Confindustria, Boscaini: «Dobbiamo pensare con una mentalità internazionale»

Ai nostri microfoni oggi, giovedì 8 luglio, è intervenuto Raffaele Boscaini, neo Presidente di Confindustria Verona, per raccontarci della sua nomina e dei suoi obiettivi futuri.

Questa mattina, giovedì 8 luglio, abbiamo intervistato il neo presidente di Confindustria Verona Raffaele Boscaini, che ha risposto ad alcune nostre domande sulla sua nomina e sui progetti futuri dell’azienda.

Come ha accolto questa nomina da parte del Consiglio?

L’ho accolta ovviamente bene, mi ero anche preparato. Questo è sicuramente frutto di un percorso e quindi mi sono trovato a mio agio in questa nuova posizione. Io credo che il Presidente abbia una funzione di indirizzo di una squadra, che fra l’altro mi sono costruito di persone che prima di tutto mi piacessero, con cui avessi una bella intesa, e che poi avessero ovviamente delle competenze, ma soprattutto che avessero uno slancio generoso verso quelli che sono i compiti affidati. Una generosità che devo dire a Verona ho sempre trovato nelle persone. Quando è ben canalizzata in un’organizzazione forte e stabile, allora può, anzi avrà sicuramente dei risultati visibili.

Come rilanciare l’impresa e come affrontare questo periodo di ripartenza?

Io credo che le imprese abbiano sempre dimostrato in qualsiasi crisi di sapersi reinventare e di sapersi muovere. È vero, ci sono anche quelle che non riescono a superare le difficoltà, che cadono, ma la parte imprenditoriale delle persone è sempre viva e porta sempre a dei nuovi slanci. Io dico sempre la crisi iniziata nel 2008 non è mai finita, nessuno ha mai detto “Oh, è finita la crisi”, però ci si è dati da fare, ci si è ritrovati ad operare su nuovi equilibri che comunque hanno portato alla crescita, al successo e al proliferare dell’azienda

Come immagina la città dei prossimi anni?

Lo scenario è molto articolato, tanto che anche il mio predecessore Michele Bauli ha messo in piedi il progetto “Verona 2040“, insieme anche con Ance e Cresme, e questo studio ha fatto un’operazione molto intelligente e semplice: prendere tutti i progetti non realizzati di Verona degli ultimi trent’anni e metterli insieme per cercare di dare una logica a tutto. Sicuramente quello che dobbiamo imparare dal passato è di muoverci con delle coerenze, con delle logiche da una cosa all’altra. Verona è fatta da tantissime realtà, però non è detto che le tantissime realtà non possano parlare assieme per avere un progetto comune. Il mettere insieme e il guardare dall’alto può darci le indicazioni di quello che Verona vuole essere da grande.

Il Green Deal, i fondi europei e il PNRR possono essere davvero uno strumento per il rilancio dell’economia?

Assolutamente sì. Questi strumenti sono assolutamente benvenuti e devono essere impiegati al meglio. Come si fa? Bisogna che ci sia la famosa progettualità. Prima di vedere come impiegare le risorse devo avere il progetto. Le risorse sono uno strumento, non devono essere l’attivatore del progetto. Questo è il principio che utilizziamo sempre da anni anche in Confindustria, ad esempio nelle reti di impresa, che sono fatte prima di tutto per mettere insieme imprese per progetti d’innovazione. Dopo di che si vanno a cercare le risorse, ma prima il progetto.

Aiuterete anche le aziende a fare un passo ulteriore nei confronti dei mercati internazionali?

È la chiave di volta per i prossimi anni. Non può penso ormai esistere nessuna realtà imprenditoriale che non tenga conto di vivere in un mondo globale. Che ci piaccia o non ci piaccia, è così. Quindi bisogna attrezzarsi ed essere strutturati per seguire questo inevitabile spostamento sull’asse internazionale. Parlo sempre di internazionalizzazione, non di export o di vendita all’estero, ancora più riduttivo. Internazionalizzare vuol dire pensare al mondo, non trasferire semplicemente fisicamente qualcosa che faccio qui su un altro mercato o su un altro stabilimento. Bisogna proprio pensare con una mentalità internazionale.

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