Camurri: «Dobbiamo guardare al passato con attenzione»

Renato Camurri, docente di storia contemporanea all'Università di Verona, racconta gli appuntamenti organizzati dall'ateneo in occasione della Giornata della Memoria.

Tema del giorno di oggi “Verona ricorda la Shoah”: domani infatti, 27 gennaio, ricorrerà la Giornata della Memoria e, come di consueto, saranno molte le iniziative, anche se solo online per quest’anno, dedicate a questo argomento. Ai microfoni di Radio Adige Renato Camurri, docente di storia contemporanea dell’ateneo scaligero, dialoga con la giornalista Giorgia Preti.

«L’università ha organizzato due appuntamenti per ricordare la Shoah: il primo è stata la conferenza della docente Rossana Goris, dedicata a Primo Levi e intitolata “Con voce altrui. L’intertesto francese nell’opera di Primo Levi”, mentre giovedì 28 si terrà l’incontro, che curo da diversi anni, con Anna Foa, dal titolo “Storie, memorie e antisemitismo”».

«Sono molto favorevole alle conferenze via web, perché ci consentono di raggiungere una platea molto più grande. Una modalità che penso sarà tenuta in considerazione anche per il futuro, non appena sarà finita la pandemia».

Tornando a parlare dell’appuntamento di giovedì, il docente fa un riflessione sul concetto di antisemitismo al giorno d’oggi. «L’antisemitismo è diffuso ancora oggi, così come purtroppo è dimostrato da moltissime ricerche internazionali. Da alcuni anni è riemerso in maniera prepotente, usando varie modalità, non solo web. È una questione assolutamente negativa, che proprio per questo va affrontata con precisione e chiarezza. Di pari passo c’è anche la corrente negazionista: secondo una recente analisi condotta in Italia, una percentuale superiore al 15% degli intervistati nega l’esistenza della Shoah».

Il docente Camurri interviene anche sul rapporto tra le nuove generazioni, che sentono forse questo tema come qualcosa di distante tra loro, e la storia. «Non penso riguardi solo i più giovani; questo senso di lontananza rispetto a ciò che è accaduto nel passato riguarda tutta la società. Siamo stati abituati ad adagiarci sull’uso della memoria. Dobbiamo invece riabituarci a guardare agli eventi del secolo appena passato con un approccio storico rigoroso».