Turismo accessibile, la scelta giusta (che conviene)

Un turismo «come dovrebbe essere», adatto a tutti è possibile: l’ha spiegato, lo scorso 23 ottobre, il convegno “Il turismo accessibile veronese – modelli di sviluppo”, organizzato da Progetto Yeah. Un approccio meritevole, certo, ma anche un modo per essere più competitivi sul mercato, se si pensa che in Italia il turismo accessibile coinvolge almeno 10 milioni di persone.

Una buona pratica, prima di tutto. E un’opportunità economica non trascurabile, in secondo luogo. Quando si parla di turismo accessibile i numeri non si possono ignorare: è la Regione Veneto a stimare che un turismo aperto alle esigenze di tutti si tradurrebbe in 800 mila viaggiatori in più ogni anno sul nostro territorio, circa 1 milione se si considerano famiglie e accompagnatori.

A fotografare la situazione di Verona e provincia ci ha pensato, lo scorso 23 ottobre al Palazzo della Gran Guardia, il convegno “Il turismo accessibile veronese – modelli di sviluppo”, organizzato da Progetto Yeah, ramo sociale della cooperativa Quid, che si occupa di consulenza per l’accessibilità e il turismo, in collaborazione con il Comune di Verone e i patrocini di InSoave e Verona Network. Il dibattito, dal taglio pratico, ha visto sul palco tante testimonianze di esperienze già avviate con successo nel campo dell’accessibilità.

«Il turismo accessibile può essere un modo per allargare la stagione e attrarre nuovi utenti – spiega Marco Andreoli, uno dei fondatori di Progetto Yeah – noi di Yeah possiamo rappresentare una cerniera tra mondi che si conoscono poco. Attraverso corsi di formazione per guide, strutture alberghiere e parchi invitiamo a mettersi letteralmente nei panni di chi ha una disabilità o un’esigenza particolare».

Significativa, in tal senso, l’esperienza di Pier Matteo Signorini dell’Hotel Roxy Plaza che sul palco della Gran Guardia ha raccontato di una realtà che funziona, anche grazie all’accessibilità: «Numeri delle stanze in rilievo e diciture in braille, guide tattili nei percorsi di accesso, ma soprattutto la formazione del personale che ora sa assecondare le esigenze di chi ha una disabilità ci hanno dato un riscontro positivo da parte degli ospiti, molte richieste di informazioni sui nostri servizi ed un passaparola che ha incrementato gli arrivi». Ma il turismo va inteso come esperienza a tutto tondo: gli interventi di Chiara Mattiello, sommelier che si occupa di percorsi multisensoriali enogastronomici dedicati anche a persone con disabilità visive, e di Manuela Uber, guida turistica della città di Verona che dedica tour specifici a persone con disabilità, raccontano una Verona da scoprire (e da gustare) con tutti e cinque i sensi. A chiudere il convegno è stato Marco Ceccherini, dell’associazione InChiostro di Bergamo, che ha illustrato ai partecipanti un’app per supporti multimediali che attraverso immagini legate a testi ascoltabili consente di ottenere la descrizione delle bellezze artistiche di una città.

Insomma, una via già tracciata, quella del turismo accessibile, che ora spetta agli operatori saper percorrere nel senso giusto.

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