Confartigianato Moda Verona, scontro Agenzia delle Entrate: chiesti indietro fondi su ricerca e sviluppo
Nuove interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate sconvolgono Confartigianato Verona: all’improvviso e retroattivamente – si legge nella nota diffusa dall’associazione di categoria – la norma sul credito d’imposta per ricerca e sviluppo (circolare del MiSE n. 46586) chiede indietro alle imprese i fondi già erogati.
«In Veneto ci sono già decine di casi con importi che a volte arrivano a 100 mila euro – commenta Tommaso Tedesco, Presidente di Confartigianato Moda Verona –. Se ci vogliono far fallire per forza ce lo dicano e basta. Abbiamo scritto, come Confartigianato Nazionale, al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, affinché intervenga quanto prima su questa palese incongruenza. Sta mettendo a rischio la sopravvivenza delle nostre ‘migliori’ imprese, quelle sane e innovative che hanno investito sul loro futuro e su quello dei loro collaboratori».
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Confartigianato spiega che sono stati modificati i criteri di ammissibilità al Credito d’imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo legate al design e all’ideazione estetica. Questo cambiamento sconvolge la norma senza preavviso e avviene in una fase già critica per il settore. L’Agenzia delle Entrate va a richiedere in maniera retroattiva un’agevolazione che è stata già concessa.
«La risoluzione n. 41 del 2022 dell’Agenzia delle Entrate – spiega Giuliano Secco, presidente regionale della categoria Moda di Confartigianato Veneto – introduce il criterio di ‘novità e significatività (e non ripetitività)’ del prodotto che viene prototipato. Un concetto molto discutibile, perché l’innovazione nella Moda è fatta di passaggi non sempre macroscopici e facilmente relazionabili ‘su carta’. Come può l’Agenzia delle Entrate stabilire cosa è effettivamente innovativo nella Moda? Anche volendo tralasciare questa gigantesca criticità, ci sembra assurdo dare una retroattività alle modifiche. Ma così è stato fatto, tanto che a decine di imprenditori stanno arrivando le prime lettere che richiedono indietro, entro il fine settembre, le imposte portate a credito negli anni precedenti al 2020».
«Il nostro settore, tra i più colpiti dal Covid-19, stava avvistando i primi segnali di ripresa che rischiano però, una battuta d’arresto a causa dei forti rincari e delle difficoltà di reperimento di materie prime ed all’impennata dei costi dell’energia – riprende il veronese Tommaso Tedesco –. L’introduzione dei nuovi criteri di ammissibilità al credito di imposta è una misura che penalizza fortemente moltissime aziende artigiane del nostro comparto, che negli ultimi anni hanno investito ingenti risorse in innovazione, per restare competitive nei mercati e garantire prodotti e lavorazioni di altissima qualità che da sempre contraddistinguono il made in Italy nel mondo. Auspichiamo fortemente che il Ministero dello Sviluppo Economico riveda la sua posizione in merito alla norma».
«Anche se gli ordini, in particolare per chi lavora conto terzi ci sono – conclude il Presidente di Confartigianato Imprese Verona, Roberto Iraci Sareri –, molti colleghi iniziano a chiedersi seriamente se abbia ancora senso, in questo Paese, fare sacrifici economici importanti per poter andare avanti, fare PIL, creare ricchezza e dare lavoro nonostante tutto. Ed ora si chiede loro di rendere un credito perché l’Agenzia ha fatto, a suo dire, delle interpretazioni poco chiare? Così non va. Un sistema sano dovrebbe aiutare chi investe in tecnologia e chi studia nuovi prodotti per tentare di superare gli ostacoli con il rinnovamento e non rispondere alla logica del ‘ci siamo capiti male, ridateci i soldi’».

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