Citrobacter a Borgo Trento, si cerca l’origine
Mentre continua il percorso giudiziario sulle infezioni del 2020, all’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento a Verona si torna a riaffrontare la diffusione del Citrobacter koseri. È ancora da chiarire se si tratti dello stesso ceppo di quel “batterio killer”, come era stato ribattezzato, di quattro anni fa. In ogni caso l’attenzione rimane altissima e dopo i casi rilevati lo scorso venerdì 3 maggio proseguono tutte le misure straordinarie di sicurezza, fra cui la chiusura del reparto per le gestanti sotto la 33esima settimana.
Al momento, nella Terapia intensiva neonatale, nessun bambino risulta infettato. Tutti i nuovi screening effettuati sui bambini attualmente ricoverati in Terapia intensiva neonatale hanno infatti confermato che non ci sono state altre colonizzazioni da Citrobacter koseri. Dei nove neonati solo uno resta positivo, ma non infetto quindi sta bene.
Proseguono le misure di sorveglianza e di isolamento, che hanno consentito da venerdì di isolare la colonizzazione (neonati postivi al tampone) e impedire l’infezione (l’insorgere della malattia).
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Spiega il prof. Massimo Piergiuseppe Franchi, direttore Dipartimento Materno infantile: «Qui nessun bambino è infetto, ma solo un bambino colonizzato, nessuno è ammalato infatti abbiamo bambini sani, in ottime condizioni. Quindi, da questo punto di vista, i rischi seppur teorici sono estremamente limitati. Sono state adottate tutte le misure atte a evitare una situazione di rischio e in via prudenziale accettiamo le gestanti dalla 34° settimana perché i bambini che nascono non prematuri non corrono rischi. Come è noto, la trasmissione del batterio, che vive nell’intestino, può avvenire per via verticale, cioè dalla mamma al bambino al momento del parto, oppure per via orizzontale per contatto».

«Stiamo proseguendo tutte le indagini, compresa quella genomica per capire se è lo stesso ceppo di Citrobacter koseri di quattro anni fa. Così come proseguono i test ambientali e non è mai stato identificato il germe. Come medico clinico dico che tutti i passaggi sono stati fatti, per questo voglio mettere in guardia da certi allarmismi e invito a restare ai fatti, e cioè che non c’è epidemia e nemmeno infezione. Le facili soluzioni di chi non ha niente a che fare con l’ospedale e suggerisce di smantellare tutto o che il germe è sempre stato qui, vuol dire che non conosce la situazione, ma soprattutto fa un danno alle signore gravide che sono ricoverate e procura inutili allarmi».
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Misure di controllo dell’acqua. «Le azioni di verifica degli impianti idrici sono consolidate da anni e prevedono la manutenzione predittiva ordinaria e straordinaria, attraverso varie misure: impianto biossido di Cloro su acqua fredda e calda per l’Ospedale della donna e del Bambino, impianto filtri 0,2 micron su tutti i punti acqua (sostituito ogni 60 giorni), cambio della rubinetteria con flussaggio automatico, valutazione rischio su impianto idrico per tutti gli edifici dell’AOUI» spiegano dall’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.

L’ingegner Maurizio Lorenzi, direttore Uoc Servizi tecnici patrimoniali, aggiunge: «L’esame delle acque e i prelievi dei campioni per la verifica di eventuali contaminanti è prassi consolidata da anni, sin dalle prime circolari della Regione per la prevenzione della legionellosi nel 1999. In nessuno dei campioni di acqua esaminati nei nosocomi di Aoui è stata riscontrata la positività al Citrobacter koseri».
La prof.ssa Annarita Mazzariol, Uoc Microbiologia, spiega: «Questo batterio è della famiglia degli Enterobatteri, che vivono e colonizzano nella flora batterica dell’intestino umano e animale. Il batterio viene eliminato attraverso le feci, che potrebbero contaminare l’ambiente, mentre l’acqua non è il suo ambiente naturale».
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La rabbia della madre di Nina
Francesca Frezza, madre di una dei quattro neonati morti per il Citrobacter koseri nel 2020, Nina, che si è sempre battuta per far emergere la vicenda e cercare giustizia, scrive: «Questa notizia mi ha lasciata sconcertata. Mi chiedo se Nina e tutti gli altri neonati si sarebbero potuti salvare se, nel 2019, si fossero presi analoghi provvedimenti tempestivamente così come avevo richiesto a gran voce nonostante per Nina non ci fosse più nulla da fare. La mia amarezza è ancora più acuita dal fatto che oggi, dopo cinque anni, mi trovo ancora a lottare per far emergere la verità dei fatti e ogni singola responsabilità».

