Giornata della Memoria, Facincani (Pd): «Monito poco ascoltato»
«Il Giorno della Memoria venne istituito dal Parlamento italiano il 20 luglio del 2000, ben 5 anni prima che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite scegliesse, con risoluzione 60/7 del 2005, la stessa data del 27 gennaio per celebrare la liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz in Polonia da parte delle truppe sovietiche».
Con questa premessa Maurizio Facincani, Segretario provinciale Pd Verona, invita a riflettere sull’importanza di questa giornata e di ciò che essa rappresenta. «Il Giorno della Memoria rappresenta un monito contro l’orrore e la barbarie che sotto il regime nazi-fascista in Germania e in Italia, nelle colonie e nei territori occupati hanno raggiunto livelli mai conosciuti prima dalla storia umana. Celebra inoltre il sacrificio delle vittime e di coloro che, mettendo a rischio la propria incolumità, hanno salvato e protetto i perseguitati».
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«E’ proprio in ragione di questa fondamentale distinzione tra vittime e carnefici, tra oppressori e liberatori, che innerva la nostra stessa Costituzione, che sull’argomento non tutte le opinioni possono avere lo stesso diritto di cittadinanza» prosegue. «Ed è grave e inaccettabile che ancora oggi molti esponenti delle istituzioni veronesi e venete, a partire dall’assessore regionale Donazzan e prima ancora esponenti della maggioranza del consiglio comunale di Verona, continuino a giocare con la memoria e a lanciare provocazioni nel tentativo di riabilitare quelle ideologie».
«La pacificazione tanto acclamata dalla destra italiana non può passare da revisionismi o negazionismi. L’unica pacificazione possibile riguarda la condivisione dei valori di libertà e uguaglianza che il nostro ordinamento costruisce sui dettami di antirazzismo e antifascismo» continua Facincani.
«Il clima di intolleranza che oggi pervade sempre più opprimente il nostro Paese e l’Europa presenta preoccupanti similitudini con quello che accadde prima della Shoah. Le immagini e le notizie che arrivano dei campi profughi in Bosnia, al confine Croato e quindi con l’Europa dovrebbero far riflettere» afferma.
«Abbiamo il compito di difendere le diversità e di contrastare il linguaggio dell’odio, la violenza, le minacce, combattendo, senza remore e senza opportunismi, ogni focolaio di odio, di antisemitismo, di razzismo, di negazionismo, ovunque esso si annidi, rifiutando, come ammonisce spesso la senatrice Liliana Segre, l’indifferenza» conclude.
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