In questi mesi oltre all’emergenza sanitaria, si è sviluppata anche quella che può essere definita una emergenza psicologica. Tante persone, infatti, hanno sofferto le restrizioni imposte a marzo e molto probabilmente si ripeterà lo stesso copione anche ora, con il nuovo Dpcm che entra in vigore da domani. Tra i disagi più riscontrati, la rabbia e l’ansia, dettate da condizioni che prima di quest’anno non si erano mai verificate. Ne abbiamo parlato con Elisa Bianchi, psicologa e fondatrice dell’Associazione e dello sportello di pronto soccorso psicologico Psico-Go di Verona.

«Il nostro sportello nasce un po’ da lontano e che ora trova la sua collocazione migliore vista la situazione. Questo sportello è partito 15 giorni fa in una sala comunale della seconda circoscrizione, in via Villa 25, ed è un luogo di ascolto e accoglienza dove vengono raccolti i bisogni o le sofferenze urgenti dei cittadini. È aperto a tutti, maggiorenni o minorenni con consenso di genitori, è aperto due giorni a settimana (il martedì e il giovedì), dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 20, ed è sempre ad accesso diretto» ha detto Bianchi.

Tra i sentimenti più diffusi in questo periodo, sicuramente la rabbia e l’ansia, come ci spiega la dott.ssa Bianchi: «L’emozione più forte che si coglie ora è la rabbia, dettata dall’incertezza di non sapere quello che sta accadendo. Proprio nei giorni scorsi è venuta una ragazza che si sentiva a disagio perchè nell’attesa di fare il tampone la rete di persone intorno a lei si sono allarmate. L’ansia poi è un’altra emozione preponderante dettata credo da situazioni che riemergono dal passato lockdown, una sorta di disturbo post-traumatico da stress che ora sta riaffiorando perchè si rivivono i vissuti di quello che è accaduto pochi mesi fa. Abbiamo dovuto riadattarci e reinventare il nostro modo di fare. Quello che è successo a marzo ha portato a un blocco totale e a un cambiamento della gestione della quotidianità: approcci a distanza, controllo del tempo, con tutto poi il vissuto di incertezza a livello economico e lavorativo».

Gli individui più a rischio in questo momento, però, sono i più giovani: «Le fasce più a rischio sono gli adolescenti, che sono abituati a vivere all’esterno e si sono invece ritrovati a doverlo vivere all’interno, in famiglia, molto compressi. Ed è la fascia che fa più fatica a chiedere aiuto».

Ma quindi come si può alleviare il disagio psicologico che stiamo vivendo? «Quello che ha più appesantito la situazione sono state le notizie, che arrivavano spesso non chiare e non coerenti. Quindi credo che tutelarci ascoltando solo informazioni chiare che arrivano da fonti ufficiali possa permettere di vivere una situazione più tranquilla. I giovani per ora non sono ancora in una situazione blindata, quindi hanno ancora modo di potersi relazionare, tenere i contatti».