Giornata della Memoria, Carmi: «Parlarne sempre perché non capiti mai più»
Domani 27 gennaio ricorrerà la Giornata della Memoria, data in cui nel 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, ricordata tramite seminari incontri ed evento. A causa della pandemia quest’anno gli eventi si svolgeranno online. Per parlare siamo in collegamento con Bruno Carmi, ex presidente della comunità ebraica di Verona.
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«Con la pandemia in corso ci sono proibiti tutti gli incontri che avvenivano con le scuole e con i giovani. Basti pensare al carro in piazza Bra, presentato come un monumento silenzioso senza presidi e spiegazioni. Tante attività si sono svolte online e in rete ma così si perde il contatto e la possibilità di spiegare. Il Giorno della Memoria, ci tengo a dire, non è un giorno per commemorare le vittime della Shoah, di cui personalmente come ebreo mi ricordo tutti i giorni. è un giorno che serve a capire cos’è successo per comprendere le radici del male e perché si sia creato un processo di sterminio in quella che all’epoca era tra le zone più avanzate del mondo, la Germania».
Tante le iniziative in programma sul suolo veronese: «Non saranno in presenza, ci saranno eventi organizzati dal Comune consultabili in rete sul sito del Comune. Un convegno si terrà a livello nazionale sui fascismi di ieri e di oggi, visibile in rete. A Verona ogni anno si svolge una piccola manifestazione davanti a un monumento dedicato a un bambino napoletano, Sergio de Simone. Il soggetto era purtroppo una delle cavie di un collega di Mengele. Tra le tante cattiverie e sadismi del sadismo ci sono stati infatti esperimenti su bambini, De Simone è stato portato ad Amburgo da Auschwitz insieme ad altri bambini, e dopo le torture, sono stati impiccati nello scantinato della scuola. Una maestra di Verona si è emozionata e ha fatto dedicare un parco in via Po, alle Golosine, dove si trova la statua e dove domani con piccole rappresentanze ci troveremo per commemorarlo. Il 28 in università ci sarà un convegno sull’antisemitismo, poi. in Piazza Isolo c’è poi il monumento dedicato alle deportazioni, e domani si svolgeranno omaggi anche in quel luogo».
Conclude con un messaggio importante: «Il problema più grande è che manca il contatto e manca la scuola, il momento formativo più importante per non perdere la storia e la memoria e lavorare sul perché le cose sono successe. Nonostante si parli molto, la realtà è che crescono il negazionismo e il riduzionismo, e allo stesso modo crescono il razzismo e l’antisemitismo. Per questo occorre parlarne sempre, non solo il 27 gennaio. I genocidi avvengono ancora, basti pensare a quello che avviene in Cina in questo momento, nessuno ne parla. Tutto questo. ci deve servire a captare i segnali di quando le cose peggiorano al punto di non ritorno. È difficile comprendere quanto accaduto, ma è necessario, perché può ricapitare. E noi non possiamo illuderci che saremo dalla parte dei vincitori».
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