Enrico Letta all’Agorà veronese del Pd: «Due mesi per costruire la svolta della città»
Incontro fra Damiano Tommasi ed Enrico Letta in vista delle elezioni di Verona 2022
«Tornerò a Verona. Abbiamo due mesi di tempo per costruire la svolta per la città, per la regione e per l’intero Paese, perché il voto veronese ha un impatto sull’intera vicenda del Nordest». Così il Segretario nazionale del Partito Democratico Enrico Letta ha preso commiato dall’assemblea dell’Agorà Democratica veronese riunita in sessione plenaria ieri all’Hotel Best Western di San Giovanni Lupatoto.
Rivolgendosi al candidato Damiano Tommasi, Letta ha detto: «Sarai il Sindaco della Verona Sostenibile, un città in grado di innovare e di includere, che riconsegnerai alle nuove generazioni meglio di come l’hai trovata».
Letta si è soffermato a lungo a discutere con il candidato sindaco Damiano Tommasi, prima a tu per tu, e poi assieme ai rappresentanti della coalizione e ai segretari Pd provinciale e cittadino di Verona Maurizio Facincani e Luigi Ugoli.
Riprendendo i fili del confronto sulle città sostenibili, oggetto dell’Agorà, Letta ha invitato a non arretrare dalla via della trasformazione ecologica: «La transizione serve proprio a questo: mediare tra la paura della fine del mondo e la paura di non arrivare alla fine mese. Abbiamo la responsabilità di restituire una normalità alle nuove generazioni che tra il Covid e la guerra stanno imparando che la vita è soltanto un passare da una crisi all’altra».
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Il candidato sindaco della coalizione civica di centrosinistra Damiano Tommasi è tornato a ribadire le ragioni che l’hanno spinto ad accettare la sfida veronese: «Verona funziona anche senza mettere la seconda marcia, certo. Se esistesse un indicatore, la nostra città sarebbe al primo posto tra le città italiane e non solo per potenziale inespresso. Verona è una città che non è riuscita a fare squadra, finora si è seduta su se stessa. Ma ora ci sono nuove sfide e abbiamo nuovi progetti. Servono anche ambizione e orgoglio per essere rappresentativi nel mondo».
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Tale potenziale inespresso, che Tommasi spiega, ad esempio, nel bisogno di fare rete con i Comuni contermini e le città limitrofe in un’ottica europea ed internazionale, «è uno dei ‘perché’ che ci hanno spinti a metterci in gioco e a fare squadra. La parte progressista della città ha un vantaggio sulle altre parti: può parlare di sostenibilità e può farlo anche con credibilità. Ci vogliono persone che diano fiducia. Noi non ci siamo messi in gioco per vendere fumo ai veronesi ma per portare allo scoperto l’‘arrosto’, che è molto di più di quanto possiamo immaginare».
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