Biotecnologie: 21 milioni stanziati per la ricerca

La Legge di stabilità prevede un fondo di 21 milioni di euro che saranno destinati ad un progetto di ricerca nelle biotecnologie: a gestirlo sarà il Crea, Centro di ricerca specializzato del ministero delle politiche agricole.

«L’apertura del ministro Maurizio Martina alle biotecnologie è in linea con quello che abbiamo sempre sostenuto: la ricerca e l’innovazione genetica in agricoltura devono essere viste come una soluzione alle sfide globali, non come un problema».

Così si esprime Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, in merito al contributo di 21 milioni di euro destinati a un progetto pubblico triennale che sarà gestito dal Crea, il Centro di ricerca specializzato del ministero delle politiche agricole, mirato al miglioramento genetico attraverso biotecnologie sostenibili.

«La posizione del ministro sul tema è in linea con quello che Confagricoltura Veneto ha sostenuto con forza in occasione del suo convegno che si è svolto in novembre a Padova – sottolinea Ferrarese – in cui intervennero scienziati e ricercatori, dove si puntò il dito contro il grave deficit competitivo dell’agricoltura italiana, auspicando una via italiana del miglioramento genetico. Il ministro Martina dichiara ora che è necessario investire sulle migliori biotecnologie per tutelare le nostre produzioni principali. Siamo pienamente d’accordo. Innovativi strumenti, come ilgenome editing e la cisgenesi, possono consentire un miglioramento genetico senza alterare le caratterizzazioni produttive del sistema italiano. Perciò non devono essere considerati ogm».

Gli agricoltori italiani acquistano l’87 per cento dei loro mangimi, spendendo ogni anno 800 milioni di euro per importare dall’estero ogm. Nel nostro Paese è vietata, infatti, la coltivazione di piante geneticamente modificate, così come la loro sperimentazione in campo. In aumento le importazioni da Sudamerica, Ucraina, ma anche da Francia e Spagna. «Abbiamo rese produttive del 20 per cento più basse rispetto ai produttori che possono utilizzate sementi Ogm – ricorda Ferrarese – Come se ciò non bastasse, i nostri prodotti realizzano nel mercato uno o due euro in meno per quintale rispetto alle importazioni. E’ facile comprendere che in questo mercato libero e globale, in cui si compete con mezzi diversi, le nostre produzioni non possono difendersi. È d’obbligo un cambio di marcia o soccomberemo».