Attacchi di lupi nelle colline delle Valpantena. Le testimonianze

Oggi la segnalazione di un attacco di presunti lupi nella notte tra mercoledì e giovedì in un allevamento a Lugo, ma anche di un incontro ravvicinato di un ragazzo con gli animali proprio ieri, presso Orsara. La rete di testimonianze si amplia: la settimana scorsa una predazione a opera di lupi è stata confermata in località Valbusa.

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Nella notte tra mercoledì e giovedì si è verificata una predazione da parte di animali selvatici, molto probabilmente lupi, in un allevamento di pecore e capre di una famiglia residente in località Manti, a Lugo di Grezzana: a essere attaccate e mangiate quattro pecore e una capra. Poi, ieri, venerdì 19 marzo, anche la segnalazione da parte di un ragazzo che, mentre si allenava tra Orsara e Lughezzano attorno alle 17.30, ha avuto un incontro ravvicinato a circa 20 metri di distanza con due canidi, che a prima vista gli sono sembrati lupi; a quel punto il ragazzo si è allontano pian piano, tornando verso casa. A seguito del primo episodio è stato subito contatto il servizio veterinario e l’Usl di riferimento: secondo i morsi sulle carcasse sicuramente i predatori sono canidi, quindi potrebbe trattarsi proprio di lupi, di volpi o cani selvatici. Ancora in fase di accertamento le cause che avrebbero portato gli animali a scendere a quote più basse nelle colline della Valpantena.

A testimoniarci l’episodio è stato Ivano Ferrari, imprenditore di Lugo che con il fratello ha subito l’attacco nell’allevamento di famiglia. «Sono molto preoccupato – ha dichiarato Ivanocredo siano stati proprio dei lupi, perché mio figlio, che ieri è andato a correre verso Orsara, mi ha raccontato di aver visto i due animali a circa 20 metri di distanza. Si è spaventato e si è allontanato subito».

Abbiamo chiesto maggiori informazioni al sindaco di Grezzana, Arturo Alberti: «Quando ho saputo di questi attacchi da parti di presunti lupi ho subito contattato il servizio veterinario, ma al momento non ho informazioni sul fatto che si sia trattato davvero di lupi. Spesso vengono confusi con i cani selvatici, in particolare con i cani lupi cecoslovacchi. L’episodio di Lugo è il primo che mi è stato segnalato da parte degli allevatori, quindi mi sembra strano che questi animali siano scesi a così bassa quota. Se si trattasse effettivamente di lupi, probabilmente la neve caduta negli scorsi giorni e il freddo sono state le cause che li hanno portati a rifocillarsi in collina. Sono preoccupato anche se dovesse trattarsi semplicemente di cani, perché significa che ci sono cittadini che stanno abbandonando i loro animali e il randagismo costringe questi ultimi a sfamarsi nei primi allevamenti che trovano lungo la strada».

«Si deve approfondire il caso, perché non voglio far preoccupare senza motivo i cittadini, che soprattutto in questo periodo difficile sono soliti passeggiare lungo i nostri sentieri e i boschi per scaricare un po’ la tensione causata da questa emergenza sanitaria».

A seguito di queste testimonianze, è stato segnalato alla redazione anche un altro caso, verificatosi la settimana scorsa in località Valbusa a Grezzana, presso un’azienda agricola. Così abbiamo approfondito, contattando al telefono direttamente l’imprenditrice Antonella Martini, de La Brasa Cuerta, che ci ha spiegato nel dettaglio la sua vicenda.

«Purtroppo ho avuto la conferma che si tratta proprio di lupi, perché il mio caso è stato accertato dalle autorità, veterinario e Guardia forestale. Già da qualche mese giravano voci che i lupi stessero girovagando nel territorio tra Lugo, Romagnano, Rosaro, a quote più basse, e giovedì 11 marzo i miei animali hanno subito un attacco predatorio. Io ho una piccola azienda agricola in località Valbusa, La Brasa Cuerta, e allevo bovini, suini, equini, ovini, caprini, equidi, conigli e galline, tutti per lo più allo stato brado. Qualche tempo fa mi sono stati segnalati diversi casi di predazioni vicine a Rosaro, così mi sono attrezzata per chiudere gli animali nelle stalle e nei recinti protettivi. Nella serata dell’11 marzo i miei due cani da guardia hanno cominciato ad abbaiare molto forte, in un modo diverso dal solito, proprio come se ci fosse qualche presenza estranea. Tuttavia, non ci ho dato molto peso inizialmente, perché accade spesso che inizino ad abbaiare per cose di poco conto; solo la mattina seguente ho realizzato il vero motivo del loro comportamento».

«La recinzione delle pecore è proprio davanti casa mia e quella mattina ho notato subito un agnellino a terra. Siamo andati a vedere e abbiamo notato subito che mancavano delle pecore, una di loro era ferita alla gola, agonizzante ma ancora viva; così siamo partiti immediatamente alla ricerca dei capi assenti, riuscendo a trovare in un paio di giorni sei carcasse. Due pecore invece sono disperse; forse sono cadute nel Vajo del Paradiso».

«Mentre eravamo impegnati nella ricerca, ho telefonato il Distretto sanitario di Grezzana, che ha mandato da noi in sopralluogo il veterinario: analizzate le carcasse, anche quelle che non presentavano segni molto evidenti, ha appurato che si trattasse di un attacco di lupo poiché le pecore avevano la trachea spezzata, una modalità d’uccisione tipica di questo predatore. Sul posto è giunta velocemente anche la Guardia forestale, che ha compilato tutti i documenti del caso e le schede per il monitoraggio del lupo sul territorio, secondo quanto previsto dal piano europeo Wolfalps».

«Sempre quel giovedì, dei camion erano impegnati a trasportare i polli di un allevamento vicino e proprio un camionista ha segnalato al mio vicino di essersi imbattuto, mentre scendeva con il camion dalla collina, in un gruppo di tre lupi. I miei cani hanno cominciato ad abbaiare poco dopo, verso le 5 della mattina: probabilmente è stato lo stesso branco ad attaccare il mio allevamento».

Antonella è preoccupata, in particolare, perché la convivenza con il lupo sul territorio, oltre a comportare spese per gli allevatori, che devono dotarsi di recinzioni e cambiare le loro abitudini per proteggere i propri animali, potrebbe in un futuro prossimo determinare delle profonde trasformazioni sia sul piano ambientale sia economico. «Mi sono informata a fondo sul progetto Wolfalps: si tratta di un piano di monitoraggio del lupo, in quanto specie protetta, che non prevede l’introduzione di esemplari nel territorio, ma che si pone l’obiettivo di studiare metodi e approcci adeguati per favorire la convivenza tra il lupo e le attività umane. Quello che temo, però, è che con l’andare del tempo le nuove generazioni di allevatori si stanchino delle nostre colline e montagne, sapendo di doversi dotare di misure adeguate per evitare gli attacchi dei predatori e finendo quindi per decidere di non investire più in queste zone. Questo comporterebbe, da un lato, perdite economiche per gli imprenditori e anche per il turismo: i cittadini forse si farebbero frenare dalla consapevolezza di potersi imbattere, potenzialmente, in un lupo durante una gita fuori porta. Questi meccanismi rischiano di innescare un circolo che provocherebbe, via via nel tempo, l’abbandono dei nostri territori e l’avanzare di uno stato di degrado e incuria».