Fism Verona: «Nidi e scuole dell’infanzia? Siano gratuite per tutti»
«Prima i bambini, gratuità e parità per l’infanzia». E’ il grido lanciato in tutta Italia da Fism, la Federazione italiana scuole materne, che riunisce le scuole dell’infanzia di ispirazione cristiana, attraverso una petizione rivolta a Governo, Parlamento ed Enti locali.
Un appello raccolto anche da Fism Verona (175 scuole dell’infanzia e nidi integrati in territorio scaligero, che accolgono ogni giorno quasi 15mila bambini), che a sua volta invita i veronesi a sottoscriverla sul sito change.org.
«La pesante esperienza della pandemia ha ulteriormente evidenziato le disparità del sostegno economico tra scuole statali e paritarie no profit. Entrambe fanno parte dell’unico Sistema nazionale d’istruzione voluto dalla Legge 62/2000, eppure tutte le famiglie hanno sperimentato l’ingiustizia delle rette da versare anche se l’attività didattica era sospesa, per non compromettere la chiusura delle scuole, spiega Ugo Brentegani, presidente di Fism Verona.

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«Come Fism siamo fortemente impegnati perché venga finalmente attuato il dettato costituzionale e legislativo, eliminando definitivamente l’ingiustizia di trattamento economico che le famiglie che usufruiscono delle scuole paritarie devono subire» aggiunge. La richiesta di Fism a Governo, Parlamento ed Enti locali è dunque un piano di investimenti strutturale e adeguato che, anche nelle applicazioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sostenga il segmento Zero–Sei, oltre a un completamento della Legge 62/2000, per cui l’Italia è fanalino di coda a livello europeo.
«Con la convinzione che sia una risposta necessaria anche come argine alla crisi delle nascite, come sostegno alla genitorialità e alla parità di genere, nel quadro più ampio di un intervento per tutta la scuola italiana. Le scuole in questo modo – conclude Fism nazionale – potrebbero diventare anche «una leva di investimento di grande valore sociale: se adeguatamente finanziate, infatti, sarebbero in grado di raddoppiare la loro offerta di posti, consentendo uno sviluppo dei servizi educativi per i bambini in età zero-tre anni, di cui l’Italia è carente».
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