Decreto dignità: per Apindustria è “un ritorno al passato”

«Un contratto a termine contrattualmente regolare e retribuito non è dignitoso? Il contratto a tempo determinato non è sinonimo di precarietà: il lavoro si crea se si garantiscono condizioni di sviluppo, quindi stabilità nella crescita. Se cresce il PIL e aumenta il trend positivo possiamo giustamente pretendere solidità nei rapporti», questo il commento di Renato Della Bella, presidente di Apindustria Confimi Verona, intervenendo sul Decreto dignità.

Per fornire occupazione, prosegue, «bisogna avere risorse da investire. Invece le PMI sono tartassate da costo del lavoro e dell’energia oltre che da un peso burocratico senza paragoni in Europa. Pensare di irrigidire il mercato del lavoro, senza dare la priorità a tali criticità, è come curare il sintomo e non la malattia».

A dare occupazione oggi, rappresentando il vero welfare in Italia, sono le PMI: 4 milioni e 300 mila piccole e medie imprese che impiegano 16 milioni di addetti e rappresentano il 73,8% del PIL. «Molte sono aziende manifatturiere della nostra provincia che non vivono del precariato dei propri collaboratori. Ogni nuova figura, se adeguata, trova spazio non per obbligo di legge, ma nell’interesse aziendale. Certo, gli abusi vanno fermamente condannati : servono forme di controllo e sanzioni per individuare chi utilizza e abusa in modo speculativo del contratto a termine», continua.

Prossimi alla scadenza sono migliaia di contratti e la scelta del Governo complica la vita alle imprese. «Sapevamo che la volontà di Di Maio era limitare a 24 mesi la durata dei tempi determinati e reintrodurre le famigerate causali, per legittimare l’apposizione del termine al contratto dopo i primi 12 mesi – evidenzia –. Sopravvive invece il contingente massimo del 20% rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, perché la norma specifica non viene toccata. La penalizzazione è doppia con un ritorno al passato che scoraggerà gli imprenditori ad assumere dato il rischio più che probabile di contenziosi. E con il risultato che dopo dodici mesi realmente qualcuno sarà licenziato: allora sì che si parlerà di precariato. Anche la somministrazione di lavoro tramite agenzie viene devastata».

In tema di delocalizzazione, Della Bella intravede un panorama diverso: «Assisteremo sempre di più a delocalizzazioni di singoli prodotti, poi riportati in Italia con costi nettamente inferiori. Soltanto se si torna a parlare di prosperità e si garantiscono condizioni di sviluppo e stabilità nella crescita si può auspicare la creazione di nuovi posti di lavoro. Altro auspicio di Apindustria Confimi Verona è che lo Split Payment venga rivisto e tolto a tutti, non soltanto ai professionisti, poiché le imprese maturano nei confronti dello Stato crediti Iva non agevolmente recuperabili, facendo nascere problemi finanziari e di liquidità. Per quanto riguarda lo spesometro – conclude –, è positiva l’unificazione a una sola scadenza annuale di quello relativo al 2018: era una nostra richiesta da due anni. Almeno su questo è prevalso il buon senso».