Chi conta di più in Europa? Da Verona a Bruxelles e ritorno
A un mese dalle elezioni europee si sono finalmente delineati i nomi degli eletti e si stanno assestando le coalizioni dei gruppi al Parlamento dell’Unione. Fra il 16 e il 19 luglio si tiene a Strasburgo la prima sessione plenaria e ci saranno tre pezzi grossi della politica veronese: Daniele Polato di Fratelli d’Italia, Flavio Tosi di Forza Italia e Paolo Borchia della Lega, anche capodelegazione del partito. Ci sarà anche, per Alleanza Verdi-Sinistra, la vicentina Cristina Guarda, molto votata anche in provincia di Verona.
Al di là del partito nazionale, però, a Bruxelles e Strasburgo conta la coalizione sovranazionale. E qui ci sono grosse novità, soprattutto per la Lega, ma anche per Fratelli d’Italia.
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La Lega sceglie i “Patrioti” di Orbàn
La novità di oggi – sebbene fosse già nell’aria da qualche giorno – è l’adesione della Lega al nuovo gruppo dei “Patrioti per l’Europa”, lanciato dal premier ungherese Viktor Orbán, anche sull’onda di visibilità della presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea (la sede in cui si riuniscono i ministri nazionali di ciascun paese dell’UE per negoziare e adottare la legislazione dell’UE). Si chiude quindi l’esperienza di Identità e Democrazia, il gruppo di Lega e Rassemblement National francese negli ultimi cinque anni.
Il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato che uno dei vicepresidenti del nuovo gruppo dei Patrioti sarà il generale Roberto Vannacci, mentre era già stato annunciato il ruolo di capodelegazione della Lega per Paolo Borchia (dopo la lunga attesa per la rielezione proprio in virtù della collocazione di Vannacci nella circoscrizione Nord-Ovest).
Il presidente dei “Patrioti per l’Europa” sarà il francese Jordan Bardella del Rassemblement National, reduce dalla delusione elettorale di questo weekend. Il nuovo gruppo è partito dall’ungherese Fidesz di Orbàn, dal Partito della Libertà austriaco e dal partito ceco Azione dei Cittadini Insoddisfatti. Con le adesioni del portoghese Chega, e di altri partiti da Spagna, Olanda, Danimarca e Fiandre, e ora di Lega e RN, i Patrioti hanno raggiunto il numero minimo di parlamentari (23 da sette diversi stati) per formare un gruppo formale.
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Fratelli d’Italia guida i Conservatori (che perdono pezzi)
Ai “Patrioti per l’Europa” aderisce anche il partito spagnolo Vox: una notizia che non deve far piacere a Giorgia Meloni, vista la vicinanza e l’amicizia dimostrata più volte con gli iberici. La presidente del Consiglio italiano, oltre a guidare Fratelli d’Italia, è infatti anche presidente dei “Conservatori e riformisti europei“, il gruppo sovranista che ha già visto allontanarsi – sempre verso Orbàn – anche il portoghese Chega.
Il ruolo di Fratelli d’Italia è certamente centrale nel gruppo dei Conservatori, che – a differenza della Lega – tenta un dialogo con la “maggioranza Ursula” (PPE, Socialisti, Liberali), che si sta ripetendo alla guida della Commissione Europea. Un dialogo molto frammentato e a ostacoli, ma quantomeno sembra delinearsi una distinzione rispetto ai “Patrioti”. Von der Leyen però sembra aprire la porta più ai Verdi, che ai Conservatori, in questa fase.
Il peso del Governo italiano, se non al Parlamento, si farà sentire al Consiglio Europeo e in Commissione, dove Meloni si aspetta la nomina di un commissario importante, che potrebbe essere Raffaele Fitto, attuale ministro per gli Affari europei. Proprio Fitto, ieri, ha spiegato che FdI al Parlamento voterà sulla Commissione in base al programma. Un’apertura di credito a Ursula von der Leyen, che Meloni ha tentato idealmente di avvicinare in più occasioni negli scorsi mesi.
«Non c’è ancora un orientamento, si tratta di capire l’evoluzione che ci porterà il 18 luglio e di ascoltare quello che dirà Ursula von der Leyen nel merito del suo programma» ha detto Fitto.
Il quadro dei “top jobs” con Ursula von der Leyen (PPE), Presidente della Commissione, il portoghese Antonio Costa (Socialisti e democratici) alla presidenza del Consiglio europeo e l’estone Kaja Kallas (Liberali) come Alto Rappresentante per la Politica estera non ha convinto del tutto Meloni, che si è astenuta su von der Leyen e ha votato contro Costa e Kallas. Una posizione, per ora, nettamente esterna alla maggioranza Ursula, seppur, appunto, con apertura al dialogo.
Daniele Polato, dal canto suo, durante un appuntamento politico nelle scorse settimane ha dichiarato: «L’Europa è importante e fondamentale per il futuro nostro, dei nostri figli e delle imprese. Abbiamo la possibilità di cambiare l’Europa e di far diventare l’Italia protagonista come sta facendo benissimo il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha riportato il nostro paese in primo piano a livello internazionale. La nuova Europa avrà ricadute significative anche a livello nazionale ed è per questo che sarà un voto storico».
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Forza Italia e PPE al centro dei giochi
Nonostante tutti i capovolgimenti, il gruppo europeo più solido e votato è ancora il PPE, Partito Popolare Europeo, di cui fa parte Forza Italia. Non ci ha girato intorno Flavio Tosi, l’altro ieri, quando ha presentato la decisione di scegliere il seggio europeo lasciando quello della Camera dei Deputati alla subentrante Paola Boscaini.
«Ho scelto Bruxelles. L’ho fatto perché da unico parlamentare veneto e veronese del Ppe (primo partito in Europa), quindi in maggioranza, potrò incidere per il territorio ancor di più che da deputato a Roma. Pensiamo a tutte le decisioni politico ed economiche che si prendono in Europa, ai fondi europei per le nostre imprese e i nostri enti locali» dice Tosi.
«La mia bussola da amministratore della cosa pubblica è sempre stata lavorare per Verona e il Veneto. Ho scelto Bruxelles anche perché era giusto che Forza Italia del Veneto, di cui sono coordinatore, avesse un suo europarlamentare. Siamo la regione dove il partito è cresciuta di più rispetto a tutto il resto del centro nord rispetto alle Politiche del 2022 e alle Europee del 2019» è la valutazione partitica del coordinatore veneto di Forza Italia. In effetti se Tosi avesse rinunciato al seggio europeo, sarebbe subentrata Sandra Savino, triestina (nonché sottosegretario all’Economia), oppure a seguire Cristina Andretta, trevigiana.
Lo sguardo di Tosi, però, è sempre vigile anche sulle elezioni regionali del 2025 e sulle comunali di Verona del 2027. Resterà in Europa o tornerà in terra veneta?
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