Finisce nel silos e il collega cade per soccorrerlo, in fin di vita un operaio

Ennesimo incidente sul lavoro. Questa volta è successo alle Cantine Pasqua, dove un operaio è caduto all'interno di un silos. Il collega, per tentare di salvarlo, è scivolato sulle scale esterne e ha battuto la testa. In condizioni disperate l'uomo nel silos, grave l'operaio caduto a terra.

Cantina Pasqua Nicolò Corso

Gravissimo incidente sul lavoro questa mattina, intorno alle 11.30 presso la sede di Cantine Pasqua. Dalle prime frammentarie notizie arrivate dalle forze dell’ordine, sembra che due operai che stavano eseguendo lavori di manutenzione su un silos siano caduti in un silos.

Dalla ricostruzione il primo, di 21 anni, dopo aver inalato i vapori, ha perso i sensi ed è caduto all’interno. Il secondo, di anni 37, nel tentativo di soccorrere il collega, è salito rapidamente le scale esterne per arrivare in vetta ma ha perso l’equilibrio cadendo e sbattendo violentemente la testa a terra. L’uomo caduto nel silos è in fin di vita (le sue funzioni vitali sono seriamente compromesse ma il cuore batte ancora ed è ricoverato in rianimazione) mentre l’altro è stato elitrasportato in ospedale con un grave trauma cranico.

Sul posto i carabinieri di Verona, i vigili del fuoco e lo SPISAL.

L’indignazione dei sindacati

UGL

«Anche oggi due tragici incidenti sul lavoro nel Bresciano e nel Veronese -ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL – Ci troviamo di fronte a una strage continua, inaccettabile per un Paese civile e avanzato come il nostro. In tal senso, urgono interventi immediati al fine di scongiurare simili tragedie. Chiediamo pertanto al Ministro del Lavoro Orlando e al Presidente Draghi di adottare il prima possibile un piano nazionale volto ad intensificare i controlli e la formazione, nonché a rafforzare le misure in materia di sicurezza sul lavoro. Con la manifestazione nazionale ‘Lavorare per vivere’, l’UGL ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica e il Governo sul tragico fenomeno delle cosiddette morti bianche».

CGIL Verona

Anche CGIL è intervenuta sulla vicenda: «Se le prime ricostruzioni sono corrette, come appare anche da alcune testimonianze indirette raccolte, l’infortunio di oggi alle Cantine Pasqua presenta una dinamica sovrapponibile a quella di centinaia di infortuni simili: un operaio che precipita stordito dalle esalazioni emanate dal silos su cui stava operando per operazioni di ordinaria manutenzione, e il collega che si infortuna nel tentativo di soccorrerlo (per fortuna questa volta con conseguenze non immediatamente fatali)» spiegano Maria Pia Mazzasette, Segretaria generale Flai Cgil Verona, e Raffaello Fasoli, Segretario confederale della Camera del Lavoro Cgil Verona.

«Questo vale per le cantine dove le lavorazioni sui silos possono essere mortali; vale per i cantieri edili dove si cade dall’alto, vale nei campi, in agricoltura, dove si continua a morire schiacciati dal trattore. Tutti insieme, sindacati, associazioni datoriali, istituzioni locali, organi di controllo, dobbiamo avere la forza di mettere un punto a queste assurde tragedie che producono vedove, vedovi e orfani. – continuano i segretari CGIL – E la prima cosa da fare è di andare fino in fondo nell’accertamento delle cause: ci sono state carenze nella formazione di questi lavoratori che risultano essere indiretti, esterni all’organico della Cantina? Sono state rispettate le procedure di sicurezza? Erano forse in affanno a causa di ritmi di lavoro troppo elevati o di scadenze troppo ravvicinate? Erano sufficientemente qualificati per questo tipo di mansione? Questi eventi non possono essere classificati come tragiche fatalità perché i rischi sono ben noti in partenza. Chiediamo che queste siano le ultime morti che piangiamo e che si passi a mettere in sicurezza una volta per tutta questo tipologia di operazioni».

CISL Verona

«Ancora un tragico incidente sul posto di lavoro. Inaccettabile, ancora Verona maglia nera. – dice Giampaolo Veghini, segretario di CISL Verona – ci chiediamo: chi c’era nel luogo dove questi due operai intervenivano? Chi sorvegliava perché le operazioni avvenissero rispettando le procedure? Se come sembra dalle prime notizia quei due giovani sono entrati in contatto con la co2 o fossero in assenza di ossigeno, perché non indossavano le maschere e/o gli autorespiratori? Erano stati formati? Qualcuno aveva verificato che l’azienda addetta alla manutenzione operasse secondo standard e professionalità adeguate? Lo ripetiamo, è inaccettabile che a poco più di un mese dall’incontro presso la Prefettura tutto vada nella direzione contraria. La politica disinteressata al mondo del lavoro ed avvolta in una campagna elettorale surreale dove TikTok diventa il metro di misura; gli SPISAL senza personale che permetta finalmente di innalzare quel 5% di controlli che concedono alle aziende di vedersi verificate forse 1 volta ogni vent’anni! È ora di fare i conti con la vita reale delle persone! Basta proclami, servono fatti che vadano nella direzione di rendere obbligatoria nelle scuole, almeno nei professionali e tecnici, la materia della Salute e Sicurezza. Non con piattaforme on line inutili, ma presenza fisica in luoghi di lavoro veri!».

«Basta con i diplomifici! Ammesso che quel giovane fosse stato sottoposto alla formazione obbligatoria è lampante che il sistema non funziona! – continua Veghini – Se vogliamo prendere i dati ad oggi a disposizione, in agricoltura più di 1 azienda su 4 ispezionata dagli organi di vigilanza non rispetta le regole base su Salute e Sicurezza. Servono investimenti, ora. Risorse per incrementare gli organici non solo degli addetti alla vigilanza ma soprattutto per coloro che possono attuare una vera politica di prevenzione! Fatta di formazione “on the job”, presenza costante degli SPISAL nei luoghi di lavoro; devono diventare i PRIMI consulenti delle aziende quando devono fare le valutazioni dei Rischi, applicare le misure di prevenzione e protezione. Oggi sul mercato ci sono studi tecnici che vendono la sicurezza sulla carta! A volte finta, mai misurata sui comportamenti di chi lavora o dell’azienda. Va cambiato il paradigma e copiate le migliori pratiche europee in cui gli SPISAL sono a fianco delle realtà per supportare, sostenere e sanzionare alla fine, dove necessario. Noi non ci fermeremo: la persona va messo al centro! E lo diciamo! C’è troppo silenzio da parte delle Associazioni Datoriali! Il momento è difficile per tutti, ma è ora di finirla con gli alibi! Se non avremo risposte arriveremo a proclamare lo sciopero generale provinciale! Il tempo è finito! La produttività si fa con gli investimenti sul capitale umano! Non sulla pelle delle persone!»

Fai CISL Verona

Conclude Matteo Merlin di Fai CISL Verona: «La sicurezza nei luoghi di lavoro non deve rimanere uno slogan , devono partire azioni concrete. È un bagno di sangue inaccettabile! Vanno rafforzate le ispezioni ed i controlli e realizzato un grande investimento su prevenzione e formazione».

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