Bara in Bra. Gnesato (CONI): «Con noi non c’entravano nulla»
Ha fatto il giro delle testate locali e nazionali la foto di due giovani che ieri, in occasione della manifestazione organizzata in Piazza Bra da molte sigle di federazioni e associazioni dello sport per protestare contro l’ultimo provvedimento del Premier Conte, hanno mostrato una bara di cartone nera con la scritta “Morto x DPCM”.
Complice un lancio dell’agenzia Ansa, quello che doveva essere un episodio marginale e per altro non autorizzato, ha catalizzato l’attenzione dei media e delle testate giornalistiche. All’indomani di quanto accaduto e a seguito della nutrita rassegna stampa che associa la provocazione alla manifestazione, il delegato provinciale del CONI Stefano Gnesato (presente nella foto a sinistra) desidera specificare che le persone che hanno fatto sfilare il feticcio, nulla avevano a che fare con la manifestazione stessa e che, per altro, nel momento della foto lui era intento a mandarle via dalla piazza.

«Alla manifestazione di ieri mattina hanno preso parte federazioni sportive, enti di promozione sportiva, discipline associate, assessorati allo sport e Coni Verona, mi spiace constatare che abbiano avuto risalto alcune persone che, con la manifestazione, non avevano nulla a che fare. – commenta Gnesato – L’ idea, condivisa nei giorni scorsi con coloro che hanno partecipato, è che doveva essere organizzata nel pieno rispetto dei DPCM, vietati insulti, fumogeni, striscioni e cartelli offensivi. Per controllare nel migliore dei modi la situazione, ma anche per contattare i partecipanti in caso che, nei giorni successivi qualcuno avesse contratto il virus, abbiamo preparato un elenco con tutti i nomi dei partecipanti. Anche nelle nostre locandine era chiaramente riportata la richiesta di evitare insulti e quant’altro».
«Coloro che si sono presentati con la bara di cartone non erano noti a nessuno dei partecipanti. – prosegue il delegato provinciale del CONI – Dal sottoscritto sono stati invitati a rimuoverla dai gradini. Il nostro scopo era sì manifestare il disagio dello sport dilettantistico, ma anche chiedere di essere rispettati ed ascoltati prima di emettere DPCM risultati sempre poco chiari generando enorme confusione».
«Ricordo che con il lockdown di inizio anno molte società sportive hanno comunque dovuto pagare affitti e bollette, rinunciare agli introiti dei bar o delle feste sociali che rappresentavano un sostegno per le stesse. – conclude Stefano Gnesato – Con la riapertura oltre ad affrontare tutti i costi della sanificazione, molte hanno perso sponsor e adesioni (15%), hanno adeguato le strutture e infine hanno dovuto chiudere nuovamente».
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