Fisioterapisti di Verona, le attività restano sospese

La commissione dell'albo dei Fisioterapisti di Verona: «Consentito solo il trattamento dei casi urgenti e improcrastinabili».

presidente fisioterapisti di verona Laura Melotti
La presidente dei Fisioterapisti di Verona Laura Melotti

Le attività degli studi professionali dei fisioterapisti restano sospese fino al 3 maggio, come ha disposto il Dpcm del 10 aprile, o a nuove comunicazioni del Governo, a meno che non si tratti di prestazioni indifferibili, vale a dire della massima urgenza.

È quanto precisa la Commissione di Albo dei fisioterapisti di Verona, che rappresenta circa 800 iscritti e che fa parte dell’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, in riferimento all’emergenza Covid-19, in seguito a tante richieste di parere e alla diffusione di informazioni poco coerenti dopo l’ultimo decreto, in merito alla riapertura di alcune attività produttive.

«Nonostante, secondo il Dpcm del 10 aprile, le attività sanitarie rientrino tra le attività essenziali, il ministero della Salute ha disposto con una circolare del 16 marzo la riprogrammazione delle attività da considerare clinicamente differibili in base alla valutazione del rapporto rischio-beneficio» sottolineano la presidente Laura Melotti, la vicepresidente Clizia Cazzarolli e i membri Laura Avigni, Laura Furri e Andrea Turrina.

«Per questi motivi, a seguito di varie consultazioni con i colleghi delle Commissioni di Albo nazionali, gli organi rappresentativi della professione hanno fortemente raccomandato la sospensione di tutte le attività procrastinabili durante questo periodo di emergenza. Ciò ha comportato la chiusura di gran parte degli studi di fisioterapisti liberi professionisti, oltre che di strutture sanitarie la cui attività ordinaria prevedesse lo svolgimento di prestazioni che non avessero carattere di urgenza. Nel frattempo, i fisioterapisti presenti nelle strutture sanitarie pubbliche sono stati reclutati e assegnati alla gestione delle cure respiratorie dei pazienti affetti da Covid-19 dall’ambito intensivo a sub-intensivo».

Gli ambulatori apriranno, dunque, solo per casi urgenti, come malattie gravi o esiti chirurgici che necessitano di terapie improcrastinabili.

«La nostra decisione è frutto di settimane di consultazioni e deriva da un senso di responsabilità personale e collettiva, che ci induce a rispettare con la massima coscienza i decreti nazionali e regionali. Per quanto riguarda gli interventi non differibili, abbiamo dato ampia comunicazione e diffusione agli iscritti all’albo in merito alle loro modalità di svolgimento, affinché tutti i professionisti fossero dotati delle necessarie misure di protezione individuale e si accertassero delle condizioni cliniche dei pazienti per isolare eventuali soggetti sintomatici e contribuire a interrompere così la catena del contagio».