Afghanistan, generale Leso: «Una disfatta che provoca grande instabilità»

A Kabul regna il caos. Sono ore di terrore per civili ed ex cooperanti Nato. A dirigere le operazioni di rimpatrio per gli italiani sono rimasti trenta carabinieri del 1° Reggimento Tuscania, già guidato dall'ex generale veronese Leonardo Leso che abbiamo raggiunto telefonicamente.

Il generale Leonardo Leso ai tempi del suo servizio nell'Arma terminato nel 2012.
Il generale Leonardo Leso ai tempi del suo servizio nell'Arma terminato nel 2012.

In queste ore drammatiche per Kabul e per i cittadini afghani, a gestire le operazioni di pianificazione ed evacuazione del personale italiano ci sono circa trenta carabinieri paracadutisti del 1° Reggimento Tuscania, l’unità dell’Arma specializzata nelle missioni militari e speciali fuori area. Un Reggimento che ha avuto tra i suoi comandanti anche il veronese Leonardo Leso, classe 1947, generale di corpo d’armata, pluridecorato, oggi nella riserva, che ebbe ruoli di comando anche in delicate operazioni proprio in Afghanistan.

«L’impegno di questi 30 carabinieri in questo momento drammatico a Kabul è assolutamente encomiabile, ma rientra nei compiti e nelle missioni del Reparto – commenta ai nostri microfoni il generale – Quello che, a mio avviso, colpisce di più in questa vicenda, al di là del dramma umano che stanno vivendo migliaia di persone, è l’ennesima amara constatazione dell’incapacità politica e militare dell’Europa che si rispecchia ora anche nell’inaffidabilità dimostrata dagli Stati Uniti. Un’incapacità che ci lascia in balia della Cina e della Russia, ma anche del Pakistan e di tutte le altre medie e piccole potenze rette da regimi totalitari e confessionali».

Ad annunciare il ritiro delle forze armate dall’Afghanistan era stato per primo il presidente Barak Obama nel 2011, deciso poi dal suo successore, Donald Trump. «Ma il maldestro e disastroso rientro di questi giorni sta avvenendo ora con Joe Biden, – incalza Leso – il cui indice di gradimento è precipitato sotto il 50%. Questo delicato passaggio, infatti, avrebbe dovuto essere quantomeno previsto, pianificato, ordinato e coordinato, per non trasformarsi, come è avvenuto, in una fuga caotica, disordinata e senza onore. Una fuga che ha visto l’imbarazzante abbandono di ingenti quantità di armi e mezzi all’antico nemico. Ma ancora più grave è stato lasciare nelle mani degli assassini talebani i collaboratori più fedeli, quelli che hanno combattuto e collaborato con noi per 20 anni per tentare di costruire un Afghanistan migliore».

«I talebani, già sostenuti dal Pakistan e dall’Arabia Saudita hanno quindi vinto la loro guerra di logoramento, come peraltro avevano previsto già molti anni fa, sapendo bene che gli occidentali prima o poi se ne sarebbero andati. – prosegue ancora Leso – Oggi hanno trovato un potente alleato nella Cina, secondo la regola aurea che in politica non rimangono spazi vuoti di potere».

Il generale Leonardo Leso qui in Afghanistan, in un centro addestramento di Adraskan, nel 2009

La domanda che l’opinione pubblica occidentale si pone è come mai l’esercito afghano si sia dissolto senza opporre resistenza: «Ci sono stati episodi negli ultimi anni e mesi che non sono stati ripresi dalle cronache occidentali. – aggiunge ancora il generale – I talebani hanno eliminato preventivamente e singolarmente con attentati ed esecuzioni coloro che avrebbero potuto opporsi al loro ritorno. In particolare i quadri dei reparti più specializzati che avrebbero dovuto guidare e trascinare l’intero esercito afghano, comunque composto da elementi di diverse etnie e tribù da sempre in lotta tra loro. Un’operazione di eliminazione chirurgica, ispirata da servizi segreti stranieri che ha fatto crollare tutto all’istante come un castello di carte».

«Da questa crisi emerge l’impellente esigenza di un’autonoma capacità militare dell’Europa, ovviamente impossibile senza quella politica. Germania, Francia, Spagna, Italia e gli altri paesi europei, se riuscissero a riunire le forze, potrebbero certamente costituire un discreto deterrente e magari tentare una propria linea politica. Ma al momento l’ipotesi pare assurda. Ciascuno è impegnato a curare i propri interessi economici e commerciali in feroce concorrenza con gli altri».

Cosa succederà ora? «Gli USA sperano in un coinvolgimento e in un conseguente fallimento cinese in Afghanistan, senza aver capito che sono loro ad aver fallito definitivamente con la loro politica di esportazione della democrazia. Un fallimento sistemico che riguarda tutte le democrazie occidentali. Una disfatta che sta producendo una grande instabilità e che vede oggi tutte le opzioni in mano a governi totalitari senza scrupoli. Da questa situazione anche la NATO ne esce sconfitta e demotivata. Credo quindi che il rischio di un conflitto allargato sia aumentato. Per noi, ma di più per le generazioni future, figli e nipoti, non ci resta che sperare in una rapida e totale inversione di tendenza» conclude Leso.

Chi è Leonardo Leso

Generale dei Carabinieri, ha lasciato il servizio attivo alla fine del 2012 dopo aver ricoperto numerosi incarichi di rilievo nell’Arma. E’ stato comandante del GIS e del Tuscania, delle MSU (Multinational Specialized Unit) dell’Arma in Bosnia e Kosovo, e della Seconda Brigata Mobile che comprende i reparti dell’Arma per le operazioni speciali e oltremare. Ha partecipato a delicate operazioni in Iraq e Afghanistan, diretto il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units a Vicenza, comandato la Divisione Unità Mobili a Treviso e il Comando Interregionale della Sicilia e della Calabria. E’ stato Consigliere Militare e Addetto alla Difesa della Rappresentanza d’Italia presso le Nazioni Unite a New York. Decorato con Legione al Merito del Congresso degli Stati Uniti, Medaglia di Bronzo al Valore dell’Esercito, due Croci d’Oro al Merito dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri e la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, la più alta decorazione militare nazionale.

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