Bassi diventa “virale” raccontando la disavventura del rider: «Felice se può aiutare»
Andrea Bassi, ex assessore del Comune di Verona ed ex consigliere regionale, è tornato alla ribalta delle cronache per aver raccontato sui social la disavventura di un rider. Il ragazzo, in bicicletta, aveva attraversato tutta Verona, fino all’abitazione di Bassi a Bussolengo, per portare la cena.
Stupito e sconvolto per le decine di chilometri che il giovane aveva dovuto fare, per non risultare “inadempiente” agli occhi dell’algoritmo della piattaforma per cui lavora, Bassi aveva dichiarato: «Ho deciso che mai e poi mai più utilizzerò questo tipo di servizio. Non tanto per il rischio di ritardi o disguidi (che possono accadere, ci mancherebbe), ma soprattutto per non rischiare di avallare, seppur inconsapevolmente, un simile sistema che in queste condizioni rasenta lo schiavismo!».
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Negli scorsi giorni lo sfogo di Bassi era stato ripreso da diversi giornali ed era stato intervistato sul tema. Ieri l’ex assessore è tornato sull’argomento: «Proprio vero: a volte si fa più notizia quando non si vuole farla. Qualche giorno fa ho pubblicato un post sul mio profilo personale di Facebook su un fatto a mio avviso incredibile accadutomi. Ebbene, ha avuto più risonanza mediatica della stragrande maggioranza dei post politici che io abbia mai scritto!».
E ancora: «Subito francamente non ne ero felicissimo ma oggi, col senno di poi, mi sono ricreduto perché, avendo avuto modo di approfondire il funzionamento di questo particolare sistema, spero che questa attenzione cominci a squarciare il velo di indifferenza (spesso inconsapevole, come nel mio caso) che cela alcune evidenti storture nel suo funzionamento. Augurandomi poi che, ovviamente, chi sta nelle stanze dei bottoni si adoperi per modificare e/o adeguare le norme che regolano il settore».
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Il racconto originale di Bassi
Così scriveva venerdì pomeriggio sul suo profilo Facebook Andra Bassi: «Vi voglio raccontare un fatto incredibile che mi è successo ieri sera e che mi ha fatto davvero riflettere su quanto lo sfruttamento delle multinazionali sia molto più vicino alla nostra realtà di quel che pensiamo. Per questioni pratiche, ordino online presso una nota catena di fast-food optando (per la prima volta nella mia vita) di ricevere il tutto a casa. La catena però non effettua consegna diretta ma si avvale di altre realtà. Pago il tutto con Paypal. Sono le 18.40 circa e la consegna stimata è dopo un’oretta, ma non ho alcuna fretta…».
«Alle 20.50 il fattorino doveva ancora arrivare. L’applicazione non dava alcun riferimento telefonico e quindi decido di chiamare la catena di fast-food per chiedere spiegazioni di un simile ritardo. Si sono ovviamente scusati, mi hanno spiegato che il problema non dipendeva dal loro personale e mi hanno però garantito che entro poco la cosa sarebbe stata risolta».
«Alle 21.10 circa, finalmente, l’applicazione inizia a segnalare l’avvicinamento (molto lento) del fattorino alla mia abitazione. Scendo bellicoso in strada pronto per chiedergli se fosse andato a farsi prima un giro sulla Luna, ma ad un tratto rimango di sasso, basito: il ragazzo (italianissimo) era a bordo di una bicicletta, tra l’altro parecchio carente sotto il profilo della sicurezza. Ho poi pure capito che era oberato di consegne e che ha dovuto attraversare praticamente l’intera città di Verona, per correre al fast-food, prendere la mia cacchio di cena, portarmela sotto casa e poi tornare nel capoluogo per chissà quale altro giro. Ovviamente l’incazzatura si è subito trasformata in pena e quasi angoscia che, se lo avessi avuto, gli avrei prestato pure un motorino…».
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