Carenza di infermieri a Verona, i sindacati: «Necessario un tavolo di confronto urgente»

Il sindacato Nursing Up proclama lo stato di agitazione per denunciare la carenza di personale infermieristico che attanaglia gli ospedali del Veronese.

Infermiera esausta alla fine di un turno di lavoro

Il sindacato Nursing Up denuncia la «grave carenza di personale infermieristico che da tempo attanaglia gli ospedali del Veronese e in particolar modo le terapie intensive dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona (Aoui)». Lunedì scorso Nursing Up ha scritto all’Azienda chiedendo di convocare un tavolo tecnico aziendale urgente.

«In assenza di risposta da parte dell’Azienda ospedaliera universitaria veronese, lunedì siamo pronti a proclamare lo stato di agitazione e chiederemo un incontro davanti al Prefetto» dichiara Guerrino Silvestrini, responsabile di Nursing Up Veneto.

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Le quattro aree intensive dislocate tra Borgo Roma, Borgo Trento e Polo Confortini, servendo la chirurgia, la cardiochirurgia e la neurorianimazione, accolgono complessivamente una sessantina di posti letto «ma gli organici soffrono per la mancanza di oltre una decina di infermieri, al punto che ormai lo strumento straordinario del “trattenimento in servizio” è diventato lo strumento ordinario per coprire malattie e assenze improvvise. Ciò significa che al personale già presente in corsia viene chiesto di non smontare dopo le sette ore di turno (o le 10 di turno notturno), bensì di rimanere in servizio fino alla 12esima ora, oppure di rientrare in servizio nel giorno di riposo».

«Il problema si trascina da tempo ma adesso siamo vicini al punto di non ritorno. Pur comprendendo le difficoltà dell’azienda nel reperire professionisti, la stanchezza del personale per i picchi di lavoro da coprire è un problema cogente e l’Azienda non può procedere limitandosi a spremere i professionisti sanitari abusando delle chiamate in servizio» dichiara Guerrino Silvestrini, responsabile di Nursing Up Veneto.

Guerrino Silvestrini, responsabile Nursing Up Veneto

«Per questo abbiamo chiesto alla direzione dell’Azienda di convocare un tavolo urgente, nel quale discutere la situazione, senza procrastinare oltre il tema della distribuzione dei 407mila euro che la Regione Veneto ha assegnato all’Azienda ospedaliera universitaria di Verona come risorse per la riduzione delle liste di attesa/prestazioni aggiuntive del personale in particolari situazioni emergenziali. Noi chiediamo con forza che una quota di queste risorse, così come disposto dall’accordo regionale dell’aprile scorso, venga destinata a pagare con 50 euro l’ora tutti i professionisti sanitari dell’azienda ospedaliera richiamati in servizio o coinvolti per prestazioni aggiuntive fuori orario istituzionale, quale doveroso segnale di riconoscimento per l’impegno, la dedizione e l’elevata professionalità dimostrati quotidianamente sul campo. Gratificare il personale è anche un modo per contenere il fenomeno delle dimissioni e quindi la perdita di know how infermieristico altamente qualificato» prosegue il sindacalista Silvestrini.

Le criticità segnalate da Nursing Up riguardano anche la figura dell’infermiere Met (medical emergency team) che, a causa degli organici insufficienti, si trova spesso a dover gestire pazienti contemporaneamente: 2 in reparto e allo stesso tempo le emergenze che ci sono in tutto l’ospedale. «Torniamo a ribadire che il personale Met per la delicatezza del lavoro svolto su pazienti altamente critici e per l’imprevedibilità dei tempi di assenza dal reparto non può avere in carico 2 o più pazienti insieme, perché ne va della sicurezza dell’operatore e del cittadino» aggiunge il responsabile regionale di Nursing Up Veneto.

La carenza di personale nelle aree intensive «impatta in maniera particolare nella realtà ospedaliera di Verona che è centro hub di terzo livello con tutte le specialità cliniche e chirurgiche, pazienti da tutto il Veneto e anche da fuori regione, gestendo le patologie più complesse, dai grandi ustionati ai politraumi, e tutte quelle problematiche che richiedono cure intensive con l’ausilio di strumenti invasivi per mantenere in vita il paziente». 

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