Calo nascite, Mamaninfea: «Durante il lockdown più concepimenti»
Dati alla mano è innegabile che il 2019 abbia segnato un calo consistente delle nascite per quanto riguarda il territorio veronese, ma anche su quello nazionale. Solo a Verona, l’anno scorso, si è registrato il 17% in meno delle nascite rispetto all’anno precedente. Se guardiamo al 2020 le tendenze potrebbero essere invertite o confermate. A darci un’idea di quello che è successo nei mesi appena trascorsi, a livello di nascite, e a fornirci un punto di vista alternativo è stata Lisa Forasacco, presidente dell’Associazione “Nascere in Casa” e ostetrica di Mamaninfea: un gruppo di ostetriche, ma anche un’associazione che promuove e sostiene il parto in casa.
«Sicuramente questo periodo ha portato un maggior interesse verso il parto a domicilio, come possibilità diversa di una nascita in un ambiente domestico, più intimo e più rispettato. – ci ha spiegato Lisa – Quando il sistema ha cominciato a compromettere i diritti che sono stati guadagnati nel tempo, come la presenza del papà in sala parto e la non separazione del bambino dopo la nascita, c’è stato un momento di grande paura da parte delle madri e quindi la ricerca di un qualcosa che fosse più vicino al loro benessere e ai loro interessi».
Intensi i mesi appena trascorsi, tra lockdown e paura per la pandemia: «Sicuramente anche per noi è scattato il dovere di munirci di tutti i dispositivi necessari per non diffondere il virus. Andando a domicilio la possibilità di promiscuità che crea un ambiente chiuso è inferiore, perchè abbiamo il tempo, da una visita all’altra, di cambiarci e disinfettarci. In questi mesi non si sono verificati casi a nostro carico di compromissione da questi punti di vista. Certo è che rispondere a questa emergenza è stato rispondere anche alla parte di sostegno psicologico alle famiglie».
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Importante anche la campagna portata avanti dall’associazione e da alcuni genitori per chiedere alla Regione un rimborso, almeno parziale, del parto in casa: «Due coppie di genitori che hanno partorito con noi, dopo la loro esperienza, si sono chiesti come poter far sì che l’esperienza potesse diventare più accessibile per tutti, perchè alcuni regioni prevedono il rimborso, anche parziale, del costo sostenuto dalle famiglie per il parto in casa. Quindi si sono mossi attivamente per chiedere in regione questo tipo di riconoscimento. – ci dice Lisa – L’assistenza, infatti, è molto consistente: noi assicuriamo un percorso di assistenza in gravidanza, visite domiciliari, assistenza al travaglio e al parto, la visita del neonatologo e dalle 5 alle 7 visite dopo parto a domicilio. È un’assistenza molto ampia e il costo si aggira intorno ai 2000/2500 euro. Come è corrisposta una somma alle aziende ospedaliere, che danno questo tipo di servizi, sentiamo forte che venga corrisposta una somma relativa alle famiglie che sostengono questa spesa».
Sul calo delle nascite i dubbi sono pochi: questo 2020, secondo Lisa, potrebbe aver portato non poche sorprese. «Abbiamo a che fare con piccoli numeri, quindi non abbiamo questa sensazione di calo: piuttosto durante il lockdown abbiamo avuto la sensazione che più famiglie abbiano deciso di avere un bambino!».
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