Bufera su Amia: «Siamo a disposizione della Procura»

Convocato da Amia un Cda martedì per fare luce sulle indagini per infiltrazioni mafiose che nelle scorse ore hanno coinvolto la municipalizzata. Ai domiciliari sono finiti l'ex presidente Andrea Miglioranzi e l'attuale direttore, Ennio Cozzolotto.

L’inchiesta “Isola Scaligera” e gli arresti delle ultime ore da parte della polizia di Stato sulle infiltrazioni mafiose a Verona, si è abbattuta come un macigno su Amia. Tra i 26 indagati, di cui 17 finiti in carcere, 6 ai domiciliari e 3 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ci sono infatti anche l’ex presidente della municipalizzata, Andrea Miglioranzi, e l’attuale direttore Ennio Cozzolotto, entrambi agli arresti domiciliari.

Oggi, all’indomani della tempesta scatenatasi anche sull’ex sindaco Flavio Tosi, il Cda di Amia, presieduto da Bruno Tacchella, annuncia «massima collaborazione con la Procura, con la quale vi è sempre stata fin dall’inizio del nostro mandato la totale disponibilità nel segno della più assoluta trasparenza».

Martedì sarà convocata una seduta del Consiglio di amministrazione per discutere dell’assegnazione temporanee delle deleghe attualmente in carico al direttore generale Cozzolotto.

«Proprio la settimana scorsa abbiamo presentato il bilancio aziendale del 2019 con un utile di oltre 1 milione di euro interamente destinato a copertura parziale delle perdite pregresse ereditate dal precedente management. Un risultato frutto di una attenta politica di risanamento, di ottimizzazione dei costi aziendali, di un importante ridimensionamento delle spese di sponsorizzazione e consulenze, di una vantaggiosa rinegoziazione dei contratti commerciali e dell’adeguamento del Piano Finanziario con il Comune di Verona. – fanno sapere dalla società di via Avesani – Fin dall’insediamento del nostro mandato abbiamo attuato una rivisitazione gestionale a 360 gradi che, nonostante le difficoltà e le criticità legate al settore dei rifiuti e di un quadro economico del settore pubblico non dei più rosei, consentono di guardare con fiducia e ottimismo al futuro. Abbiamo approvato nei mesi scorsi rigidi e severi regolamenti e linee guida che regolano il settore degli appalti e della sicurezza sul posto di lavoro, continuando ad investire risorse e mezzi per il bene della città e per la collettività. Dispiace che queste indagini feriscano l’immagine di una società sana, operativa, trasparente, efficiente e oggi anche con i conti in ordine. Una ferita per la nostra azienda e per la nostra città che ci auguriamo possa essere presto sanata e chiarita. I circa 600 dipendenti, che ringraziamo per il loro quotidiano impegno e che hanno il diritto di lavorare con serenità in una azienda al di sopra di ogni sospetto ed il proseguimento di politiche aziendali incentrate all’efficienza e alla massima trasparenza, assicureranno alla città di Verona il proseguimento dei livelli e degli standard operativi che fanno di Verona una delle città più pulite d’Italia».

Sulla questione è intervenuto Michele Bertucco, consigliere comunale di Verona e Sinistra in Comune, che ha chiesto l’istituzione di una commissione comunale di indagine: «Se le accuse verranno confermate, si dirà, come disse Craxi di Mario Chiesa, che Miglioranzi e Cozzolotto si sono comportati come due “mariuoli”, mettendo cioè a repentaglio il pubblico ufficio affidatogli e la propria onorabilità per un pugno di banconote. – ha detto Bertucco – Eppure i tentativi di infiltrazione ‘ndraghetisti non sono di oggi, il sottoscritto li denuncia da anni, alla luce di quanto rivelano le inchieste della magistratura, quelle giornalistiche e le interdittive prefettizie. Dai centri sportivi ai rifiuti, dalla formazione alla manutenzione del verde, dalle riqualificazione delle aree dismesse alle aree commerciali, non c’è settore della pubblica amministrazione che non attragga l’appetito della malavita e nel quale la ‘ndragheta non abbia cercato di infilarsi. Non è da escludere dunque che quella emersa dall’inchiesta “Isola scaligera” sia soltanto la punta dell’iceberg».

«In passato c’è stato chi, come Tosi, da Sindaco ha negato e minimizzato tali inequivocabili segnali (ricordiamo quando disse che il Pd doveva scegliere tra la “mia” macchina del fango e una opposizione costruttiva, benché avessero arrestato e condannato per concussione il suo vicesindaco). – continua Bertucco – Ora c’è Sboarina che si dice in preda all’orrore al solo pensiero delle infiltrazioni. In entrambi i casi un atteggiamento sbagliato perché la ‘ndrangheta c’è e va attivamente combattuta. C’è il coinvolgimento di una azienda pubblica attraverso le sue posizioni apicali, l’ex presidente Miglioranzi e il direttore Cozzolotto, una carica politica (recentemente accolta in un partito di maggioranza, Fratelli d’Italia) e una dirigenziale. Non sono spettri da esorcizzare, ma forze concrete in carne ed ossa da combattere».

«Chiedo pertanto venga attivata la commissione comunale di indagine prevista dall’articolo 14 del regolamento del consiglio comunale. Senza inutili equivoci o infingimenti a cui abbiamo assistito in passato: lo scopo della commissione non è quello di sostituirsi agli organi inquirenti ma di impedire che le aziende comunali diventino luoghi di malaffare. – ha concluso il consigliere comunale – E visto che il Comune di Verona ha aderito ad Avviso Pubblico, chiedo che il presidente nazionale di questa associazione che da anni lotta contro l’infiltrazione della mafie nella pubblica amministrazione venga invitato in una commissione dedicata al fine di ottenere suggerimenti su come i Comuni si possono difendere dalla malavita».

A fare eco a Bertucco è il gruppo consiliare comunale Pd, composto da Federico Benini, Elisa la Paglia e Stefano Vallani, che chiede a gran voce misure severe contro le infiltrazioni: «Il Sindaco si dice disgustato da qualunque cosa abbia a che fare con la mafia. Siamo con lui. Fatto sta, però, che i mafiosi risultano essersi infilati come il coltello nel burro fin nei gangli vitali di una grande azienda pubblica, Amia, dando del tu sia ad un presidente di partecipata che ad un direttore generale e organizzando, sempre stando alle risultanze delle indagini, affari sporchi, pianificando assunzioni di comodo e altri affari sempre più sporchi e redditizi. – spiegano i dem – Di fronte a tutto questo, e nel momento in cui la Dda chiarisce che a Verona i mafiosi non sono semplicemente infiltrati, ma hanno una o propria organizzazione stabile, l’indignazione del Sindaco non è sufficiente. La responsabilità penale è individuale ma un Sindaco deve assumersi la responsabilità politica di ciò che non funziona nella sfera d’influenza della propria amministrazione. E benché Amia sia una sotto-controllata, essa vi rientra a pieno titolo. Abbandonato Tosi, Miglioranzi era stato premiato da questa amministrazione con un “posticino” in Esacom dopo aver mantenuto a lungo la presidenza Amia ben oltre le elezioni, mentre Cozzolotto è diventato direttore generale proprio con loro. Queste scelte, mai motivate, ora vanno spiegate».