Festival Biblico, al via la 5^ edizione

Ieri nell’auditorium della Gran Guardia si è svolta l’inaugurazione della 5^ edizione del Festival Biblico, con una tavola rotonda intitolata “Il perdono incarcerato”. A discutere degli intrecci tra fede e giustizia, tanti attori importanti: dal Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri all’Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane don Virgilio Balducchi, ma anche la Garante per i diritti dei detenuti del Comune di Verona, Margherita Forestan.

Aperte le danze di questa quinta edizione del Festival Biblico di Verona: l’evento, che per tutto il weekend animerà la città, ha scelto il tema «Giustizia e Pace si baceranno» (Salmo 85) come filo conduttore degli incontri.

Come ha spiegato ieri all’inaugurazione nel Palazzo della Gran Guardia Don Martino Signoretto, Vicario Episcopale per la Cultura, «Abbiamo scelto il Salmo 85 per declinare il tema della misericordia nella forma specifica del Festival Biblico. Un modo nuovo per uscire dagli ambienti ecclesiastici e portare la Bibbia nei contesti laici, per metterla a servizio di tutti, anche dei più giovani». Al riguardo, Don Martino ha anche presentato una nuova edizione della Bibbia, recentemente realizzata, che sarà disponibile dal mese di giugno, pensata proprio per i più giovani (sarà disponibile anche una App per smartphone).

Sul palco dell’auditorium della Gran Guardia hanno poi interagito sul tema importante de “Il perdono incarcerato” il Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri, l’Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane don Virgilio Balducchi, Maria Clara Rossi, docente universitaria di Storia della Chiesa e giuristi del territorio, l’avvocato Maurizio Reggio e Margherita Forestan, Garante per i diritti dei detenuti.

La tavola rotonda ha visto come prima interlocutrice la professoressa Maria Carla Rossi, che ha discusso del rapporto tra carcere e fede. Questo è il filo rosso conduttore del suo libro “La religione dei prigionieri”, scritto in collaborazione con altri docenti: dai primi cristiani incarcerati per via della loro fede, fino alle storie dei carcerati che ritrovano la fede dopo anni di carcere.

L’avvocato Maurizio Reggio ha poi affrontato il tema del perdono della vittima, essenziale per un ripensamento della giustizia, in cui la persona e le sue relazioni vengono messe al centro. Giustizia non come vedetta, quindi, ma una giustizia riparativa, che recuperi sia la vittima che il reo.

Di alto profilo istituzionale l’intervento di Cosimo Maria Ferri, che ha sottolineato come i temi toccati da questo Festival Biblico siano al centro della politica dell’attuale Governo. Il Sottosegretario ha dedicato parole molto forti al tema del recupero dei detenuti, sottolineando come i centri di detenzione debbano diventare luoghi di crescita e rieducazione, da cui escano persone in grado di essere cittadini al servizio della comunità: «Il reo che sconta la pena e uscendo dal carcere riprende a delinquere rappresenta una sconfitta anche per lo Stato. Il governo sta lavorando per dare un nuovo volto al sistema penitenziario».

Toccante la testimonianza di Don Virgilio Balducchi, che della sua esperienza decennale nel penitenziario di Bergamo ha tratto un importante insegnamento: «Dio lavora nei posti dove nemmeno i cristiani pensano sia possibile».

A chiudere l’evento è stata quindi la Granate per i diritti dei detenuti del Comune di Verona Margherita Forestan, che da anni si batte a difesa dei diritti dei detenuti: «Quando me lo chiedono, io devo rispondere che il perdono non è un diritto, ma una strada lunga e complessa, che però ogni detenuto ha il diritto di intraprendere». Forestan ha presentato due progetti a lei molto a cuore: il Progetto Nelson, curato dall’associazione Microcosmo nel carcere di Montorio, che cerca punti di contatto tra i prigionieri, ma anche l’accordo con il Comune e ASAV, l’associazione per le vittime di reato, per l’apertura di uno sportello di consulenza per le vittime di reato.

Un impegno su entrambi i fronti, quindi, perché come specifica la Garante: «Servono due rive per costruire un ponte».

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