Damiano Carrara, a tu per tu con il re di Bake off Italia

A Verona è venuto ieri, domenica 7 aprile, per la rassegna della Fondazione Aida, Sorsi d’Autore. Ha presentato, all’interno di Vinitaly and The City, in piazza dei Signori, “Nella vita tutto è possibile”, il suo ultimo libro. Damiano Carrara, classe 1985 originario di Lucca, è un volto ormai noto della televisione italiana e la sua storia più che “vita reale” sembra una bella favola. Lui non nasconde di aver realizzato il sogno americano ma ricorda: «Le cose non ti cadono addosso, le opportunità vanno cercate e conquistate. Ho lavorato tanto per tutto questo».

I suoi primi passi li muove nel mondo della ristorazione, prima come barista in Irlanda e poi nel 2012 in California dove, alternando il lavoro come bartender riesce a mettere da parte qualche risparmio che investe aprendo, con l’aiuto del fratello Massimiliano una piccola pasticceria italiana: Carrara Pastries a Moorpark. Il successo è pressoché immediato e nel 2013 i due fratelli inaugurano una nuova filiale ad Agoura Hills, sempre in California. Da quel momento la carriera di Damiano prende il volo collezionando un successo dopo l’altro. Il giovane pasticciere in breve tempo diventa una stella di Food Network partecipando e vincendo diversi programmi che gli permetteranno di diventare, a partire dal 2017 giudice di Halloween Baking Championship e Spring Baking Championship per arrivare poi sulla scena italiana sempre nel 2017 come giudice della quinta stagione di Bake Off Italia al fianco di Ernst Knam, Clelia d’Onofrio e Benedetta Parodi. Damiano è un fiume in piena e nel 2016 si cimenta autore scrivendo con il fratello il suo primo libro, “Dolce Italia” e nel 2017 “A Taste of Italy”che racchiude ricette della tradizione italiana dolci e salate.

Come è iniziata la sua avvenuta da pasticciere?
Ho sempre cucinato da quando sono piccino, questo grazie alla mia famiglia che mi ha trasmesso questa passione. È vivo in me il ricordo della gioia che provavo tutte le volte che mi trovavo ai fornelli, qualsiasi cosa cucinassi mi divertivo, stavo bene. Forse è stata propria questa lenta e costante sensazione di benessere che mi ha portato alla consapevolezza: questa era la strada da percorrere. A volte le passioni nascono così senza che te ne accorgi. Ognuno di noi la sua strada se la sceglie proprio rimanendo incastrato nei suoi amori.

Spesso si sente parlare di cervelli in fuga facendo riferimento a giovani talentuosi che non trovando spazio nel loro Paese scappano all’estero in cerca di fortuna. Lei di sicuro è un giovane talentuoso, ritiene di fare parte di questa categoria?
No, non credo, la mia è stata una semplice scelta di vita. Ero giovane e avevo voglia di fare nuove esperienze da lì è partito il mio desiderio di vedere il mondo e sono partito. Le occasioni si sono poi venute a creare per un magico susseguirsi di fatti e desideri nascosti. Se fossi stato in Italia in quegli anni probabilmente mi sarei battuto allo stesso modo per far sì che il mio sogno si realizzasse.

Quanto è stata importante la figura di suo fratello, che sappiamo essere socio e compagno di avventura?
Senza di lui non sarai qui oggi a parlare di quanto fatto. Massimiliano è il pasticciere di casa ed è proprio grazie a lui che ho scelto questa strada. Il suo aiuto è stato fondamentale quando nel 2011 mi ha raggiunto negli Stati Uniti e da lì abbiamo deciso di aprire, con tanti sacrifici, il nostro primo negozio.

Avete dovuto adattare o modificare le ricette dei dolci italiani per venire incontro ai gusti degli americani?
Assolutamente no. Siamo arrivati in America con l’idea di portare la cucina e i gusti della nostra tradizione ed è proprio stata questa la scelta vincente. Tra l’altro da poco abbiamo una ditta di importazione tramite la quale riusciamo ad utilizzare tutti prodotti made in Italy: dalle farine, agli olii, ai pomodori pelati, al cioccolato, alle nocciole del Piemonte.

Pasticciere, giudice, presentatore e scrittore. Cosa c’è ancora nel suo prossimo futuro?
Bella domanda, per ora penso di concentrarmi sui negozi. Abbiamo avviato da poco il progetto del nostro terzo locale a Los Angeles. Voglio quindi investire il mio tempo e le mie energie in questo che è realmente ciò che mi piace fare. Poi chi lo sa? Vivo giorno per giorno, accetto ogni sfida che mi si presenta e se vedo passare qualche nuova opportunità cerco di sfruttarla al meglio.

Chiudiamo con qualche curiosità per i nostri lettori? Se non fosse diventato chef pasticciere ora sarebbe…

Sicuramente sarei rimasto nel mondo della ristorazione, probabilmente bartender la mia prima passione.

La persona che più stima?
Il mio babbo e la mia mamma, i miei genitori sempre. Due persone che è difficile incontrare nella vita.

Mare o montagna?
Mare al 100% pensate che i miei amici mi chiamano “lupo di mare”

Gesti scaramantici prima di mettersi all’opera?
Non ne ho.

Italia, Stati Uniti…?
Messico, mi affascina e penso spesso ad una nuova avventura là.

Un aspetto positivo del suo carattere?
La determinazione, la voglia di fare e non mollare.

…e quello negativo?
Sono piuttosto pretenzioso. Esigo sempre parecchio da me stesso e di conseguenza dagli altri.

Dolce preferito?
Il tiramisù, un dolce classico che mi rappresenta in tutto e per tutto.