«Credo sia noto a tutti che che la Procura della Repubblica, proprio con riferimento alla morte di Nina (e alla posizione di molti altri neonati) chiaramente causata dal Citrobacter contratto in Borgo Trento, ha chiesto l’archiviazione del procedimento non ritenendo sussistente la responsabilità dell’ospedale. Mi sono naturalmente opposta a questa ipotesi e proprio alla fine di questo mese si terrà l’udienza di discussione» ha scritto Frezza su Facebook.
Citrobacter
Di seguito alcune informazioni relative al Citrobacter dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità.
Al genere Citrobacter appartengono batteri che si possono trovare ovunque nell’ambiente (ubiquitari), incluse le acque, e negli alimenti. Sono, inoltre, un normale componente della flora batterica intestinale. Possono causare infezioni in persone deboli (patogeni opportunisti) quali neonati (in particolare quelli prematuri), anziani e individui immunocompromessi. In questi soggetti possono causare infezioni del tratto urinario, delle vie respiratorie, delle ferite, delle ossa (osteomielite), del peritoneo, dell’endocardio, meningite e sepsi. Le tre specie principali che causano infezioni gravi nell’uomo sono C. freundii, C. koseri e C. braakii.
La maggior parte di queste infezioni sono acquisite in ospedale (infezioni nosocomiali), tuttavia, data la diffusione del batterio, ci si può infettare anche al di fuori dell’ospedale. Le più frequenti modalità di trasmissione sono: attraverso l’ingestione di alimenti contaminati, da madre al figlio durante il parto, contatto diretto da persona a persona, contatto con superfici o oggetti contaminati.
In ambito ospedaliero la trasmissione può avvenire anche tramite:
- contatto con gli operatori sanitari, soprattutto attraverso le mani se non correttamente lavate e disinfettate
- contatto indiretto mediante oggetti o superfici contaminati (sia strumenti diagnostici che oggetti e superfici comuni)
Sintomi
I disturbi causati dalle infezioni da Citrobacter sono strettamente legati all’organo colpito:
- arrossamento, gonfiore, dolore localizzato e pus, nelle infezioni cutanee e in quelle profonde come l’osteomielite
- febbre elevata, difficoltà respiratoria, tosse, espettorato, debolezza (astenia) e decadimento delle condizioni generali, nelle polmoniti
- difficoltà a urinare, stimolo frequente (pollachiuria), urgenza a urinare, dolore mentre si urina (stranguria), dolore nella regione pelvica e lombare, sangue nell’urina (ematuria), urina purulenta, febbre, nelle infezioni urinarie
- febbre superiore a 38°C, senso di malessere generale, dolori muscolari, brividi e confusione, nelle sepsi
- abbassamento della pressione sanguigna, in caso di aggravamento della sepsi e shock settico
- meningite neonatale causata da C. koseri, forma particolarmente grave, generalmente associata ad encefalite necrotizzante e ascessi cerebrali
Diagnosi
Quando si sospetta un’infezione da Citrobacter è indispensabile accertare (diagnosticare) la presenza dei batteri nell’organismo attraverso analisi diverse a seconda della sede dell’infezione:
- tampone cutaneo
- analisi delle urine e urinocoltura
- analisi del sangue e emocoltura
- esame dell’espettorato
Successivi test biochimici e molecolari confermano la diagnosi e permettono di identificare il sierogruppo, un criterio di classificazione che si basa sulle diverse proteine (antigene O) della superficie dei batteri, ed è utile per avere una diagnosi più precisa e per studiare le epidemie ospedaliere.
Terapia
Per la cura delle infezioni da Citrobacter l’antibiotico o la combinazione di antibiotici più appropriati viene scelta sulla base del risultato dell’antibiogramma. È importante eseguire l’antibiogramma perché il Citrobacter è resistente alle penicilline e a diverse combinazioni di antibiotici β-lattamici. Inoltre, vi sono ceppi batterici resistenti a più classi di antibiotici (multi-resistenti), per i quali l’unico antibiotico efficace è al momento la colistina. La colistina deve essere prescritta dal medico che verifica lo stato generale del paziente e la possibile insorgenza di effetti tossici durante la cura.
Prevenzione
I batteri del genere Citrobacter sono causa di gravi infezioni e, talvolta, di epidemie in ambito ospedaliero. Al fine di prevenire e controllare la trasmissione delle infezioni all’interno degli ospedali sono importanti:
- sorveglianza delle infezioni e la rapida identificazione e controllo delle epidemie
- prevenzione delle infezioni associate a specifiche procedure, riducendo l’esecuzione di quelle non necessarie e scegliendo presidi medici più sicuri
- corretto uso degli antibiotici e dei disinfettanti
- pulizia e disinfezione degli ambienti
- frequente e corretto lavaggio delle mani (leggi la Bufala)
Il corretto lavaggio delle mani è una pratica molto efficace per la prevenzione delle infezioni da Citrobacter e in generale, e può essere praticata da tutti sia in ospedale che fuori, a casa e al lavoro.
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