Affidi, Valdegamberi: «A una famiglia in difficoltà non vanno sottratti i figli»

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi ha chiesto l'attivazione del Servizio di Vigilanza del Consiglio regionale sul Sistema Socio Sanitario perché verifichi alcuni casi nel veronese.

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale
Stefano Valdegamberi, consigliere regionale

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi vuole vederci chiaro su alcuni casi apparsi sui media locali a riguardanti il tema degli affidi e in particolare delle comunità familiari ospitanti, accreditate dalla Regione Veneto. Proprio per questo ha chiesto l’attivazione del Servizio di Vigilanza del Consiglio regionale sul Sistema Socio Sanitario perché verifichi i suddetti casi.

«Lo scopo è di sapere come sono andate veramente le cose. – dichiara il consigliere veronese – Sono ancora molte, troppe, le denunce che finiscono sulle pagine dei giornali di minori sottratti per motivi di indigenza economica della famiglia, la mancanza di un lavoro, problemi di salute, finiti in comunità familiari dove è precluso l’accesso agli operatori socio-sanitari, oltre che ai familiari stessi, se non in visita protetta e controllata. Sono un paio i casi emersi sulla stampa veronese per cui ho voluto vederci chiaro».

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«A una famiglia in difficoltà, con problemi di lavoro o di salute va aiutata, non vanno sottratti i figli. Questa è una delle direttive base che, ancora quando ero assessore al sociale, tanti anni fa, furono date al sistema dei servizi sociali per l’infanzia e i minori. Leggere le dichiarazioni da parte dei legali delle famiglie, a cui è stato sottratto un figlio, che evidenziano, invece, pure motivazioni di carattere economico, mi lascia del tutto senza parole. E’ questo il motivo per cui voglio andarci in fondo. Ancor più mi lasciano basito le dichiarazioni che evidenziano forme di violenza all’interno di comunità, forse inadeguate che per le differenti età dei bambini accolti insieme».

«Ritengo che vada comunque rivista tutta la normativa su questo tema. Non è possibile che per inserire in un istituto residenziale un anziano c’è bisogno di una valutazione multidisciplinare di una commissione, mentre per un bambini basti la relazione di un solo professionista o poco più. Queste sono forme di violenza, peggiori perfino alla carcerazione. Un carcerato gli puoi fare visita più facilmente di un figlio sottratto. Mi auguro quindi che l’allontanamento sia giustificato da gravi motivi. L’allontanamento dev’essere una situazione estrema, limite, da applicare quando nella famiglia vi sono forme di violenza nei confronti del figlio. In tutti gli altri casi, a partire da quelli economici, va presa in carico la famiglia e supportata adeguatamente. Al di là degli aspetti affettivi e psicologici, anche dal punto di vista finanziario costerebbe molto meno aiutare la famiglia di pagare costose rette agli istituti». conclude Stefano Valdegamberi.

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