa la politica, ma non solo. A partecipare al dibattito anche le associazioni e i docenti.
Secondo quanto annunciato dall’amministrazione, i test dovrebbero essere anonimi e non obbligatori. A essere poco convinti della modalità di verifica è il Pd di Verona: in particolare il consigliere Elisa La Paglia e la deputata Alessia Rotta (che ha inviato un’interrogazione al Miur) sostengono che «i test non garantiscono né l’anonimato né l’adesione su base volontaria. La linea tracciata dal responsabile del progetto dottor Serpelloni è chiarissima: se rifiuta il ragazzo, la famiglia viene informata, se rifiuta anche la famiglia, per Serpelloni è legittimo “farsi una certa idea”. – spiegano le dem – L’anonimato scompare nel momento in cui vengono raccolti nomi e cognomi e catalogati referti. Si tratta, in definitiva, di una inaccettabile invasione di campo nel rapporto tra studenti, scuola e famiglie, perché attacca i principi stessi su cui si fondano gli istituti partecipativi della scuola».
Proprio nel pieno della discussione sui test antidroga nelle scuole, il direttore del Sert Giovanni Serpelloni è stato condannato a sette anni per tentata concussione, per fatti riguardanti forniture informatiche dell’Ulss 20.
A dire il proprio “no” ai test antidroga anche il Coordinamento Scuola Verona, composto da docenti che parlano di «azione repressiva già avviata che individua gli studenti come sospetti e colpevoli e indica la scuola come un luogo dove identificarli e stigmatizzarli. Rifiutiamo l’idea di schedare i nostri studenti in base ai loro comportamenti e alle loro tensioni – si legge nel comunicato. – Rifiutiamo il coinvolgimento dei docenti nei controlli perché, tra l’altro, ciò causerebbe la perdita di quel rapporto di fiducia e rispetto che si instaura tra insegnanti e studenti. Invitiamo tutti i docenti, ma anche genitori e personale ata a vigilare perché ciò sia rispettato e a bocciare l’approvazione di questo tipo di proposte».
Un comunicato congiunto è stato diffuso da “Assemblea 17 dicembre” e firmato da Rifondazione Comunista Verona, Circolo Pink Lgbtqe Verona, Suburban, Potere al Popolo Verona, Paratodos, Verona in Comune, Sinistra in Comune: «La scuola deve rimanere luogo di prevenzione e in nessun caso diventare laboratorio di sperimentazione di politiche repressive su base ideologica».
Nel testo si segnalava inoltre che nulla è accaduto in seguito alla mozione presentata da Verona Domani un anno fa, poi approvata, per «raccogliere, con cadenza annuale, su base volontaria, test antidroga sui componenti di Giunta e Consiglio comunale e regionale, parlamentari veronesi e consiglieri di amministrazione delle partecipate».
«Cattivi maestri dunque – è il commento di Assemblea 17 Dicembre –, che ai roboanti propositi non fanno seguire alcun esempio concreto, e che invece impongono arrogantemente ai più giovani ciò a cui loro stessi si negano, nonostante il ruolo di guida nella conduzione della città lo richiederebbe di più rispetto a quello di studente e studentessa, non gravato di altrettanta responsabilità».
Il sindaco Federico Sboarina ha replicato alle rimostranze di Assemblea 17 Dicembre: «Il consumo di stupefacenti va arginato con tutti i mezzi a disposizione. La repressione è uno strumento, ma non è l’unico. Altri ce ne sono per cercare di frenare un fenomeno che non è ancora un’emergenza sociale ma è in lenta crescita, soprattutto trai giovani studenti, delle superiori ma anche delle medie».
«Come Amministrazione non possiamo far finta che il problema non ci sia o non ci riguardi: negli anni si è abbassata l’età del primo approccio alle sostanze, con ricadute su tutta la comunità. Abbiamo deciso di mettere in campo forze e risorse dedicate esclusivamente ad affrontare questa piaga, perché non può stare con le mani in mano di fronte a numeri preoccupanti».
«Non ci sono solo i controlli a tappeto che gli agenti della Polizia municipale effettuano ogni giorno su tutto il territorio comunale, con l’aiuto dell’unità cinofila di cui per la prima volta si è dotato il Comune» continua Sboarina. «C’è anche il dialogo e la collaborazione tra le istituzioni, per un lavoro di squadra da cui non si può prescindere se si vogliono raggiungere risultati concreti. Sono d’accordo nel realizzare i test, ma non è compito del Comune promuoverli e realizzarli».
«Sul fronte preventivo siamo in contatto con la Comunità di San Patrignano per un percorso di prevenzione delle dipendenze e del disagio giovanile dedicato agli studenti delle superiori. Una novità per il Comune, che ci vede ancora una volta collaborare con l’Ufficio scolastico provinciale, per un coinvolgimento dei giovani attraverso incontri, spettacoli ed esperienze a diretto contatto con chi nel tunnel della droga ci è passato».
«Per quanto riguarda la mozione che impegnava gli amministratori, su base volontaria, a sottoporsi a test antidroga – conclude il primo cittadino –, immediatamente dopo la sua approvazione in Consiglio comunale ho inviato una lettera all’Ulss chiedendo di attivarsi per i controlli. Rimaniamo in attesa di essere convocati e, appena saremo chiamati, ci sottoporremo al test».
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