Cortina, l’albergatore spiega perché ha querelato la Cina

Gherardo Manaigo, proprietario dell’Hotel de la Poste di Cortina d’Ampezzo, spiega con una lettera le motivazioni che l'hanno spinto a citare in giudizio il Ministero della Salute cinese.

L’Hotel De La Poste di Cortina d’Ampezzo nei giorni scorsi ha citato per danni il Ministero della Sanità della Repubblica popolare cinese davanti al Tribunale di Belluno, per “non aver tempestivamente segnalato all’Oms lo stato del diffondersi del virus e dei suoi gravi effetti letali a cavallo fra novembre e dicembre 2019“, e “non aver assunto i necessari provvedimenti di controllo sugli scali aeroportuali in partenza dalla Cina”.

La notizia sta facendo il giro del mondo. Il direttore e proprietario dell’Hotel, ha scritto una lettera inviandola successivamente alla stampa indicando le motivazioni di questo gesto, «allo scopo di evitare possibili fraintendimenti».

«Con questa azione – spiega Gherardo Manaigo – mi sono inserito, provocatoriamente, in un dibattito di portata mondiale, ben conscio che le implicazioni e gli interessi in gioco siano molto più ampi di quanto sia di nostra pertinenza. Rappresentando però un locale simbolo di Cortina e del turismo, ho pensato fosse necessario e doveroso dare il mio contributo a questa presa di coscienza del problema economico, emergenza che arriva dopo il problema sanitario che stiamo vivendo».

«Siamo di fronte a un disastro su scala globale, tale da non avere precedenti. – prosegue l’albergatore – Appare quindi paradossale, e certamente lo è, l’azione solitaria di una piccola realtà di montagna che si scaglia, lancia in resta, contro i mulini a vento delle grandi potenze mondiali. Ma dobbiamo ripartire e chi ci ha messo in questa condizione ha il dovere di assumersi la responsabilità di darci un aiuto a farlo. In tanti mi hanno chiesto: “ma cosa posso fare io?”. Quello che ho fatto io. Perché insieme – invece di essere un solitario fiocco di neve – diventeremo una “valanga”».

«Ora che cominciano ad emergere le responsabilità, ora che appare evidente la pericolosa mancanza di trasparenza che ha caratterizzato la prima fase, sottaciuta, dell’emergenza, ho sentito la necessità di agire in prima persona per chiedere, anzi, esigere, un’assunzione di responsabilità. – conclude Manaigo – Se abbiamo imparato qualcosa dalla tempesta Vaia del 2019, è che ogni singolo albero conta e quindi ogni singolo imprenditore conta. Ogni località devastata, ogni famiglia che ha subito una perdita, ha voce in capitolo. Ho semplicemente deciso di usare la mia, invitando le altre ad unirsi a me».