Il disagio degli asili privati, ma anche dei genitori
Sul nostro quotidiano online avevamo dato voce nella giornata di ieri ai disagi dei gestori degli asili privati. Chiedono un programma biennale di finanziamento, sottolineando che «la cassa integrazione in deroga non è sufficiente». Il rischio che vedono all’orizzonte, in seguito allo stop imposto dai decreti per il contrasto del coronavirus, è la chiusura dell’attività.
Due mamme, utenti di asili privati, dopo aver letto l’articolo hanno voluto esprimere il proprio disappunto nei confronti delle strutture frequentate dai propri figli. Lamentano la mancanza di disponibilità e di comprensione anche da parte delle stesse strutture. Si tratta di due testimonianze personali, che però possono mostrare “l’altro lato della medaglia”: la situazione imposta dalle azioni di contrasto al Covid-19 mette tutti in difficoltà.
«Nonostante più volte abbia chiesto io (e non solo io in qualità di genitore) – ci scrive Anna, nome di fantasia, riferendosi alla proprietaria dell’asilo frequentato dal figlio – come pensasse di comportarsi nei confronti delle famiglie, come venire incontro a noi genitori, la risposta è sempre stata un “puntare i piedi”, a non venire incontro con una parte di rimborsi o ad altre plausibili soluzioni».
«Sebbene comprensibile della presenza di costi fissi, i costi variabili dove sono? – aggiunge Anna – Dal momento in cui l’asilo dovrebbe essere chiuso, le maestre a casa, la mensa chiusa…».
«Da piccola imprenditrice quale anche io sono, capisco perfettamente ogni difficoltà che questo momento delicato ha portato a tutto il paese e, nello specifico, anche a me» afferma Elisa, madre di una bimba di due anni. «Da persona responsabile e, appunto, “imprenditrice” conosco anche i rischi di questo lavoro e scelta di vita: se non avessi voluto correre dei rischi, sarei andata a fare qualcosa con uno stipendio fisso e sicuro».
«Questa premessa per dirvi che non tutti gli asili vengono incontro alle famiglie!» è lo sfogo di Elisa. «Il nido di mia figlia non vuole rimborsare neanche un euro, non ha mostrato nessun tipo di disponibilità nei nostri confronti; anzi, appena noi genitori abbiamo alzato la testa, la responsabile subito ha messo in chiaro che non avrebbe accettato nessuna dilazione sul pagamento e non avrebbe fatto nessuno sconto. Io continuo a pagare perché temo che al rientro in asilo mia figlia venga emarginata o non riceva le cure che merita. Capisco la difficoltà, ma penso sia giusto, etico e doveroso trovare il giusto mezzo tra asilo e famiglia, perché tutti siamo in difficoltà».
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