Crisi idrica, da Acque Veronesi un appello al buon senso
Che il tema centrale del 2022 fosse la carenza d’acqua si era presagito già all’inizio dell’anno, quando per un lungo periodo è mancata la pioggia. Il Presidente di Acque Veronesi Roberto Mantovanelli ha convocato una conferenza stampa stamattina nella sede dell’azienda per fare il punto sulla crisi idrica e rilanciare un appello al buon senso dei cittadini.
Per quanto riguarda il servizio idrico per usi domestici, per il momento non ci sono situazioni di allerta estrema. Come gestore del servizio «monitoriamo costantemente lo stato delle falde e delle sorgenti e possiamo confermare che, ad oggi, siamo ancora in una situazione di equilibrio. Un equilibrio che sappiamo essere fragile e che per non spezzarsi farà affidamento sul buon senso dei cittadini. Il livello delle falde da cui preleviamo il 95% dell’acqua si è abbassato, ma rimane sotto controllo».
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Un appello alla parsimonia lanciato in queste ore anche dal presidente del Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta, Silvio Parise, che anche per quanto riguarda gli usi agricoli ricorda che «è fondamentale la collaborazione di tutti gli utenti per ridurre al minimo gli sprechi».
«Lo stesso governatore Zaia – ha ricordato Mantovanelli –, il 21 aprile, aveva scritto al Presidente del Consiglio e al capo della Protezione civile, affinché valutassero la dichiarazione dello “Stato di Emergenza” per siccità, che sembra arriverà domani. Il 3 maggio la Regione Veneto ha emanato l’ordinanza regionale che dichiarava lo stato di crisi idrica del suo territorio».
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Il prolungato periodo senza precipitazioni che ha caratterizzato questa prima parte del 2022 si è unito alle temperature al di sopra della media stagionale che si sono registrate in quest’ultimo mese. Una somma di eventi che ha portato ad una riduzione della quantità d’acqua disponibile e che ha spinto a scrivere con anticipo ai Sindaci perché emettessero l’ordinanza di limitazione dell’uso dell’acqua.
Ad oggi 40 dei 77 comuni serviti da Acque Veronesi hanno adottato questo provvedimento, compreso il capoluogo Verona, vietando l’uso dell’acqua di rete, dalle 6 alle 21 per gli usi che non fossero igienico sanitari e prevedendo ammende da 25 a 500 euro per i trasgressori. «L’importanza di questi provvedimenti consiste non tanto nella punizione, quanto nel portare all’attenzione di noi cittadini la delicatezza della situazione, rendendoci consapevoli della precarietà di un bene che non è infinito» ha precisato Mantovanelli.
Simili situazioni si registrano anche negli altri comuni della provincia, non serviti da Acque Veronesi, ovvero quelli della zona Garda-Baldo.
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Le difficoltà
Le sorgenti montane soffrono maggiormente la scarsità di precipitazioni, per cui «in alcune zone di San Giovanni Ilarione e Vestenanova stiamo integrando le disponibilità dei serbatoi con le autobotti» ha spiegato il Presidente di Acque Veronesi insieme al direttore operativo Diego Macchiella.
«L’idea della razionalizzazione dell’acqua che sembra poter diventare realtà in zone a noi confinanti ci faccia riflettere sull’uso che facciamo di questa risorsa e ci spinga ad evitare sprechi e utilizzi non essenziali (irrigazione, riempimento piscine, lavaggio auto) in questo periodo estivo» hanno ricordato i vertici di Acque Veronesi
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