Verona ricorda Gino Bartali con un murales

Inaugurato ieri mattina con il percorso ciclo-pedonale, il murales di via Badile è un omaggio della città al grande campione, di ciclismo prima e di coraggio poi, Gino Bartali: un modo per ricordare il suo gesto coraggioso, che durante gli anni della guerra salvò la vita a decine di rifugiati ebrei.

Borgo Venezia ha un nuovo inquilino: è stato inaugurato ieri, domenica 8 maggio, alle ore 10.30 il murales dedicato al ciclista, medaglia d’oro al Valore civile, Gino Bartali. Al campione è stata intitolato anche il percorso ciclo-pedonale che collega via Pisano (civico 89) a via Badile.

Il progetto è stato realizzato dalla ditta SIOF, proprietaria del muro lungo via Badile su cui il murales è stato realizzato, in collaborazione con il Comune di Verona. All’inaugurazione sono stati invitati diversi writers, italiani ma non solo, che durante la giornata hanno completato l’opera con i propri graffiti.

Come ha specificato l’assessore allo Sport Alberto Bozza «Un angolo della nostra città ricorderà Gino Bartali, grande uomo e campione del ciclismo, a testimonianza dei valori civili e sportivi per i quali visse, un esempio per tutti e soprattutto per i giovani».

Un modo, da parte di Verona, di rendere omaggio a un grande campione che, tra il 1938 e il 1943, rischiò la propria vita per la salvaguardia di decine di rifugiati ebrei.

Gino Bartali è nato il 18 luglio 1914 a Ponte a Ema; a diciassette anni, nel 1931, comincia a praticare il ciclismo e dal 1934 al 1954 vince tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta e cinquanta. Muore il 5 maggio del 2000; nel 2005 il Presidente della Repubblica Ciampi gli attribuisce la medaglia d’oro al valor civile (postuma); il 2 ottobre 2011, Bartali è stato inserito tra i Giusti dell’Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova per l’aiuto offerto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale e il 23 settembre 2013 è stato dichiarato ‘Giusto tra le nazioni’ dallo Yad Vashem, per aver rischiato la propria vita per salvare anche un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.