Clubhouse: il social che spopola, spiegato (bene)

La storytelling strategist e founder dell'agenzia di comunicazione Pensiero Visibile, Gaia Passamonti, è intervenuta su Radio Adige Tv per parlarci del social network del momento: Clubhouse. Una piattaforma che sfrutta solo il potere della voce e che sta prendendo piede molto velocemente anche in Italia. Una grande opportunità per i professionisti della comunicazione, ma anche una bella "gatta da pelare" per quanto riguarda il controllo dei contenuti.

Oggi parliamo di social, di ciò che di buono e di cattivo si nasconde nel mondo virtuale in cui tutti navighiamo più volte nel corso delle nostre giornate. In particolare, soprattutto in questi ultimi mesi, sono stati diversi i casi di cronaca nera che hanno avuto come protagonisti i social network, come TikTok e Omegle, e i ragazzini: per questi ultimi, infatti, il mondo virtuale può nascondere più insidie di quante si possano immaginare. Eppure, come si diceva proprio all’inizio, non sempre questi luoghi devono per forza essere pericolosi: spesso, usandoli nel modo giusto, possono offrire delle grandi opportunità soprattutto per i professionisti del mondo della comunicazione che, come è giusto che sia, si evolve cercando nuove forme per arrivare a un bacino sempre più ampio e diversificato di persone. In questo 2021, però, sulla piazza dei social network è arrivato qualcun altro: Clubhouse, che è un social atipico perché accessibile solo su invito e consente agli iscritti di parlare tra di loro tramite audio chat. A parlarcene è stata la storytelling strategist e founder dell’agenzia di comunicazione Pensiero Visibile, Gaia Passamonti.

Di social ce ne sono tanti, ma in queste settimane è nato il “fenomeno” Clubhouse, che è un social atipico. Tu, Gaia, ti ci sei subito fiondata come una vera e propria pioniera. Ci spieghi un po’ di cosa si tratta e di quali opportunità può regalare?

«È un social davvero nuovissimo, perchè in Italia è arrivato a gennaio 2021, ma negli Stati Uniti è nato nell’aprile del 2020. Ha ricevuto fortissimi investimenti e quindi, complice la pandemia e il maggior desiderio delle persone di restare connessi in tutti i modi, ha avuto un’escalation pazzesca. Le peculiarità sono parecchie: la prima è quella di essere un social in cui si comunica solo con la voce e si compare solo con la voce parlando all’interno delle chat, chiamate “room”. Va nella direzione opposta rispetto ai social a cui siamo abituati, in cui c’è una grande attenzione all’apparire in immagini o video. Qui viene premiata la capacità di parlare e conversare con gli altri su argomenti interessanti. L’altra peculiarità è poi il fatto che si entra solo su invito: è diventato un po’ uno “status symbol” il fatto di poter entrare in Clubhouse. Leggevo addirittura che negli Stati Uniti ci sono delle aste per gli inviti, quindi il desiderio di riconoscimento sociale sta giocando una grossa parte nel successo di Clubhouse».

Credi che questo successo incredibile sia effimero o che durerà nel tempo?

«L’Italia al momento è il 19° Paese per utilizzo di questo social. Al momento in Italia sulla piattaforma ci sono soprattutto persone del mondo del marketing e della comunicazione, che sono entrate per capire come funziona e come potrebbe essere utile anche per le aziende. Difficile dire adesso cosa succederà, ma c’è da dire che questo social contiene due elementi che sono trend molto forti già da prima del suo arrivo: il primo è l’utilizzo della voce. Già da qualche anno infatti c’è stato un grande ritorno della voce, soprattutto nel mondo anglosassone, e della comunicazione via audio a cui si collega tutto il fenomeno dei podcast, dei comandi vocali e degli smart speaker. Quindi la tendenza della comunicazione sulla voce c’è già da prima e il fatto che Clubhouse la renda così centrale è un elemento forte, perchè siamo tutti stanchi di stare davanti al video. Un altro aspetto che è intrigante è l’autenticità che c’è ancora dentro questo social: le persone nelle room conversano in maniera spontanea e non ci sono ancora “influencer” e il voler a tutti i costi apparire. Tant’è che un elemento che ne ha determinato il successo è che ti puoi trovare nella stessa “room” con Elon Musk, cosa che è successa il weekend scorso, e parlarci alla pari come se fosse una persona qualunque».

Un social incredibile e interessante, quindi, ma anche con dei lati negativi di non poco conto…

«Sì, ce ne sono moltissimi di lati negativi, soprattutto legati al tema dibattuto per i social sulla privacy. Le conversazioni che avvengono nelle stanze vengono cancellate dagli archivi di Clubhouse subito dopo che la stanza è stata chiusa per il rispetto della privacy. Questo però vuol dire anche che quello che accade nella stanza e i discorsi che si fanno non possono essere controllati in nessuna maniera perchè la moderazione, e quindi la possibilità di silenziare i microfoni o di far uscire le persone qualora la conversazione diventasse inappropriata, è un potere del moderatore, che è la persona che apre la stanza. Nei casi in cui la conversazione venga interrotta o la persona allontanata, Clubhouse conserva la registrazione per poter aprire in un contradditorio, ma nel caso in cui tutti i partecipanti fossero d’accordo sul tema e non è appropriato è difficile controllare ciò che succede. Questo è un lato assolutamente negativo e che dovranno trovare la maniera di gestire».