Carenza medici in Veneto, la Regione: «Cerchiamo una soluzione, non la polemica»

Prosegue il dibattito politico sulle soluzioni da trovare per la carenza dei medici, in Veneto come in tutta Italia. Sempre più urgente trovare un modo per dare copertura ai "medici di base".

Manuela Lanzarin
Manuela Lanzarin, assessora alla Sanità della Regione Veneto (foto archivio)
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Si discute, ormai da anni, della carenza di medici in tutta Italia e in Veneto. Negli ultimi mesi, soprattutto per quanto riguarda i medici di base, si stanno creando sul territorio diverse situazioni di difficoltà, con medici che vanno in pensione e sono solo in parte coperti da colleghi. Spesso oberati e sostituiti da medici giovani, ancora in specializzazione.

Interviene l’assessora della Regione Veneto alla Sanità, Manuela Lanzarin: «Su un tema così complesso è giusto discutere, ma bisogna farlo avendo ben chiaro di cosa si parla, a partire dal fatto che a livello regionale, in sede dei tavoli tecnici di discussione con le organizzazioni sindacali della Medicina Generale sono state ampiamente discusse proposte di soluzione alla carenza dei medici – in buona parte però da attuarsi nel contesto regolatorio nazionale – comprendenti anche l’aumento del massimale per i suddetti incarichi».

«Peraltro su questo tema abbiamo già ragionato con SNAMI e SMI, alla presenza del sindacato FIMMG, di innalzare gradualmente il massimale fino a 1.500 assistiti. Per quanto riguarda i medici iscritti al corso di formazione specifica in Medicina Generale, non è mai stato discusso, poiché fuori discussione, il tema della remunerazione. Al medico iscritto al corso di formazione specifica in medicina generale con un incarico temporaneo di assistenza primaria, oltre al mantenimento della borsa di studio, è stato, è, e sarà, interamente garantito, sin dalla prima applicazione (2020), il compenso previsto dall’Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale composto da quota capitaria e relative indennità».

In base alla normativa vigente gli incarichi temporanei di assistenza primaria sono conferibili su base volontaria, a partire dal 18.06.2020, a medici iscritti al corso di formazione specifica in Medicina Generale fino ad un massimo di 650 assistiti.

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Il dibattito

Negli scorsi giorni era arrivato un commento dalla consigliera regionale di Europa Verde, Cristina Guarda: «L’emergenza c’è e la soluzione può essere condivisa, ma usciamo dalla logica tappa-buchi perché la Sanità regionale ha bisogno di una terapia d’urto, non di un placebo».

«Dopo il fallito blitz in Consiglio regionale, ora è giunto il momento di soccorrere un servizio sanitario regionale che non è più fiore all’occhiello e dal quale emergono sempre maggiori criticità. Dopo il battibecco tra medici e Regione, al quale abbiamo assistito nei giorni precedenti, ci si attendeva un percorso condiviso con le categorie coinvolte. L’esito è sotto gli occhi di tutti: una (mega) maggioranza in Consiglio regionale nuovamente spaccata e in difficoltà».

Cristina Guarda, consigliera regionale Europa Verde Car fluff Sorgà
Cristina Guarda, consigliera regionale Europa Verde. Foto dalla pagina Facebook di Cristina Guarda

Continua Guarda: «L’urgenza della situazione richiede uno sforzo condiviso nel dare risposte ai cittadini. Purtroppo la proposta di assegnare ai giovani laureati, iscritti al corso di formazione, fino a massimo di 1.000 assistiti si sta rivelando un ‘tacon peso del sbrego’. Questa scelta implica che qualcuno si occupi della formazione di questi medici in erbe, ma se siamo già in affanno per carenza di personale medico, chi li affiancherà nella gestione di casi che richiedono una certa esperienza?».

Il consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza propone: «Bene l’emendamento in Consiglio regionale per aumentare la quota assistiti degli specializzandi, ma non basta. Occorre agire su due piani: in primis velocizzare l’iter delle graduatorie; parallelamente realizzare nuovi modelli organizzativi, anche sull’esempio di quanto prevede la stessa Regione Veneto, quindi sviluppo della medicina di gruppo con i poli-ambulatori e condizioni favorevoli per la cessione degli immobili ai nuovi professionisti nelle aree più isolate».

Sulle graduatorie Bozza spiega: «Oggi ci sono troppe lungaggini, così accade che quando viene aperta la graduatoria non ci sono più medici disponibili perché, nel frattempo, hanno trovato posto in ospedale o nel privato».

Alberto Bozza
Alberto Bozza a Palazzo Ferro Fini

In secondo luogo, sottolinea Bozza, «è necessario affrontare il problema con una sana dose di realismo. Prendiamo atto che non è più pensabile riproporre il concetto tradizionale di medico di famiglia che trovavi in ogni comunità, anche la più isolata, tuttavia bisogna risolvere questa mancanza. Come? Con la medicina di gruppo nei poli-ambulatori».

Bozza spiega: «Siano creati dei team di medici che lavorino assieme in una macro-area e che, ruotandosi, coprano anche le zone più periferiche o le frazioni dei Comuni montani. Usl e Comuni possono ragionare insieme per trovare dei luoghi adatti dove ospitare i medici». E ancora: «Nelle zone meno vantaggiose, dove in condizioni normali un professionista non vuole andare, si propongano soluzioni, anche economiche, vantaggiose per i nuovi medici. Penso a dei costi d’affitto per ambulatori favorevoli e contributi per il personale ausiliario del medico».

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Le precisazioni di Lanzarin

«L’emendamento proposto – puntualizza l’assessora – nasce proprio dall’attuale situazione di emergenza legata alla carenza di medici di medicina generale che vede oltre 600 zone carenti in Regione e punta ad innalzare il massimale di scelte fino ad un massimo di 1.000 assistiti per il primo anno, e di 1.200 assistiti per gli anni successivi al primo. Una soluzione necessaria, ma temporanea, perché prevediamo che l’attuale situazione di carenza dovrebbe attenuarsi nel corso dei prossimi anni con l’ingresso nel mondo del lavoro degli oltre 700 medici attualmente iscritti alla Scuola di formazione specifica in medicina generale e che ha visto un consistente aumento del numero dei posti a bando negli ultimi anni».

«Non si tratta di un’idea estemporanea – dice ancora l’Assessore – perché nell’attuale contesto nazionale di carenza, tutte le Regioni hanno condiviso in commissione Salute la proposta avanzata anche dal Veneto di aumentare per questi incarichi il massimale di assistiti. Una proposta di modifica è inoltre in corso di approvazione a livello nazionale attraverso specifico emendamento, presentato alla Camera dei deputati ed approvato il 28 aprile u.s, che prevede l’aumento del massimale a 1.000 assistiti fin dal primo anno. In questo senso, la Regione Toscana con una deliberazione di giunta ha già provveduto ad aumentare il massimale fino a 1.500 assistiti per il secondo e terzo anno di corso».

«Peraltro – conclude l’Assessore – il Comitato Scientifico della Scuola di Medicina Generale, avallando la scelta dell’aumento del massimale, attraverso uno specifico gruppo di lavoro ha inoltre previsto la formulazione di percorsi di tutoraggio a tutela del percorso formativo. L’emendamento proposto mira anche ad agevolare il percorso del corsista prevedendo, come da proposta condivisa a livello nazionale, il riconoscimento dell’attività dell’incarico quale parte del tirocinio».

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