Con il lockdown e il conseguente calo del turismo nelle città d’arte, il 2020 è stato un anno duro anche per gli albergatori veronesi, in particolare per quelli del centro storico. Oltre alla pandemia, infatti, da tempo si discute delle cosiddette locazioni turistiche che stanno portando a uno spopolamento delle città a discapito anche degli albergatori. Ne abbiamo parlato insieme a Giulio Cavara, presidente dell’Associazione Albergatori di Verona e Provincia. 

«Purtroppo su base annua, il calo si attesta da un 70% all’80%. Veniamo reduci da chiusure di parecchi mesi e abbiamo riaperto in condizioni già fortemente compromesse con un traffico interdetto. – ha detto Cavara – Ci siamo posizionati con qualche cliente che dall’estero è venuto a trovarci a Verona, ma parliamo di numeri contenuti. Oltre a questo ci sono stati anche degli abbassamenti sensibili per il costo delle stanze: quindi meno persone che hanno pagato pochissimo, che ha portato a un rallentamento dei fatturati. La situazione è estremamente delicata».

Sul tema delle locazioni turistiche: «Fa male soprattutto alla città, perchè una coppia che sceglie il centro storico come propria residenza e trova delle situazioni impraticabili, danneggia il tessuto urbanistica delle città, come anche a Venezia, Firenze e Roma. Per certi versi è assurdo che ci sia un contingentamento nelle strutture ricettive nei centri storici e, invece, questo settore che prevale sul settore alberghiero sia lasciato libero di vagare nel libero mercato. Ricordo che la Corte di Giustizia Europea a settembre ha dato la possibilità a tutti i comuni turistici di contingentare questo fenomeno».

Con la riacutizzazione del virus, ora, lo spettro di un nuovo lockdown è sempre più vicino, ma potrebbe dare il colpo di grazia all’economia già in crisi da diversi mesi: «Io personalmente sto seriamente pensando di richiudere l’albergo. – ha spiegato Cavara – Arriviamo da un momento difficile e con le nuove restrizioni imposte dai Paesi europei, anche se il lockdown non venisse istituito ci sono oggi le condizioni di mercato per cui non c’è la sostenibilità dei costi e mi chiedo cosa accadrà quando verrà data facoltà alle aziende di licenziare. Penso che l’emergenza economica sia ampiamente sottovalutata rispetto a quella sanitaria. La soluzione vera che non è stata adottata sono i fondi perduti, che vanno dati sulla base di criteri oggettivi: si vanno a vedere i fatturati del 2019 e del 2020 e sulla base del differenziale vanno dati dei fondi perduti. Solo così si tengono in piedi le aziende».