Consumo di suolo, Cazzaro (Anbi): «In Veneto necessario cambio di rotta»
Il presidente di Anbi commenta il rapporto sul consumo di suolo in Veneto
«I dati presentati dal rapporto Ispra 2022 sul consumo del suolo, che vedono ancora il Veneto tra le regioni dove la cementificazione aumenta maggiormente, sono la cartina tornasole di un modello di sviluppo non più sostenibile».
Lo afferma Francesco Cazzaro, presidente di Anbi Veneto, nel commentare il rapporto Ispra sul consumo del Suolo. Il Veneto risulta essere la seconda regione (dopo la Lombardia) per aumento di superficie cementificata: +684 ettari impermeabilizzati nel 2021 rispetto al 2020.
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«È necessario un cambio di rotta, perché la perdita di suolo naturale o semi naturale comporta nel tempo un impoverimento dell’agricoltura, del paesaggio e pregiudica la sicurezza idraulica, anche alla luce dell’estremizzazione degli eventi meteorologici».
«Dalla cementificazione derivano un maggiore rischio allagamenti e ondate di calore più intense, ma anche la perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici. Il nostro auspicio è che la tendenza rallenti fino ad arrestarsi, perché oltre agli aspetti economici e di sicurezza, compromettendo il nostro paesaggio si mette a rischio la nostra stessa identità».
L’analisi Ispra
A livello regionale la Valle d’Aosta è la regione con il consumo inferiore, ma aggiunge comunque più di 10 ettari alla sua superficie consumata, la Liguria è riuscita a contenere il nuovo consumo di suolo al di sotto dei 50 ettari, mentre Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Basilicata e Calabria si mantengono sotto ai 100 ettari. Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Lombardia (con 883 ettari in più), Veneto (+684 ettari), Emilia-Romagna (+658), Piemonte (+630) e Puglia (+499).
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Gli edifici aumentano costantemente: oltre 1.120 ettari in più in un anno distribuendosi tra aree urbane (32%), aree suburbane e produttive (40%) e aree rurali (28%). Correre ai ripari, secondo l’Ispra, è possibile: si potrebbe iniziare intervenendo sugli oltre 310 km2 di edifici non utilizzati e degradati esistenti in Italia, una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli.
Il Veneto è la regione che ha la maggior superficie di edifici rispetto al numero di abitanti (147 m2/ab), seguita da Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Piemonte, tutte con valori superiori ai 110 m2/ab. I valori più bassi si registrano invece nel Lazio, in Liguria e Campania, rispettivamente con 55, 60 e 65 m2/ab, a fronte di una media nazionale di 91 m2/ab.
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