In volo fino alle Hawaii

È tra i cinque italiani selezionati per prendere parte al campionato mondiale World Drone Racing di droni a Kouala Ranch, dal 17 al 22 ottobre. Michele Praga, appassionato di elettronica da sempre, ma anche di aeromodellismo ad alti livelli, da dieci anni si è innamorato dei droni, che costruisce da solo. «Taglio il carbonio con frese e plotter, un lavoro di grande precisione, e con la stampante 3D realizzo la parte in plastica».

di Federica Lavarini

Le Hawaii. Per capirci, qui sono state girate alcune delle pietre miliari del cinema, da Jurassic Park a Godzilla, fino a Lost, che ha forse creato il più alto tasso di dipendenze da serie televisive. Anche in questo caso parliamo di una sorta di dipendenza, ma da droni. Come è possibile appassionarsi così tanto a dei piccoli rotomotori? Sì, perché il Dizionario Treccani definisce drone un “velivolo privo di pilota e comandato a distanza, usato generalmente per operazioni di ricognizione e sorveglianza, oltre che di disturbo e inganno nella guerra elettronica; è indicato anche con la sigla RPV, Remotely Piloted Vehicle «veicolo guidato a distanza»”.

Anche Michele conferma: «Chiamare “droni” i nostri velivoli è una brutta parola, si tratta di una terminologia tipicamente militare che non ha niente a che vedere con quello che facciamo noi».

Perché parla al plurale?

 Una persona singola non potrebbe mai realizzare un modello come quelli che gareggeranno alle Hawaii o che hanno partecipato ai campionati europei di Ibiza ai primi di ottobre. Tutti questi droni sono il frutto delle idee di molte community tra loro in contatto, le più importanti in America.

Perché usa la stampante 3D? 

È il modo più veloce per realizzare quello che hai in testa. Si tratta di prototipi, ognuno costruisce i propri secondo le sue idee e con la stampante 3D è molto più semplice creare qualcosa appena l’hai pensata.

Come si pilota un drone? 

Con degli occhiali LCD grazie ai quali vedi ciò che vede il drone. Per questo è molto difficile da pilotare perché è una sorta di realtà aumentata, come se si fosse a bordo del drone stesso. Anche da semplice spettatore quando indossi gli occhiali devi sederti, altrimenti cadi.

Che sensazione si prova? 

Pilotare un drone ti dà la sensazione di volare, è qualcosa di molto coinvolgente. Ho sempre voluto far provare questa esperienza a più persone possibili perché è un’emozione indescrivibile, finché non provi non puoi capire. È una sensazione fortissima: quando ho fatto le gare ho usato il misuratore di battiti cardiaci e sono arrivato a 130 battiti al minuto.

Quali sono le caratteristiche dei droni? 

I nostri droni hanno delle caratteristiche uniche: arrivano a 150-180 km orari, da zero a cento in un secondo e mezzo. La Fai, la Federazione mondiale degli sport dell’aria, da gennaio di quest’anno ha sancito il nostro come sport a tutti gli effetti.

Come si pratica questo sport? 

In Italia c’è una normativa molto selettiva che fino a poco tempo fa vietava di organizzare gare di droni. Questo non ci permette di allenarci tanto quanto si allenano in Francia o in Germania e quindi siamo penalizzati nelle gare agonistiche. I nostri modelli hanno la caratteristica di poter essere usati in piccoli campi di volo per aereo-modelli con delle reti di protezione, volando a uno-due metri di altezza. I droni non sono in realtà più pericolosi di altri aeromodelli, che possono arrivare anche a 400-500 km orari.