Testamento ed eredità. Quello che c’è da sapere

All’interno dello scorso numero di Pantheon Verona Network e sul nostro sito internet, abbiamo dedicato un articolo, intitolato “Successioni e testamenti. Quello che c’è da sapere”, al tema delle successioni spiegando cosa accade per legge al nostro patrimonio dopo la nostra morte e vi abbiamo dato appuntamento qui per saperne di più. Eccoci quindi a mantenere la parola. Oggi parleremo di testamenti.

Che ruolo gioca il nostro testamento? Qual è il suo scopo e come se ne scrive uno perché sia valido? Questa era la domanda con cui ci eravamo lasciati e ora andremo a fare chiarezza.

Con il testamento una persona può disporre come ritiene più opportuno dei suoi beni, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, fermo restando che alcune quote minime devono essere riservate a quei soggetti determinati (c.d. legittimari) se vuole evitare che il testamento venga invalidato.

Il testamento è un atto personalissimo, che non ammette delega o procura. È sempre revocabile e modificabile e rappresenta la massima espressione di libertà, pertanto è nullo il patto con cui una persona si obbliga a non modificare il suo testamento o si obbliga a istituire erede una determinata persona.

Il testamento principalmente è di due tipi: olografo e pubblico.

Si chiama testamento olografo il testamento scritto, datato e sottoscritto dal testatore di suo pugno, mentre si chiama pubblico, il testamento ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni e sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio.

Il testamento olografo deve contenere la sola sottoscrizione del testatore: non sono ammesse altre forme, come ad esempio la firma dell’erede o di testimoni. Dopo la morte del testatore, il testamento deve essere portato ad un notaio per la pubblicazione. Ovviamente quando parliamo di pubblicazione non intendiamo che il testamento venga pubblicato sui giornali ma che sono necessari alcuni adempimenti per rendere “pubblico” il testamento, per far produrre effetti al testamento che altrimenti senza questi adempimenti resterebbe una semplice scrittura privata.  Per far valere la volontà espressa nel testamento, il soggetto interessato lo porterà pertanto ad un notaio con l’estratto per riassunto dell’atto di morte e procederà al deposito del testamento presso il notaio il quale provvederà a registrarlo, depositarlo presso l’Archivio Notarile e presso il Tribunale Competente.

Di regola il contenuto delle disposizioni testamentarie è di natura patrimoniale, cioè attribuiscono diritti e beni ma talvolta il contenuto può essere anche non patrimoniale come avviene nel caso in cui il testatore riconosca il figlio naturale o disponga a favore dei poveri o a favore della propria anima mediante messe e suffragi.

Tuttavia non è sempre facile interpretare il significato delle parole e delle espressioni utilizzate dal testatore: bisogna tener conto del contesto sociale in cui vive ed ha vissuto l’autore del testamento perciò, perché il testatore sia certo che le disposizioni di ultima volontà contenute nel suo testamento vengano attuate ed eseguite dovrebbe nominare, sempre nel testamento, un esecutore testamentario attribuendogli i poteri necessari, più o meno ampi, per la gestione dei beni ereditari (art. 700 c.c.).

Spesso l’erede non ha alcun interesse a dare completa esecuzione al testamento soprattutto quando sono previste delle elargizioni a favore di terzi o delle attività a carico dello stesso erede. Ecco quindi l’importanza della nomina dell’esecutore testamentario: incarico che va accettato ed eseguito gratuitamente salvo disposizioni contrarie del testatore.

Ma chi ha provveduto a pubblicare il testamento o chi per legge è chiamato a succedere per far valere i propri diritti di chiamato alla successione testamentaria o legittima ha necessità di altre attività o adempimenti?

In generale, non è sufficiente essere chiamati alla successione, bisogna anche accettare l’eredità cioè porre in essere in maniera espressa o tacita per fatti concludenti, la volontà di accettare l’eredità.

L’eredità va accettata o mediante dichiarazione espressa o ponendo in essere attività non compatibili con la volontà di non accettare l’eredità. Il chiamato all’eredità che vende un bene ereditario diventa erede in via tacita perchè mediante la vendita del bene ereditato implicitamente ha accettato l’eredità.

Il chiamato alla successione, per legge e per testamento, fintanto che non manifesta, in maniera espressa o tacita la volontà di accettare l’eredità, non diventa erede, resta un chiamato all’eredità.

Nel linguaggio pratico si parla di erede con riferimento al soggetto che in realtà è solo chiamato all’eredità. In senso tecnico solo l’erede può alienare o disporre di beni ereditari.

Con il subentro nel patrimonio del defunto, l’erede risponde dei debiti ereditari con tutti i propri beni: si parla in tal caso di “confusione” dei patrimoni. Per tenere distinti il patrimonio personale da quello ereditario l’erede deve accettare con beneficio di inventario. Tale tipo di accettazione di eredità è obbligatorio nel caso di successioni a favore di soggetti incapaci, i minori, enti morali ed è prevista per la loro tutela.

L’erede che ha accettato con beneficio di inventario e che ha redatto successivamente l’inventario dell’eredità con l’intervento del notaio, per disporre dei beni ereditati al fine di procurarsi i mezzi finanziari per pagare i debiti del defunto, dovrà essere di volta in volta autorizzato dal giudice. Con la conseguenza che, in caso contrario, decadrà dal beneficio e sarà chiamato a rispondere dei beni ereditari anche con i beni personali.

Con il testamento il testatore, se non ha famigliari ai quali la legge riserva i diritti di legittima, può liberamente disporre dei propri beni e può disporre comunque della quota disponibile che varia a seconda dei soggetti che concorrono alla successione come sopra evidenziato.

Questa rubrica è stata realizzata con la consulenza legale dell’avvocato notaio Mario Sartori di Grezzana.